60° Anniversario della Costituzione Italiana

Nell’anno 2008 ricorre il 60° anniversario della Costituzione italiana, la Legge fondamentale della Repubblica italiana, che – approvata il 22 dicembre 1947 dall’Assemblea Costituente,
eletta contestualmente al referendum sulla forma istituzionale dello Stato fra repubblica e monarchia del 2 giugno 1946 -, entrò in vigore l’1 gennaio 1948, essendo stata promulgata dal
Capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, il 27 dicembre 1947, e pubblicata lo stesso giorno nella Gazzetta Ufficiale n° 298 (ed. straordinaria).

Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, insieme con il ministro per le Riforme, Vannino Chiti, e il ministro delle Pari opportunità, Barbara Pollastrini, già il 25 ottobre 2007
presentò le iniziative del governo per celebrare il 60° anniversario della Costituzione, dichiarando che «i principi fondamentali della Costituzione sono ancora validi»,
e che si tratta di un testo (risultato di «un compromesso serio e approfondito tra i diversi partiti») che si presenta ancora oggi «chiaro e moderno, che va direttamente al
cuore dei problemi».

Da qui l’avvio di una serie di iniziative volte a celebrarla: concorsi fra studenti, manifesti, spot radiofonici, televisivi e cinematografici ecc.

Il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, ha trasmesso ai Prefetti una lettera con la quale il Presidente del Consiglio, Romano Prodi, comunica che «la decisione del Governo di dare un
forte risalto al 60° anniversario della firma della Costituzione non nasce da un puro ossequio formale verso la nostra Legge fondamentale, ma è frutto di una consapevole
volontà di cogliere questa importante occasione per richiamare l’attenzione pubblica sulla perdurante attualità e fecondità dei valori fondamentali che la ispirano e che
sono espressi, ancora oggi, dalle disposizioni di questo testo, basilare per la costruzione e lo sviluppo della nostra società».

Questo anniversario, come ha affermato nel suo messaggio di fine anno il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, deve essere un’ occasione «per rivederne alcune regole relative
all’ordinamento della Repubblica», ma che, nello stesso tempo, «dobbiamo risolutamente ancorarci ai suoi princìpi, anche e non da ultimo ai suoi valori morali, e in special
modo a quei suoi indirizzi che non vediamo abbastanza perseguiti e tradotti in atto».

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