Anniversario Unità d'Italia, Leo: «poche risorse per dar lustro a Torino»
18 Febbraio 2008
Torino – «Le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia dovranno rappresentare un momento alto di cultura e di adeguata valorizzazione della nostra memoria
storica, chiediamo quindi al governo uscente di non approfittare dell’imminente fine del suo mandato per sottrarsi alle impellenti scadenze che incombono».
A esprimere preoccupazione sul futuro dei festeggiamenti per il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia è il consigliere regionale di Forza Italia Giampiero Leo, che invita il
premier Prodi ad avere il coraggio di dare pronta copertura agli impegni precedentemente presi. «Si tratta di un programma nazionale di manifestazioni che otterrà senza dubbio un
appoggio bipartisan, quale che sia il governo della prossima legislatura, per cui è necessario procedere speditamente per evitare che molti progetti vadano in fumo».
Il consigliere Leo si rammarica inoltre per la scarsa attenzione dedicata a Torino e in particolare per l’ambizioso progetto della nuova biblioteca che, quasi sicuramente, non verrà
realizzato a causa del mancato arrivo dei fondi, inizialmente promessi da Roma.
«Questo clima di incertezza sta penalizzando fortemente l’organizzazione dei festeggiamenti e tradisce le aspettative iniziali – continua Leo. Il Piemonte potrebbe non ricevere i 200
milioni di fondi promessi e ciò renderebbe problematica la messa a punto di un programma di eventi già calibrato sulla somma in questione. In generale, poi, si è assistito
a una gestione delle risorse dispersiva e poco razionale, che non ha valorizzato in modo adeguato Torino, la cui storia giustificava, invece, un ruolo di prim’ordine nel concentrare
celebrazioni e opere pubbliche».
L’esponente azzurro ritiene che «se non ci sarà un rapido cambiamento di rotta nell’erogazione dei finanziamenti e nella loro distribuzione, i festeggiamenti per questo
appuntamento storico, diversamente da quelli organizzati per gli anniversari del 1911 e del 1961, avranno un impatto molto deludente sull’economia e sull’immagine di Torino e del
Piemonte».





