Ambiente, Coldiretti: la speculazione dell’eolico fa strage di aquile

Ambiente, Coldiretti: la speculazione dell’eolico fa strage di aquile

Le centrali eoliche sono causa di morte di un gran numero di uccelli che non di rado entrano in collisione con le pale rotanti e vengono letteralmente fatti a pezzi. E’ questa la denuncia che
esce dall’incontro promosso dalla Coldiretti, dal Comitato del Paesaggio e dagli Amici della Terra insieme ad una vasta rete di associazioni ambientalistici, sulla speculazione dell’eolico che
procede ad un ritmo incessante con il risultato che “è purtroppo assai facile prevedere che nel giro di pochi anni assisteremo alla scomparsa pressoché totale dall’ intero
Appennino e dalla Sicilia, dell’aquila reale, dell’aquila del Bonelli, del grifone, del capovaccaio, del nibbio reale, nonchè ad una forte diminuzione di molte altre, tra cui diversi
migratori”. Il nibbio reale, il grande uccello rapace con  un’apertura alare di quasi due metri, è – hanno sottolineato le associazioni – scomparso dall’Appennino dauno, in
provincia di Foggia a causa del diffondersi indiscriminato delle centrali eoliche, e, per lo stesso motivo, è  già fortemente diminuito in vaste zone dell’Abruzzo
meridionale.

Le centrali eoliche, realizzate e progettate sulle montagne della provincia di L’Aquila, minacciano di provocare nel giro di pochissimo tempo la scomparsa dalla zona, e praticamente dall’intero
Abruzzo, del grifone e dell’aquila reale, con la perdita dopo il terremoto di un altro pezzo della identità territoriale, questa volta – precisa la Coldiretti – per mano dell’uomo.

E lo stesso vale per quanto riguarda le prospettive di sopravvivenza a brevissimo termine, sempre  dell’aquila reale, in Toscana, Emilia-Romagna, Marche e Sicilia. E’ prevedibile che in un
primo tempo l’aquila reale si estingua in queste regioni, per poi scomparire nel giro di pochi anni anche dal resto dell’Italia peninsulare, secondo gli esperti che hanno partecipato
all’incontro promosso da Coldiretti, Comitato per il paesaggio e Amici della Terra.

Siamo ormai arrivati al punto che non esiste, praticamente, zona montana o collinare appenninica che non sia interessata da qualche progetto di costruzione di centrali eoliche di tipo
industriale con aerogeneratori alti 100-150 metri e più e pale rotanti lunghe diverse decine di metri, secondo ALTURA l’associazione per la tutela degli uccelli rapaci e del loro
ambiente. Si vogliono, ad esempio, realizzare grandi centrali eoliche nelle zone montane e collinari più belle ed importanti sul piano naturalistico della Toscana, dell’Emilia Romagna,
delle Marche, dell’Abruzzo, del Molise, della Campania, della Basilicata, della Calabria e della Sicilia, ma anche nelle altre regioni la minaccia è grave ed incombente. Nella maggior
parte dei casi si prevede di ubicare le centrali in zone non solo di particolare bellezza ma – sottolinea la Coldiretti – di grande valore sul piano ambientale, ultime isole di natura del
nostro Paese. Sono le zone dove nidificano le aquile reali (ne sono rimaste non più di 80-90 coppie dalla Liguria alla Sicilia), i grifoni (presenti con una colonia composta di circa 150
individui nella Marsica, in provincia di L’Aquila, e una in Sicilia sui Monti Nebrodi), e diverse altre specie di grande importanza, rare o molto rare, come il capovaccaio (non più di
una quindicina di coppie e solo nel Meridione), l’aquila del Bonelli (presente ormai solo in Sicilia  con meno di 20 coppie), il nibbio reale, il biancone, il falco lanario e il falco
grillaio.

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