Babbo Natale avaro, la Social Card non arriva a un milione di italiani

Babbo Natale avaro, la Social Card non arriva a un milione di italiani

By Redazione

 

 

La sorpresa di Natale c’è stata, ma non è stata bella. Solo 200.000 persone, poco più o poco meno, su una platea di 1.300.000 aventi diritto sono riuscite a
usufruire della Social Card, tanto propagandata dal governo in conferenze stampa pre-natalizie, ma alla prova dei fatti vanificata da meccanismi lenti e inutilmente burocratici.

Partiamo dai numeri: le Card effettivamente distribuite finora sono state 366.000, ma solo 200.000 sono state in realtà attivate, perché altre 100.000 sono state
bloccate per la mancanza dei requisiti. Inoltre, nel 40% dei casi, la Card, passata alle casse dei supermercati, è stata respinta perché non era stata caricata
tempestivamente non si sa se per responsabilità di Mastercard o per effetto dell’intervento dell’Inps.

 

Un meccanismo doppio e burocratico

 

Quello che solo ora si è scoperto, infatti, è che ci si trova di fronte a un meccanismo inutilmente complicato. Chi pensa di aver diritto alla Card la ottiene,
infatti, assieme al Pin (il codice personale per usarla, tipo bancomat) direttamente alle Poste. Ma poi la pratica viene inviata all’Inps che decide se il richiedente ha diritto o
no a vedersela realmente caricare.

E qui si genera la prima illusione in persone bisognose al punto da chiedere un aiuto da 40 euro al mese. Che hanno in tasca Card e Pin ma non sanno di non aver “conquistato” alcun
diritto e lo scoprono, amaramente, appena vanno alla cassa di un supermercato. Con grande imbarazzo loro e delle cassiere. Se si fosse dato mandato all’Inps di pagare direttamente i
40 euro sulle pensioni, si sarebbero risparmiato tempo alle Poste e umiliazioni e file inutili a migliaia di persone.

 

Una lentezza esasperante (e sospetta): la scadenza del 31 dicembre 

 

Con l’assurda procedura prescelta ci sono decine di migliaia di persone che rischiano di perdere anche il tanto sbandierato “bonus” da 120 euro, rappresentati dalla ricarica
iniziale e che riguarda i mesi di ottobre, novembre e dicembre 2008. Mancano, infatti, pochi giorni alla scadenza per la presentazione della domanda, prevista il 31 dicembre. E
forse non tutti sanno che, superando il confine del 31, si dovrà dire addio ai 120 euro di finanziamento retroattivo.

L’allarme è stato lanciato nei giorni scorsi dalle Acli, che – per venire incontro alle richieste di assistenza dei cittadini – terranno aperti gli sportelli dei Caf Acli
anche tra Natale e Capodanno, nei giorni 29, 30 e 31 dicembre. E non è stato ancora raccolto dal governo, per cui nasce il sospetto che il ministro Tremonti abbia in
realtà voiluto beneficiare di un annuncio pre-natalizio, ma spostare l’esborso vero e proprio nel bilancio dello Stato 2009, “fingendo” soltanto di spendere i soldi
subito, così com’è accaduto anche il bonus famiglia, che solo da febbraio in avanti comincerà a vedersi in busta paga.

“Il rischio – sostiene Paola Vacchina, presidente nazionale del Caf Acli – è che centinaia di migliaia di cittadini, soprattutto i più bisognosi che stanno
affollando i nostri sportelli, perdano un contributo di 120 euro che gli spetterebbe invece di diritto”.

Il rimborso retroattivo dei tre mesi, spiegano dall’Acli, era stato pensato immaginando l’attivazione della Carta Acquisti dal 1° ottobre. “Se la macchina invece
non è partita prima del 1° dicembre, dobbiamo evitare che a pagare il ritardo siano le persone destinatarie del sussidio”, dice Paola Vecchina, che conclude:
“Per questo pensiamo sia ragionevole spostare il limite di tempo per ottenere la ricarica di 120 euro dal 31 dicembre al 28 febbraio”.

 

Il cardinale Tettamanzi stanzia un milione 

 

L’arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, ha deciso intanto di costituire personalmente un Fondo famiglia-lavoro per venire incontro a chi, nella crisi finanziaria ed
economica attuale, sta perdendo l’occupazione. Come avvio di questo fondo ha messo a disposizione un milione di euro attingendo – ha annunciato nel corso dell’omelia della
Messa di mezzanotte in un Duomo gremito – “dall’8 per mille destinato per opere di carità, da offerte pervenute in questi giorni ‘per la carita’
dell’Arcivescovò, da scelte di sobrietà della diocesi e mie personali”.
Dopo una prima parte di carattere spirituale su Dio che si fa uomo “come noi e per noi”, è stata in gran parte dedicata alla crisi l’omelia di Tettamanzi in occasione
di un Natale che ci chiama “ad un supplemento speciale di fraternità e solidarietà”: una crisi di “portata mondiale”, che secondo gli esperti non ha manifestato
ancora “pienamente i suoi effetti destabilizzanti”, per la quale l’arcivescovo di Milano si è chiesto: “quanta responsabilità – delle fatiche del momento
presente – ha quella finanza divenuta virtuale, che ha perso di vista l’economia reale centrata sul benessere delle comunità e dei singoli?”.

 

Occorre agire, non stare a guardare 

Ma l’interrogativo che ciascuno deve porsi è: cosa posso fare? Cosa possiamo fare? “Non possiamo stare a guardare! Occorre agire. E l’azione ora deve privilegiare chi
nei prossimi mesi perderà il lavoro” ha detto il cardinale invocando “gesti concreti di solidarietà” nella sobrietà, quella stessa sobrietà alla
quale aveva richiamato i sacerdoti in novembre. Da qui l’idea di costituire un fondo, chiedendo alle comunità cristiane della diocesi di prestare particolare attenzione
alle famiglie in difficoltà a causa del lavoro e di aderirvi. E sarà compito di sacerdoti e laici decidere come parteciparvi: rimandando spese non urgenti,
destinando percentuali del bilancio parrocchiale.

Le modalità di gestione – che Caritas Ambrosiana e Acli stanno già studiando – verranno rese note successivamente. Il cardinale ha solo anticipato alcune
direttrici: “la distribuzione dei fondi non avverrà immediatamente ma nei prossimi mesi e non sarà a ‘pioggia’ ma a ‘destinazione mirata’”; i decanati devono
leggere i bisogni sul territorio, fare rete ed elaborare “progetti intelligenti di aiuto” ma soprattutto “queste risorse non devono essere una forma di assistenzialismo,
affinché chi perde il lavoro non perda anche la propria dignità”.
Una “goccia” rispetto al “mare” delle necessità, l’ha definita Tettamanzi ma un segno di impegno e un dono “che vogliamo portare alla grotta di Betlemme, contemplando
nel Bambino Gesù tutti i poveri e sofferenti del mondo”.

L’appello del Papa alla solidarietà 

Anche il papa, nel suo augurio natalizio “urbi et orbi” si è soffermato sull’Italia che “soffre della considerevole crisi economica” di questo nostro tempo e il Papa
invita gli italiani “a una più grande solidarietà tra le famiglie e le comunità che compongono la cara Nazione italiana”. 

“Buon Natale agli abitanti di Roma e dell’intera Italia! La grande festa della nascita di Cristo – ha augurato Benedetto XVI – sia fonte di luce e di fiducia per la vita di
tutti. In questo nostro tempo, – ha aggiunto – segnato da una considerevole crisi economica, possa il Natale essere occasione di più grande solidarietà tra le
famiglie e tra le comunità che compongono la cara nazione italiana. Dalla povera e umile grotta di Betlemme – ha concluso – si diffonda dappertutto la luce della
speranza evangelica e risuoni l’annuncio che nessuno è estraneo all’amore del Redentore”. 

Aumenta il numero degli italiani che hanno fame 

Gli ultimi dati dell’Istat parlano fin troppo chiaro. A fine 2007 è salito dal 4,2% al 5,3% il numero delle famiglie che ha dichiarato di avere avuto nel corso dell’anno
”momenti con insufficienti risorse per l’acquisto di cibo”. Sale anche dal 14,6 al 15,4% il numero delle famiglie che ha dichiarato di arrivare con molta difficoltà
alla fine del mese. L’Istat rileva, inoltre, ”segnali di disagio particolarmente marcati” al Sud e nelle isole, in particolare in Sicilia dove sale al 10,1% il numero di
famiglie con problemi di risorse per il cibo.

Il riepilogo: cos’è la Carta degli acquisti 

La chiamano Carta degli acquisti, ma è la “vecchia” Social card, quella di cui si parlava gia all’epoca della Robin Tax, a giugno, ma che è stata presentata
soltanto stamattina a Palazzo Chigi dai ministri Tremonti e Sacconi e dal sottosegretario Bonaiuti.

Sarà riservata a quelli che il ministro Sacconi ha chiamato “gli ultimi degli ultimi”, quelli che non sono rappresentati ai tavoli di concertazione. E la distribuzione
della tesserina, in tutto e per tutto simile a un bancomat, ma rigorosamente anonima, avverrà attraverso le Poste.

L’avvio non sarà semplicissimo. Infatti lo stesso ministro Tremonti ha parlato di un esordio “in progress”, anche perché sulla carta potrebbero essere cumulati
anche sconti offerti da varie catene commerciali e distributive o, in futuro, somme derivanti da offerte “caritatevoli”. 

Tremonti ha rigettato il sospetto che si tratti di “capitalismo compassionevole” e ha rivendicato l’utilità dell’intervento per un milione e 300.000 cittadini, che
costerà in tutto 450 milioni di euro.

Finora il grosso lo pagano Eni ed Enel

Di questi 450 milioni, da quanto si è capito, soli 170 milioni escono direttamente dalle Casse dello Stato. Eni ed Enel contribuiscono,  con 250 milioni di euro,
con l’Eni che si addossa il grosso della cifra (200 milioni). Al momento non c’è un finanziamento per tutto il 2009, ma Tremonti ha assicurato che sarà
“progressivamente” finanziata. Anche in Francia, ha sottolineato il ministro dell’Economia, la Card è stata finanziata con il contributo delle società
energetiche. Il ministro dell’Economia pensa in futuro di attingere anche dai “conti dormienti”, che ognuno tira in ballo a piacimento, sperando di trarne dei soldi. 

Anonima, ma affidabile a parenti

Come detto dal ministro Tremonti, la Card è anonima, ma lo stesso ministro ha chiarito che – proprio perché non nominativa – potrà anche essere affidata
a un amico o a un parente per fargli fare la spesa o pagare le bollette di luce e gas. Il ministro Sacconi ha poi spiegato che il governo considera la Card una
“infrastruttura”, sulla quale poter appoggiare in futuro anche altre attività “solidali”.

Quanto a quanti?
Il “target” sembra già definito. Si tratta di un “bancomat” che inizialmente sarà caricato con 120 euro e potrà essere ritirato
dagli aventi diritto entro dicembre. Ma nessuno degli interessati s’illuda di poter usufruire tutti i mesi di 120 euro. La cifra, infatti, si raggiunge sommando tre rate da 40
euro (quelle di ottobre, novembre e dicembre 2008). Da gennaio 2009 la “ricarica” scenderà immediatamente: sulla tesserina si riceveranno 80 euro ogni 2
mesi.
Il “bancomat” si potrà usare per gli acquisti alimentari e per pagare le bollette. E sugli alimentari è già scattato l’allarme delle grandi
catene di distribuzione. La “tesserina”, infatti, non è ancora in circolazione, ma dovrà essere compatible col software delle casse dei supermercati,
altrimenti “non passerà” e non riuscirà ad effetturare i pagamenti.

Chi ne ha diritto
La platea degli italiani interessati non supera il milione e duecentomila. Avranno diritto alla carta degli acquisti, infatti, i cittadini “over 65” anni e le
famiglie con bambini da zero a 3 anni, che hanno in proprietà una sola casa, ma hanno un Isee (è l’indice cumulativo del reddito familiare, diverso – comunque – da
quello della dichiarazione dei redditi) non superiore a 6.000 euro. L’indice può salire a 8.000 per i pensionati che hanno superato i 70 anni. Lo Stato già conosce
i nome degli aventi diritto, che riceveranno una lettera con tutte le istruzioni necessarie a ritirare il bancomat. Ma non è escluso – hanno spiegato i ministri – che
altri cittadini rientrino nella platea dei beneficiari. Per questi la possibilità di richiedere la card automaticamente.

 

Michela Rossetti

 

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