Alimentazione e lavoro, nasce il vegcoach
6 Settembre 2013
La crisi spinge a trovare nuovi orizzonti: anche nel mondo dell’alimentare nasce la nuova figura del vegcoach.
Le sue competenze sono varie, dalla nutrizione alla psicologia al rapporto con l’ambiente.
A dirlo la dottoressa Roberta Bartocci, biologa nutrizionista, spinta dall’amore per ambiente, alimentazione e salute, che alla nuova figura professionale ha dedicato un apposito sito.
Secondo la dottoressa, il vegcoach si rivolge ad un ampia gamma di clienti: al primo posto “Donne con una buona scolarizzazione ma anche tanti giovani”, ma anche famiglie, che non riescono a
capire la scelta dei figli, ed anziani, “Incuriositi da questa alimentazione per la prevenzione e in alcuni casi anche per la cura di alcune patologie come il diabete di tipo 2”.
Aldilà del caso particolare, a tutti loro il vegcoach offre un percorso con alcuni punti fissi.
Al primo posto, le basi per una corretta dieta vegetariana, con prodotti come “Dal riso integrale, orzo, farro a tutti i prodotti derivati, pane pasta e i vari prodotti da forno che devono
essere integrali e vari. Quindi non solo frumento e riso”, ma anche “Frutta fresca, verdura, prevalentemente cruda, e le proteine, in particolare legumi e, per chi vuole, i derivati della soia
o delle proteine del grano”.
Ma l’alimentazione non è solo cibo: compito del vegcoach è allora aiutare a combattere quelle preoccupazioni che nascono “Dal contesto sociale e culturale che vivono le persone
che sono molto scoraggiate da familiari, parenti e amici ad intraprendere un cambiamento alimentare di questo tipo”. Allora, il vegcoach aiuta a combattere alcuni pregiudizi come
l’incompatibilità tra dieta vegetariana ed attività sportiva o tra dieta vegetariana e particolari condizioni di salute: ad esempio, conclude la dottoressa Bartocci, “Proprio di
recente la ASL di Milano ha introdotto come protocollo di cura un piano dietetico vegano”.
Matteo Clerici




