Berlusconi: “Il Pdl è quello che An ed Udc hanno sempre voluto”

By Redazione

“Il Partito della Libertà è il progetto che volevano An e Udc, ricalca quello che hanno sempre detto”, ha spiegato Berlusconi ai cronisti che chiedono se la nascita del
“partito-rete” rappresenta un invito rivolto a Fini e a Casini: “Credo di sì – ha confermato l’ex premier – il Pdl è quello che hanno sempre voluto”.

In merito alla sopravvivenza di Forza Italia al nuovo partito, poi, il Cavaliere ha spiegato di non aver mai detto che si sarebbe sciolto, ma di aver solo ventilato questa possibilità:
“Io non avevo detto che avremmo sciolto Forza Italia – ha dichiarato – Me lo avevano chiesto e io avevo risposto: forse, potrebbe anche essere”.

Il Cavaliere, dunque, ha risposto negativamente a chi gli ha chiesto se questa decisione non rappresenti un passo indietro rispetto all’impulso iniziale del Pdl, precisando che “non è
detto che in futuro tutti quanti decidano di confluire nel nuovo partito, ma per il momento, dato anche che ci sono partiti che hanno un’urgenza perché hanno dei crediti e dei debiti e
sono in attesa di finanziamenti pubblici, non è assolutamente possibile scioglierli”.
L’incontro di questa mattina per la definizione della “road map” del Pdl, inoltre, ha portato la dirigenza di Fi e diversi parlamentari a trovare un accordo sulla direzione da seguire per il
confronto sulla riforma elettorale e sul “pacchetto Franceschini” relativo ai nuovi regolamenti parlamentari, in particolare sull’ipotesi di vietare la formazione di nuovi gruppi dotati di
simboli diversi rispetto alle ultime elezioni.

Secondo quando reso noto da alcuni partecipanti alla riunione a Palazzo Grazioli, inoltre, Berlusconi avrebbe detto di approvare il Vassalum veltroniano (che coniuga il sistema proporzionale
tedesco con alcuni aspetti di quello spagnolo), ma che si dovrebbe sostituire i collegi uninominali con “collegi più piccoli con liste bloccate”.
Il Cavaliere, dunque, mantiene la sua apertura al dialogo, ma, dalle pagine di Tempi, è tornato a porre delle condizioni. In primo luogo, considerando che “i tempi del dialogo con
Veltroni sono ristretti, molto ristretti”, l’ex premier ha dichiarato che è necessaria “la buona fede da parte di tutti”, perchè il negoziato non deve diventare un mezzo “per
guadagnare tempo o stringere accordi trasversali”.
In secondo luogo, bisogna “prendere atto della necessità di andare al voto”: non nel senso di fissare la data delle elezioni (che è “competenza esclusiva del Capo dello Stato”),
ha precisato il Cavaliere, ma nel senso che Veltroni deve prendere atto del fatto che ” una fase politica è finita”.
In merito al segretario del Pd, inoltre, Berlusconi ha sottolineato che non è nel suo interesse evitare la caduta di Prodi: “Non credo che abbia alcuna voglia e interesse a difendere
ancora un governo già morto – ha affermato – Non mi pare abbia la vocazione di certi soldati giapponesi che continuarono a combattere per l’Imperatore non rendendosi conto che la guerra
era finita”.

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