Badanti, ADOC: 950.000 famiglie rischiano di restare senza assistenza

Badanti, ADOC: 950.000 famiglie rischiano di restare senza assistenza

Roma – Il 14% della popolazione italiana ha più di 75 anni che in gran parte hanno bisogno di assistenza a tempo pieno o part-time. Una gran
parte ha necessità di assistenza anche di carattere infermieristico. Questo lavoro, che a Stato e Regioni costerebbe circa 45 miliardi di euro se fosse svolto in strutture del sistema
sanitario nazionale o da personale specialistico dipendente dalle ASL per l’assistenza domiciliare, viene svolto invece per 700 euro al mese dalle badanti. Questa la conclusione di un nuovo
studio svolto dall’Adoc, che si è anche basato di un sondaggio a campione e interviste tra le stesse badanti.

In Italia le badanti occupate hanno raggiunto la cifra record di circa 1.600.000, in gran parte provenienti dai paesi dell’est europeo, il 51% del totale (Ucraina, Polonia, Romania, Moldavia,
Russia) ma anche da Filippine, il 9%, da Capo verde, il 2%, e dal Sud America, il 18%, le rimanenti da altri paesi asiatici e africani.

Lo stipendio è tra i 600 e i 900 euro mensili, con una variazione dovuta dalle specializzazioni richieste, ma anche delle condizioni dell’anziano (più o meno autosufficiente).

La maggior parte delle badanti (il 53%) sono diplomate e laureate, e il 40% svolgeva nei paesi di origine lavori qualificati (però pagati in media non più di 300 euro mensili).

Solo 650.000 sono regolarizzate.

Su 950.000 famiglie che hanno badanti irregolari più della metà delle famiglie (il 52%) sarebbe disposta a regolarizzare la posizione se fosse possibile una sanatoria.

Il 23% lo farebbe solo se i costi della regolarizzazione fossero limitati e se fossero previsti incentivi o detrazioni fiscali per la messa in regola contributiva.

Il 25% non è interessato al problema.

“Se non verrà applicata la sanatoria più di 700mila anziani rischieranno di trovarsi privi di assistenza familiare – dichiara il Presidente dell’Adoc Carlo Pileri – è un
grave danno sociale, sanitario ed economico, perché costringerebbe le famiglie a dover sobbarcarsi il costo di una casa di riposo o a rinunciare alle cure di una preziosa quanto
necessaria assistente familiare. Stiamo ricevendo da quando è entrata in vigore la legge molte telefonate di famiglie preoccupate, che sarebbero pronte a regolarizzare da subito le loro
badanti irregolari, se solo fosse possibile”

Per Adoc il lavoro delle badanti è prezioso anche in termini economici, in quanto permette un risparmio considerevole allo Stato.

“L’arrivo in Italia delle badanti ha rappresentato negli ultimi 10 anni l’unica soluzione possibile per molte famiglie, ma anche un risparmio per lo Stato – continua Pileri – considerato che il
costo di una degenza nelle case di riposo, è di circa 26.000 euro a persona e a questi vanno aggiunti i contributi e le integrazioni che deve pagare la famiglia che possono arrivare
anche a 18.000 euro. Di fronte a tali costi spropositati, spesso abbinati a soluzioni d’assistenza del tutto carenti, le famiglie sono state costrette a rivolgersi ad associazioni di
volontariato e religiose, che spesso da sole hanno garantito negli anni l’immigrazione, una prima formazione e l’inserimento nel mondo del lavoro favorendo il contatto con le famiglie
interessate. Le Istituzioni se ne sono accorte tardi e, ad oggi, poco stanno facendo per arrivare ad una regolarizzazione e al riconoscimento di questo genere di lavoro, che pure porta allo
Stato un risparmio di 44 miliardi e 200 milioni di euro l’anno.”

Se lo Stato è del tutto assente (tranne che per l’assegno di accompagnamento in gran parte dei casi del tutto insufficiente essendo da anni fermo al tetto di 500 euro, riconosciuto
però solo a chi ha handicap particolarmente gravi), alcune regioni si stanno muovendo da tempo, tra queste la Liguria è stata tra le prime che ha concesso un aiuto per pagare le
badanti, con differenti tipi di assistenza (contributi da 330 a 439 euro), mentre alcuni Comuni della Lombardia danno buoni sociali agli anziani che hanno una badante in regola. Anche il Veneto
dà un buono per pagare le badanti, di circa 150 euro al mese, limitato però ai redditi più bassi. Progetti embrionali sono stati avviati a Roma, dove però il
fenomeno è più esteso che nel resto d’Italia, con il 14% (circa 120.000) delle badanti irregolari sul totale italiano, e a Milano dove c’è presso il comune uno sportello
dedicato.

L’Adoc ha realizzato un vademecum  per fornire dei primi semplici consigli a quanti necessitano dei servizi di un’assistente familiare.

VADEMECUM ADOC PER CHI CERCA BADANTI

Per ricercare una badante una famiglia può rivolgersi ad agenzie specializzate o verificare se nel proprio comune è presente un registro assistenti familiari, in cui sono
segnalate le colf qualificate. In questo caso assicurarsi che la colf abbia effettivamente svolto il corso di formazione, come ad esempio avviene nel comune di Roma.

Al momento della richiesta specificare il tipo di collaborazione che si sta ricercando: attività per la casa o per la persona, facendo attenzione a chiarire particolari esigenze della
persona da assistere o specifiche professionalità ricercate.

In caso l’assistente non alloggi in casa, fissare un orario di lavoro che non esuli dalle disposizioni di legge, ricordando che da marzo 2007 il numero delle ore massime che un lavoratore
può fornire sono passate da 44 a 40.

Al momento dell’assunzione, il datore di lavoro deve verificare il possesso, da parte della colf, dei seguenti documenti: libretto di lavoro, tessera sanitaria aggiornata, stato di famiglia,
codice fiscale, documento d’identità, eventuale numero di iscrizione all’INPS.

In caso l’assistente familiare alloggi presso la famiglia del datore di lavoro, questi deve notificare il fatto all’Anagrafe comunale entro 20 giorni.

In caso l’assistente familiare sia straniera, il datore di lavoro deve verificare il possesso del permesso di soggiorno, se l’assistente è extracomunitario, o della Carta di Soggiorno
CEE se l’assistente è comunitario.

E’ consigliabile, per il datore, stipulare un contratto di lavoro individuale basato sul CCNL per il Lavoro Domestico. Il documento deve contenere: la data di inizio del rapporto di lavoro,
l’eventuale data di cessazione se è un contratto a termine, la categoria in cui viene assunta la badante e la sua anzianità di servizio, la durata del periodo di prova, l’orario
di lavoro, il giorno di riposo settimanale se presta servizio a orario intero, le condizioni di vitto e alloggio.

Consultare le tabelle con i minimi retributivi indicate dall’art.33 del CCNL.

Il datore di lavoro ha l’obbligo di trasmettere la comunicazione al Centro per l’impiego, entro 24 ore dall’assunzione, per mezzo del modello C/Ass. Il datore può inoltre dedurre
dall’imponibile l’ammontare dei contributi previdenziali versati all’INPS a favore dei collaboratori domestici.

Se vi è bisogno di ulteriori informazioni, sia per gli anziani e le famiglie, che per gli assistenti familiari, ci si può rivolgere ai Patronati, come ad esempio quello dell’ITAL.

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