BioFach e Vivaness 2012: 50 espositori indiani presenteranno la loro azienda e le loro delizie biologiche

BioFach e Vivaness 2012: 50 espositori indiani presenteranno la loro azienda e le loro delizie biologiche

BioFach e Vivaness 2012: i pionieri indiani dell’ecologico si presentano al mondo bio

  • L’India è nazione dell’anno del BioFach 2012
  • Governo ed economia privata incentivano l’agricoltura ecologica
  • Obiettivi ambiziosi per il mercato interno e le esportazioni

L’India: 1,2 miliardi di abitanti, maggiore democrazia del globo, paese delle contraddizioni, economicamente alla scalata vertici mondiali. Anche il settore biologico ha molto da offrire…
cosa ciò significhi in dettaglio sarà presentato dal subcontinente dal 15 al 18 febbraio 2012 al Salone Mondiale per Prodotti Biologici e
all’annesso Vivaness, il Salone Pilota della Cosmesi Naturale e del Wellness, nel corso dei quali i riflettori internazionali saranno puntati sull’India
quale nazione dell’anno. Nel 2011 hanno raggiunto Norimberga 2.544 produttori e 44.591 compratori professionali per l’highlight annuale del settore BioFach e Vivaness.

I preparativi per la grande presentazione del mercato biologico indiano in occasione della prossima edizione dell’accoppiata fieristica BioFach e Vivaness sono in corso già da febbraio,
quando è stato sottoscritto il contratto tra la NürnbergMesse e l’APEDA, la società statale indiana di promozione delle esportazioni.

A febbraio circa 50 espositori indiani presenteranno la loro azienda e le loro delizie biologiche al pubblico specializzato internazionale. Questo
affascinante paese è una presenza fissa al salone mondiale già da dieci anni. Asit Tripathy, amministratore delegato dell’APEDA: ‘Per noi è un grande onore e ci fa enorme
piacere che a febbraio del 2012 l’India sia al centro dell’attenzione della manifestazione’. Claus Rättich, membro della direzione della NürnbergMesse: ‘Stimiamo gli attori indiani
del settore da molti anni, li consideriamo importanti partner d’affari e siamo felici di aver potuto intensificare sempre più la cooperazione negli ultimi anni. Ciò vale sia per
l’APEDA sia per l’ICCOA (International Competence Centre for Organic Agriculture), i nostri partner del BioFach India. Il fatto di avere l’India quale nazione dell’anno del BioFach 2012 pone un
accento del tutto particolare ed è un grande arricchimento per il salone!’. Interesse comune di tutti gli attori: sviluppare ancora di più il commercio di prodotti bio e
organizzare il mercato biologico interno in India. Il rapido potenziamento di questo settore orientato al futuro gode di un forte sostegno da parte del governo indiano.

Sfruttare i grossi potenziali per l’agricoltura biologica

‘Tra cinque anni intendiamo raggiungere un fatturato di un miliardo di US$ con le esportazioni di generi alimentari biologici, cotone biologico e altri prodotti non food’, ha dichiarato il
ministro del commercio Rahul Kullar nel 2011 in occasione del decennale del lancio del National Programme for Organic Production (NPOP). Due milioni di ettari di superficie agricola biologica
certificata fino al 2012 e un energico salto di fatturato entro il 2015: questo l’obiettivo a medio termine. Lo stato ha creato dei buoni presupposti per il settore bio.

Questi i principali tasselli: il NPOP, standard biologici, un marchio bio statale e il Tracenet recentemente introdotto dall’APEDA per la rintracciabilità dei prodotti dalla
distribuzione al campo di coltivazione. Con l’aiuto di sovvenzioni e offerte formative per gli agricoltori disposti alla conversione, nel solo periodo dal 2007 al 2009 si è riusciti a
raddoppiare l’area coltivata secondo criteri biologici portandola a 1,2 mio di ettari.

L’interesse si mantiene alto soprattutto tra le piccole aziende a conduzione familiare. Infatti, coltivando i propri terreni in modo ecologico gli agricoltori non possono che guadagnarci: non
sono costretti a ricorrere a crediti per costosi mezzi operativi come, ad esempio, sementi hightech o fertilizzanti sintetici e pesticidi, bensì possono incrementare le proprie rendite
con metodi tradizionali perfezionati. Inoltre, dopo la conversione, essi ottengono prezzi migliori per i loro prodotti. A ciò si aggiungono gratuitamente la salvaguardia della propria
salute e dell’ambiente. Mukesh Gupta, amministratore delegato della fondazione Morarka: ‘L’agricoltura ecologica lavora in sintonia e non in contrasto con la natura’. Questo aspetto della
coltivazione ecologica si sposa bene con il tradizionale legame indiano con la natura, come evidenzia il forte interesse dimostrato dagli agricoltori. La fondazione Morarka si impegna da molti
anni intensamente a favore dell’agricoltura biologica e collabora ormai con circa 100.000 piccoli agricoltori.

Stati federati indiani si impegnano nel bio

I vantaggi della coltivazione biologica hanno convinto anche i governi di molti stati federati. Da oltre vent’anni, infatti, investono nel potenziamento dell’agricoltura ecologica. Il Sikkim,
ad esempio, che si estende sul versante meridionale dell’Himalaya, mira alla conversione totale dei suoi terreni agricoli al bio entro il 2015. Lo ha annunciato il ministro dell’agricoltura
Takarpa all’inizio del 2011. L’iniziativa sarà supportata da un ambizioso programma governativo comprendente l’aggiornamento professionale, una politica di agevolazione degli
investimenti e l’approntamento di strumenti di marketing. Anche l’ICCOA, con sede a Bangalore/Kerala, offre iniziative di specializzazione per rispondere al crescente fabbisogno di personale
qualificato sia per il comparto agricolo biologico, sia per le aziende di trasformazione. Nel luglio del 2011 la proposta di qualificazione Certificate Program in Organic Agriculture (CPOA)
partirà con un primo corso della durata di sei mesi. Il settore bio crea inoltre una cifra non irrilevante di posti di lavoro. Attualmente, ad esempio, nell’agricoltura biologica indiana
lavorano più di 700.000 coltivatori.

Commercializzazione: mercato interno ed esportazioni in crescita

Le visioni degli attori biologici indiani sono decisamente ambiziose. Fino al 2012 si aspira a un plus del 120% a livello nazionale, vale a dire un volume convertito in US$ pari a 330 mio, per
il fatturato delle esportazioni si mira a una crescita a oltre 550 mio di US$. Stando all’ICCOA, nel 2010 lo stesso ha reso circa 120 mio di US$. In detto periodo lavoravano nell’export
più o meno 230 imprese, nel 2009 sono state esportate poco meno di 54.000 tonnellate di prodotti bio. Tra questi si trova in testa alla classifica il cotone, seguito da frutta e verdura,
semi oleosi, tè e caffè. Al fine di raggiungere gli obiettivi a dicembre del 2010 è stata costituita un’associazione commerciale biologica. Il ministero indiano del
commercio e dell’industria, varie aziende bio e una delegazione dell’Organic Trade Association statunitense (OTA) hanno tenuto insieme a battesimo l’Organic Trade Association of India, che
avrà il compito di incentivare la commercializzazione del biologico con il sostegno della politica.

Commercio al dettaglio reagisce alla crescente domanda interna

Si chiamano Down to Earth, Dubden India, 24 LetterMantra, Green Channel e Navdanya… tutti negozi specializzati indiani che offrono prodotti biologici e articoli per la salute. La domanda
è in vertiginosa crescita. L’imprenditore commerciale Raj Seelam ritiene possibile un fatturato bio di 5-8 mld di US$ sul mercato indiano nei prossimi 15 anni. Attualmente gli esperti
annoverano tra i 150 e i 200 mio di persone alla classe media urbana. Questi cittadini colti e, spesso, attenti all’alimentazione sono potenziali clienti bio. Il consumo di biologico si
moltiplicherà, questo il pronostico di Seelam, fondatore della ditta produttrice bio Sresta e gestore del progetto di negozi al dettaglio 24 LetterMantra. Al momento l’ancora piccolo
mercato interno cresce a un ritmo annuo del 70% e oltre. Seelam stesso si ripropone di estendere a 800 il numero di punti vendita shop in shop entro la fine del 2011. I prodotti con questo
marchio si possono acquistare anche all’estero. Un altro attore impegnato sul mercato bio è la poliedrica azienda Morarka Organic. Collaborando con ‘agripreneur’ che operano
autonomamente, Morarka crea la base per un sistema di vendita di materie prime e prodotti che sta nascendo sottoforma di network di grossisti e negozi al dettaglio sparsi in tutta l’India. Il
marchio Down to Earth è distribuito in negozi a se stanti che portano lo stesso nome. Tuttavia Morarka è attiva anche nell’esportazione. Altri canali di vendita del bio in India
sono, ad esempio, i supermercati convenzionali, gli shop online e i mercati settimanali. Nel frattempo a Bombay esiste addirittura un mercato biologico contadino che si svolge settimanalmente.

India: campione del mondo nelle esportazioni di cotone biologico

Forte di una quota di mercato dell’80%, l’India è il maggiore fornitore di cotone biologico del globo, seguita dalla Siria e dalla Turchia. Questo è quanto risulta dall’attuale
Organic Cotton Farm and Fibre Report della Textile Exchange. L’India detiene questa posizione già per il terzo anno consecutivo. Va tenuto inoltre conto che, nel 2009, la quota bio
dell’intera produzione indiana ammontava a un solo 1,4%. Dhiren Sheth, presidente della Cotton Association of India (CAI) sottolinea tuttavia l’importanza di questo segmento di mercato e il suo
enorme potenziale. Nel giro di soli quattro anni la quantità di cotone bio prodotta è sestuplicata, 220.000 piccoli agricoltori coltivano e gestiscono circa 260.000 ettari. Altri
90.000 ettari circa sono in fase di conversione in quanto la domanda di questa materia prima ecocompatibile sta vivendo un boom. Oltre ai precursori del tessile ecologico, che sviluppano il
settore da più di 20 anni, sono oggi soprattutto le grandi catene di moda nonché innumerevoli piccoli label di designer e start up a puntare sulla materia prima naturale

Per i prossimi cinque anni gli esperti predicono al settore tessile biologico indiano una quota di mercato del 5%. Quanto più alta la percentuale tanto meglio… Infatti i vantaggi
per l’ambiente sono enormi: quella del cotone convenzionale è una delle colture più inquinata da pesticidi. Non sono inoltre da trascurare gli aspetti sociali e culturali,
così come gli effetti positivi sul mercato del lavoro. Un esempio: il marchio Bhu:sattva fa produrre le sue collezioni in gran parte a domicilio, coinvolgendo in questo processo circa
10.000 donne. Il tutto ha un piacevole effetto collaterale: si continua a curare l’arte della tessitura artigianale che si conserva così nel tempo come antichissima tradizione indiana. I
prodotti tessili ecologici, oltre agli alimenti bio, giocano un ruolo determinante anche alla BioFach India together with India Organic, la figlia indiana del BioFach Nürnberg a Bangalore.
Dal 10 al 12 novembre 2011 ci sarà qui per la prima volta un’area speciale dedicata a questo segmento in boom. La Textile Street promette di diventare un vero highlight.

Gli espositori e il pubblico professionale del BioFach Nürnberg potranno attendersi un evento brillante e ricco di ispirazioni sul palcoscenico dell’India dal 15 al 18 febbraio 2012.
Namaste!

Attuali trend di settore e news all’indirizzo: www.oneco.biofach.de
Tutti gli espositori e le loro ultime informazioni prodotto si possono reperire ai siti: www.ask-biofach.de e www.ask-vivaness.de

Redazione Newsfood.com+WebTv

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