Alexandrina Victoria, una protagonista nella storia dei cibi

Alexandrina Victoria, una protagonista nella storia dei cibi

By Redazione

Colazioni sull’erba che solo Monet poteva dipingere. Scampagnate che solo il cinema può rendere affascinanti.

Basta un po’ di organizzazione, una cesta ben fornita, un menu adeguato alla situazione e il gusto di ore passate sotto un albero o sulla riva di un fiume sbocconcellando qualcosa.

Dite la verità, da quanto tempo non organizzate un picnic? …dai…facciamo un picnic… e va bene… facciamo un bel picnic…

Impegni e studio hanno congiurato contro di noi per un mese di fila, così, solo domenica scorsa abbiamo potuto realizzare il nostro progetto.

Al mattino, sveglia presto per preparare la spedizione, a ognuno un ruolo: capo comitiva, vivandiera, esperto di ecologia, animatore di giochi. E non mancano neppure gli invitati.

Attimo di panico al momento di caricare tutto nel vano posteriore dell’auto. Si è esagerato con i bagagli? D’altra parte a cosa rinunciare: non certo ai cesti che contengono i cibi,
siamo tutti potenzialmente affamati, né alla tovaglia, ai piatti, alle posate, ai bicchieri, ai thermos…

Alla fine partiamo, destinazione… il nostro Monferrato. Il tempo è bello e caldo quanto basta.

Prati fioriti, ruscello gorgogliante, alberi secolari, pace indisturbata. La cornice è ideale e il suono della parola picnic mi è gradevolmente “fresco” invitante ed evocante una
giornata luminosa, un paesaggio nel verde.

Tutto bene?… avete bisogno qualcosa? Mi sto dando da fare e penso che sarebbe potuta piacere persino agli impressionisti la versione romantica della nostra scampagnata con la cesta di
midollino color naturale, il paniere laccato per il pane, la tovaglia verde, i seggiolini.

In un picnic, le possibilità dal punto di vista gastronomico, sono infinite. Importante è che i cibi siano vari, le bevande rinfrescanti, la frutta abbondante di tante
qualità diverse. Tartine di pan carré spalmate con burro e olive tritate, torta tonnata, bresaola con pompelmo e rucola, torta fredda al salmone, crostata di frutta, birra chiara,
tè freddo al gelsomino.

Approdato in Europa grazie agli olandesi che importarono quello verde dalla Cina, i primi a scoprire e a invaghirsi del tè furono gli inglesi.

Gli aristocratici inglesi, inebriati dal suo fascino seducente lo elessero subito “bevanda eccellente” e il successo fu tale che artisti, poeti e letterati contribuirono a diffonderne la moda.

I primi “tea garden” furono giardini allestiti per spettacoli di ogni genere e si sorseggiava dell’ottimo tè.

Al piacevole appuntamento le signore si presentavano vestite elegantemente e il tè, sinonimo di buon gusto, raffinatezza e cordialità, diventò il protagonista dei pomeriggi
dell’alta società, in salotto, in veranda…in giardino.

Victoria regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, imperatrice d’India lo versava ai suoi ospiti in raffinate tazze di porcellana cinese accompagnato da dolcetti di pasta lievitata
presentati su alzate d’argento.

Aristocratico e popolare, mistico e mondano, calmante ma anche tonificante, semplice e al tempo stesso misterioso, il tè ha alle spalle una storia antichissima nella quale si mescolano
tradizione, filosofia e leggenda.

Tazze, teiera, lattiera, zuccheriera e colino sono gli strumenti indispensabili. Se aggiungiamo un pizzico d’atmosfera il rito è davvero magico.


La signora in Rosso in esclusiva per Newsfood.com

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