Autotrasporto: e ora le speculazioni fanno più caro il Natale

La Cia segnala rincari ingiustificati al dettaglio di prodotti come ortaggi, verdure e frutta, con aumenti che raggiungono punte anche del 50 per cento, sui campi quotazioni stabili, chiesta al
governo la massima vigilanza per tutelare i consumatori; molta produzione agricola, rimasta stipata per giorni nei magazzini e sui “tir”, ha perso molte proprietà organolettiche e
dovrebbe essere distrutta, invece, si trova negli scaffali. Il blocco degli autotrasportatori ha causato solo all’agricoltura un danno da 600 milioni di euro. Il latte e l’ortofrutta i settori
più colpiti. Nelle aziende agricole a rilento l’approvvigionamento di mangime per gli animali.

Dopo il danno la beffa. Il blocco dei “tir” apre un altro fronte: quello delle speculazioni sui prezzi dei prodotti agroalimentari che faranno sicuramente più caro il Natale, anche
perché tale tendenza dovrebbe proseguire nei giorni che precedono l’inizio delle feste. Già da questa mattina nei mercati si registrano al consumo impennate dei listini,
soprattutto per la verdura e la frutta, con punte del 15-20 per cento rispetto alla scorsa settimana. E poi c’è il rischio che sugli scaffali arrivino alimenti la cui qualità
è stata irrimediabilmente compromessa perché rimasta per troppo tempo nei camion a causa del fermo dell’autotrasporto. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana
agricoltori.

Come, purtroppo, paventato nei giorni del blocco, i rincari -avverte la Cia- non si sono fatti attendere. La prima merce che è arrivata sui mercati (pur se per la normalità piena
bisognerà attendere uno o due giorni), ha subito aumenti del tutto ingiustificati. Si tratta, in particolare, di ortaggi e verdura (insalate, spinaci, sedani, finocchi, cavolfiori), i
cui prezzi sono lievitati oltre il 20 per cento, con punte anche del 50 per cento. Meno appariscenti gli incrementi della frutta: più 5-8 per cento. Mentre sono rimasti pressoché
stabili i prezzi delle patate e della frutta secca, che, tuttavia, avevano già fatto registrare sensibili aumenti, rispetto allo scorso anno, negli ultimi giorni dello scorso mese di
novembre.

Sono prodotti che, invece, sui campi non sono affatto rincarati. Dalle aziende agricole arrivano, infatti, segnalazioni di prezzi stabili da alcune settimane; per alcune produzioni, come
spinaci, carote, zucchine, cipolle, le quotazioni hanno anche segnato dei ribassi.
I rincari -sostiene la Cia- sono, quindi, il frutto di vere manovre speculative che si celano dietro la protesta degli autotrasportatori. Un ulteriore danno per i consumatori i quali, prima
hanno dovuto a che fare con la carenza di alimenti e poi con la sorpresa, non certo felice, degli aumenti.
Da qui l’invito della Cia al governo affinché si vigili e si effettuino rigorosi controlli, proprio per stroncare rincari selvaggi che rischiano di rendere ancora più povero un
Natale che da tempo si preannuncia molto “freddo” sotto il profilo alimentare.

Non solo. In questi giorni c’è il fondato pericolo -rileva la Cia- che sulle nostre tavole arrivino produzioni la cui qualità è stata compromessa per il troppo tempo in cui
è rimasta stipata sia nei magazzini che nei “tir”. La Cia, pertanto, invita i consumatori a fare molta attenzione negli acquisti.
Per quanto riguarda le ripercussioni del fermo dell’autotrasporto, la Cia afferma che l’agricoltura ha subito un danno rilevante, al momento quantificabile in oltre 600 milioni di euro. Questo
a causa di produzioni invendute e, pertanto, distrutte, come il latte, gli ortaggi, la frutta. Soprattutto per il latte i tre giorni di blocco dei “tir” sono stati deleteri. E’ andata persa
più del 45 per cento della produzione. Riflessi negativi si sono avuti anche nel settore delle carni e dei cereali, mentre si registrano ancora difficoltà nelle aziende agricole
per l’approvvigionamento di mangimi per gli animali.

Leggi Anche
Scrivi un commento