Bonus famiglia, la Camera dice no allo spostamento del tetto verso i 35 mila euro
9 Gennaio 2009
Nessuna novità, almeno al momento, sul cosiddetto bonus famiglia, per il quale era stata data per certa dall’onorevole Alessandro Pagano del Pdl una rimodulazione. Nessuno
spostamento più comprensivo delle esigenze reali delle famiglie, no al “tetto” spostato verso i 35.000 euro.
Tra gli emendamenti dei relatori di maggioranza presentati alla Camera non c’è nulla in questo senso. Eppure, pochi giorni fa, intervistato per salvagente.it da Michela Rossetti,
l’onorevole Pagano, sulla rimodulazione delle fasce di reddito, si era detto “ampiamente ottimista. In Commissione, durante la presentazione dettagliata della proposta aveva aggiunto –
non abbiamo trovato alcun tipo di ostacolo, anche perché le nostre correzioni non prevedono alcuna modifica alla copertura del finanziamento. È un’idea del Pdl, ma
è stata largamente condivisa tanto dagli altri partiti di maggioranza quanto dall’opposizione. Segno che quando si procede su una strada giusta, con norme di buon senso, il
consenso si trova”. Invece il consenso non c’è stato, neppure da parte deli relatori di maggioranza Massimo Corsaro e Maurizio Bernardo, che non hanno inserito tra i 31
emendamenti del governo, quello sul bonus.
Tutto sarebbe rinviato (il condizionale, ormai, in questa vicenda è d’obbligo) a un decreto futuro previsto da una norma per la quale non c’è alcuna destinazione di
risorse. Campo cavallo, insomma.
Invece è possibile un irrobustimento della dotazione per gli assegni familiari, anche per gli autonomi, grazie alle risorse in più che dovrebbero arrivare grazie alle
minori spese dello Stato in favore dei mutui a tasso variabile (dato l’andamento al ribasso dell’Euribor delle ultime settimane). Ma anche questa ipotetica somma viene
“tirata” da tutte le parti. Nei giorni scorsi, infatti, si parlava di un contributo per gli affitti dei più bisognosi. Bisogna attendere che le bocce siano tutte ferme per
valutare la situazione.
E’ scomparsa anche un’altra modifica ipotizzata nei giorni scorsi, quella della revisione degli studi di settlore per i lavoratori autonomi.
Evidentemente è scattato sul decreto anti-crisi il veto di Tremonti a qualunque modifica.
Tutto come prima: allora funziona così
Visto che nonè cambiato nulla, il Bonus famiglia resta quella ipotizzato dal decreto anticrisi, con tutti i difetti già denunciati un mese fa. Infatti, se immaginiamo la
classica coppia con uno o due figli, sarà proprio quella che meno potrà accedere allo sconto fiscale previsto dal governo per aiutarli a sopportare la crisi in corso. Lo
dice la proiezione del Caf Acli, realizzata su un campione di circa 169 mila famiglie. I favoriti saranno, invece, i pensionati soli, e in seconda battuta le coppie senza prole. Una
vera contraddizione, insomma.
Penalizzate le famiglie con uno o due figli
– Famiglia con 2 persone: limite reddito 17.000 euro. Bonus erogato 300 euro
– Famiglia con 3 persone: limite reddito 17.000 euro. Bonus erogato 450 euro
– Famiglia con 4 persone: limite reddito 20.000 euro. Bonus erogato 500 euro
– Famiglia con 5 persone: limite reddito 20.000 euro. Bonus erogato 600 euro
– Famiglia con più di 5 persone: limite reddito 22.000 euro. Bonus erogato 1.000 euro
– Famiglia con a carico un disabile: limite 35.000 euro. Bonus: 1.000 euro
A spiegarci il perché della penalizzazione è Paolo Conti, direttore nazionale dei Caf delle Acli, i centri di assistenza fiscale per lavoratori dipendenti e
pensionati.
“Se si pensa che il limite di reddito di 17.000 euro, con cui appena si sopravvive, vale tanto per le coppie sole quanto quelle con un figlio, si ha già il sentore che
qualcosa non vada. E ancora, se consideriamo che con 3.000 euro in più si dovrebbe mantenere un secondo bambino, evidentemente lo sbarramento di reddito che ci troviamo di fronte
è un parametro troppo limitativo”.
Secondo l’indagine dell’Acli, infatti, se nei nuclei familiari di due persone ha diritto al bonus il 55,36% del campione, nelle famiglie a 3 o a 4 la percentuale scende a circa il 31%.
In altre parole, solo 3 famiglie su 10 avranno accesso ai 450 o ai 500 euro previsti.
17.000 euro in due? Rientra a malapena un bidello
Ma vediamo qualche esempioconcreto. Il direttore Caf Acli ci spiega che sui 15.000 euro annui si aggira il reddito di un bidello neo-assunto, o lo stipendio di un metalmettanico, sempre
alle prime armi. “Basterebbe che la moglie avesse un reddito minimo, magari i 7.000 euro di un’infermiera part-time, per non rientrare più nella fascia prevista dal
bonus”.
Meglio oltre le 5 persone
Famiglie praticamente fuori dai giochi? “Va meglio per i nuclei molto numerosi”, dice Paolo Conti, “con 5 o più componenti, ma si deve tenere conto che sono
poche le famiglie di questo tipo in Italia”.
I pensionati soli sono i più avvantaggiati
Diverso il discorso per i pensionati soli, che – secondo le Acli – saranno la categoria più favorita, con il 74% del campione che rientra nei parametri del bonus. “Se si
pensa che in Italia la pensione media dei lavoratori dipendenti è di 9.000 euro, è chiaro come questa categoria sarà la più soddisfatta; mentre se i
pensionati si considerano in coppia, la percentuale scende”.
Chi ha diritto: come calcolare il reddito familiare complessivo
Se pensate, nonostante il quadro non proprio ottimista, di poter rientrare tra gli 8 milioni di italiani a cui il governo ha calcolato verrà erogato il bonus, vi ricordiamo che
potranno averne diritto i lavoratori dipendenti con famiglia (minimo due persone), i pensionati (anche soli) e i non autosufficienti; e anche una quarta categoria di colf, badanti e
disoccupati. Mentre ne rimarranno esclusi i lavoratori autonomi, piccoli imprenditori e professionisti, in pratica tutti coloro che sono in possesso di partita Iva.
Se poi vi state chiedendo come fare a capire se il vostro reddito rientra nel limite per poter fare domanda, sappiate che il reddito familiare complessivo si calcola con la somma dei
redditi complessivi di tutto il nucleo, sensibilmente superiore all’imponibile Irpef a cui si sottraggono gli oneri deducibili.
“Prendendo come esempio una coppia di lavoratori dipendenti, il loro reddito complessivo sarà la somma dei due moduli Cud (i redditi da lavoro lordo), a cui vanno aggiunte
eventuali rendite catastali e immobiliari. Mentre se prendiamo in esame una famiglia composta da una madre divorziata, al reddito da lavoro va aggiunto l’eventuale assegno di
mantenimento (escluso quello per il figlio), che invece si sottrae nell’imponibile irpef dal reddito complessivo”, ci dice Paolo Conti.
A chi presentare la domanda
Una volta accertato che si rientra nelle fasce per il bonus famiglia, il passo successivo è presentare la domanda. Che per tutti i lavoratori dipendenti va consegnata al proprio
datore di lavoro, per i pensionati all’Inps o all’Ente erogatore della pensione, mentre colf, badanti e disoccupati dovranno farne richiesta all’Agenzia delle Entrate.
Per i disoccupati più di una possibilità
Per i disoccupati, specifichiamo che nel caso si percepisca un assegno dalla cassa integrazione (Inps per i dipendenti), è all’istituto di previdenza che andrà presentata
la domanda; mentre se il reddito non supera i 2.840 euro lordi, si può rientrare ancora nella famiglia d’origine, e se il reddito complessivo della famiglia rientra nei limiti,
avere diritto al bonus.
I tempi della richiesta e la ricezione del bonus
Per la domanda si può fare riferimento tanto al reddito del 2007 quanto quello del 2008, eventualmente peggiorato con l’avanzare della crisi, ma – a seconda della scelta e della
categoria in cui si rientra – cambieranno i tempi di presentazione della richiesta.
Nel primo caso (reddito 2007), se si è pensionati o dipendenti, la domanda va fatta entro il 31 gennaio 2008; mentre se il soggetto di riferimento è l’Agenzia delle
Entrate, si avrà la possibilità di procedere per via telematica entro il 31 marzo 2009.
Reddito 2008? Altri tempi. E ancora, se ad erogare il bonus sarà l’Agenzia delle Entrate, si avrà tempo fino al 30 giugno 2009, mentre negli altri casi lo scadenza
è fissata per il 31 marzo 2009.
A quando i soldi? I rischi di aspettare 3 mesi o prendere solo una parte dei soldi
Ci siamo. Siamo arrivati all’ultimo passaggio. Ora non ci resta che aspettare il bonus,
che arriverà a distanza di un mese dalla presentazione della richiesta, se si tratta di dipendenti; due nel caso di pensionati.
Ma una domanda a questo punto ce la siamo posti. Per i lavoratori – come si sa – i soldi saranno erogati dal datore di lavoro (e poi rimborsati dallo Stato), in base ai contributi
e il monte delle ritenute disponibili. In altre parole, c’è il rischio che l’azienda non abbia la liquidità necessaria per il bonus.
Che succede in questi casi? Paolo Conti, direttore nazionale Caf Acli, ci risponde che il rischio è da escludere per l’Inps, ma possono esserci casi, anche se non frequenti, per
chi lavora in piccole aziende, con due o tre dipendenti. “In questo caso il bonus verrà erogato in base alla presentazione della domanda nell’azienda, e se non ci fosse una
cifra sufficiente, il lavoratore potrà ricevere un bonus parziale, o aspettare fino al mese successivo. I soldi arriveranno comunque, bisognerà solo aspettare un po’ di
più”.
Martina Aureli





