Alimentare, le grandi aziende danneggiano la salute pubblica

Alimentare, le grandi aziende danneggiano la salute pubblica

Nel passato, le grandi compagnie del tabacco adottavano strategie aggressive, per poter vendere liberamente e fare profitto a scapito della salute pubblica.

Ora, il fenomeno si è trasferito nel campo dell’alimentare: i colossi del settore spingono per il tandem mancanza di regole-marketing aggressivo, aumentano i guadagni ma favorendo la
diffusione di diabete, cancro e patologie cardiovascolari.

E’ il messaggio di una ricerca anglo-brasiliana, diretta dal dottor Rob Moodie e pubblicata su “The Lancet”.

L’indagine si è basata sull’analisi di diversi documenti, studi passati e materiale delle aziende. Gli scienziati hanno così notato come “L’approccio collaborativo, adoperato in
Europa tra governi, industria, società civile e operatori di salute è fallito”.

Più chiaramente, le industrie di settore usano potere politico e relazioni finanziare per influenzare i politici ed togliere imparzialità agli studi scientifici. Ad esempio,
alcuni produttori di cibi e bevande finanziano ricerche, che risultano così 4-10 volte meno critiche nelle conclusioni rispetto a quelle che non ricevono soldi.

Perciò, per Moodie e colleghi, è necessario un cambio di rotta: le aziende devono diventare soggetti passivi di legislazione. Le norme devono essere loro imposte da politica e
società civile, che devono mantenere alta l’attenzione ed impedire infiltrazioni e condizionamenti.

Matteo Clerici

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