Banche, Antitrust: inevitabili e urgenti interventi di regolazione sulla governance

Banche, Antitrust: inevitabili e urgenti interventi di regolazione sulla governance

 

È mancata la reazione spontanea del sistema finanziario. In una segnalazione, inviata anche a Consob e Banca d’Italia, l’Autorità chiede che l’intervento
pubblico a sostegno delle banche sia inserito in un quadro di misure finalizzate a eliminare i conflitti di ruolo, a riformare assetti di governance ormai superati, a garantire la
nozione di indipendenza, e a introdurre maggiore trasparenza nel ruolo degli azionisti. Necessari anche chiarimenti sulla normativa sui mutui per incentivare la portabilità e
garantire la massima confrontabilità delle offerte. Introdurre un indice di costo sintetico per tassi e commissione di massimo scoperto

L’intervento pubblico a sostegno delle banche va accompagnato da misure regolatorie volte a realizzare radicali cambiamenti nella governance, a rendere più trasparente
l’operato delle fondazioni e a riformare le banche popolari quotate in borsa. Lo scrive l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, in una segnalazione
inviata al Governo, al Parlamento, alla Banca d’Italia e alla Consob nella quale si evidenzia anche la necessità di chiarimenti nella nuova normativa sui mutui e
l’introduzione di un indice sintetico di costo comprensivo di tassi passivi e commissione di massimo scoperto.

Misure sulla corporate governance

Nonostante le anomalie del sistema evidenziate dall’indagine conoscitiva svolta dall’Antitrust, l’autoregolamentazione collettiva e individuale non ha trovato
rapidamente la forza di una spontanea reazione, sia pure a livello di intento. Appare dunque inevitabile il ricorso a strumenti regolatori più immediati, visto che i legami tra
concorrenti, sia azionari che personali, possono non solo determinare significativi effetti distorsivi della concorrenza ma incidere sulla stessa stabilità e reputazione del
sistema in termini estremamente negativi, esponendolo a pericolosi effetti domino, anche e soprattutto alla luce dell’attuale crisi in corso.
Per questo un primo insieme di interventi normativi/regolatori (del Parlamento o delle Autorità di settore) dovrebbe investire la struttura stessa del sistema
bancario/finanziario, eliminando i conflitti di ruolo/incarico e garantendo la trasparenza nel ruolo degli azionisti/finanziatori rispetto ai soggetti finanziati. Sempre nella
prospettiva di rendere chiaro e ridurre il fenomeno dei legami azionari, potrebbe essere auspicabile un intervento regolatorio che riduca la soglia del 2% oltre la quale devono essere
dichiarate le partecipazioni rilevanti.
Va inoltre radicalmente rivista la normativa sull’amministratore indipendente che oggi consente il verificarsi di situazioni non limpide nelle quali il medesimo soggetto assomma
cariche diverse in società concorrenti.

Fondazioni più trasparenti

Occorrono interventi normativi anche sulle fondazioni: la loro centralità per la stabilità, soprattutto nell’attuale fase, deve necessariamente essere bilanciata da
una nuova modalità d’azione. Le fondazioni devono rendere chiaro il processo decisionale sulle modalità con le quali esercitano i diritti di voto nelle
società partecipate e definire i criteri in base ai quali selezionano i candidati da proporre per le cariche degli organi di governo delle società partecipate, anche alla
luce dell’esigenza di non candidare soggetti caratterizzati da conflitto di ruoli. È indispensabile che la nomina degli stessi organi di governance delle fondazioni e la
gestione del patrimonio siano ispirata a criteri oggettivi e trasparenti. Anche la trasparenza sui criteri di gestione del patrimonio e la completezza informativa rendono auspicabile
interventi normativi, eventualmente di settore.

Riformare le banche popolari quotate

Le banche popolari quotate sono sempre più assimilabili a S.p.A e quindi ormai prive di quelle caratteristiche che ne giustificavano la forma assunta e le specificità in
termini, ad esempio, di voto capitario, di clausola di gradimento, di limiti al possesso di partecipazioni azionarie e all’uso delle deleghe. Occorre dunque un intervento
normativo che adegui il regime legale vigente, che rischia di essere solo uno strumento per evitare cambiamenti efficienti negli assetti azionari e di governo societario, alla
realtà attuale. I diversi disegni di legge in Parlamento possono costituire un utile punto di partenza per un tempestivo intervento normativo.

Mutui, garantire un confronto agevole

Lo stato di crisi e la necessità di evitare una contrazione del credito meritano le misure regolatorie adottate dal Governo e dal Parlamento. Appare però necessario che
gli interventi normativi sulla materia dei mutui immobiliari (ad es. rinegoziazione/portabilità) siano attuati in modo da consentire ai clienti di confrontare agevolmente le
diverse opzioni e scegliere quella più competitiva in termini di miglior prezzo (vale a dire, in termini di minore tasso applicabile). Si tratta di un aspetto fondamentale per
incentivare la ripresa di dinamiche concorrenziali piene nell’offerta dei mutui, fondata su un ruolo attivo nel rapporto domanda/offerta attraverso la portabilità dei mutui
e/o la spontanea rinegoziazione degli stessi, anche al fine di evitare effetti distorsivi sugli spread.

Indice sintetico di costo per chi va in ‘rosso’

Secondo l’Autorità occorre introdurre un chiaro ed unico indicatore sintetico che riunisca le diverse voci di spesa a carico del cliente che vada in scoperto. La clientela
avrebbe un’immediata e chiara percezione del prezzo complessivo dei servizi bancari, necessaria per confrontare tra loro le diverse offerte presenti sul mercato e per rapportare
il prezzo rispetto al livello dei tassi individuati come usurari. Si tratta di un cruciale aspetto di trasparenza che non appare direttamente interessato dal nuovo testo normativo. Per
questo occorre un chiarimento legislativo che dia un’indicazione precisa e tassativa dei criteri di calcolo del tasso usurario e interventi regolatori che esplicitino un
indicatore sintetico di tutte le voci di spesa a carico dei clienti finali comprensivo delle commissioni di massimo scoperto. In un’ottica concorrenziale si tratta di una misura
che appare necessaria non solo per il cliente/consumatore finale ma anche per il cliente/piccola e media impresa. In proposito l’Autorità chiede che sia colmata
l’attuale lacuna normativa che in materia di pratiche commerciali scorrette non le consente di tutelare le pmi.

 

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