“Anfibi dall’Asia, niente di tipico”: l’ira del WWF contro le sagre della rana

“Anfibi dall’Asia, niente di tipico”: l’ira del WWF contro le sagre della rana

Il WWF scende in campo contro le sagre gastronomiche che propongono pietanze a base di rana.

Da tempo, tali manifestazioni stanno avendo un momento positivo: in tutta Italia, Comuni ed altri enti propongono così piatti e manicaretti, secondo gli autori prodotti con gli anfibi
locali.

Per gli ambientalisti, tali sagre (“Eventi insostenibili”) nascondono un segreto.

Le rane italiane (come le altre specie d’Europa) sono protette da leggi che ne limitano la raccolta e ne difendono il numero, per altro limitato di per sé. Allora, gli organizzatori
delle sagre si rivolgono al mercato asiatico, importando tonnellate di merce, di dubbio trattamento e scarsa qualità.

Spiega il WWF: “Si parla infatti di svariati quintali di anfibi a sagra, che ben poco hanno di tipico, e che contribuiscono ad un commercio che si porta dietro, tra l’altro, il maltrattamento
degli animali nei luoghi di origine, lo sfruttamento di lavoro minorile nelle aree di raccolta, la commercializzazione di specie esotiche, dubbi sulla sicurezza alimentare e sulla
possibilità di importare, insieme alle rane, anche parassiti e patologie potenzialmente dannose per gli anfibi di casa nostra, come già del resto accaduto”.

Perciò, gli ecologisti attribuiscono alle sagre diverse colpe. Per cominciare, spacciano come “di casa nostra” un prodotto di tutt’altra origine. Inoltre favoriscono cattive pratiche,
sia verso l’uomo (il commercio asiatico si basa su lavoratori sottopagati, spesso minorenni) e l’ambiente, in quanto le rane straniere sono potenziali portatrici di parassiti e patologie
dannose.

Ecco allora l’idea del WWF: un cambio radicale di rotta, che porterebbe le sagre in questione ad offrire alimenti “Realmente tipici e biologici”, stimolando un rapporto positivo tra uomo,
gastronomia ed ambiente.

Matteo Clerici

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