Agrofarma: la revisione direttiva 91/414 mette a rischio la produttività agricola

Agrofarma: la revisione direttiva 91/414 mette a rischio la produttività agricola

By Redazione

 

Roma – L’importanza della scelta di ricorrere ad agrofarmaci per garantire il massimo della produzione e della qualità di una determinata coltivazione è
stata messa in luce dall’XI Rapporto Nomisma sull’agricoltura italiana, presentato oggi a Roma e realizzato con il contributo di Agrofarma, Associazione nazionale imprese
agrofarmaci, che fa parte di Federchimica.

Lo scenario europeo, dal punto di vista legislativo, pone però alcuni rischi. Il Parlamento europeo sta infatti discutendo la revisione della Dir. 91/414 che regola attualmente
l’immissione in commercio dei principi attivi impiegati per la produzione degli agrofarmaci, introducendo criteri di esclusione che potrebbero limitare la disponibilità di
agrofarmaci per il settore agricolo di circa il 40%.
“Il rischio maggiore è che si giunga a una contrazione dei prodotti disponibili, il tutto a scapito dell’intera produzione agricola europea. Una minore
disponibilità di agrofarmaci – spiega il presidente di Agrofarma, Luigi Radaelli – significherebbe una minore efficacia in termini di difesa dalle patologie e un
conseguente calo di produttività. Evidentemente un calo della produzione agricola italiana favorirà l’importazione di prodotti da Paesi extra UE, dei cui standard di
sicurezza, oltre che di qualità, non possiamo essere altrettanto certi”.

Parole supportate dalle stime di Nomisma secondo le quali ad esempio, con l’applicazione del nuovo regolamento, il calo della produttività dei cereali si attesterebbe sul
20% entro il 2020.
La modifica della Dir. 91/414, attualmente oggetto di discussione a Bruxelles, eliminerebbe dal mercato sostanze indispensabili per la difesa delle colture mediterranee, causando
perdite di raccolto e l’aumento dei costi di tutta la produzione agricola. La proposta recentemente approvata dal Consiglio Europeo in prima lettura presenta l’introduzione
di alcuni criteri di esclusione (cut-off criteria) basati sulla classificazione di pericolo e quindi a prescindere dalla valutazione di ogni singola sostanza.

Agrofarma propone quindi di valutare e classificare le sostanze attive sulla base del loro reale rischio; in questo modo si continuerebbe a garantire la sicurezza del consumatore e
dell’ambiente, tutelando al tempo stesso la competitività dell’agricoltura italiana e UE.

Un altro aspetto sul quale la Commissione e il Parlamento europeo stanno intervenendo riguarda il cosiddetto uso sostenibile ossia la regolamentazione dell’uso diretto di
agrofarmaci da parte degli agricoltori. Ogni Stato membro dovrà infatti avviare dei piani formativi finalizzati al corretto utilizzo non solo degli agrofarmaci ma anche dei
macchinari e delle attrezzature necessarie alla loro applicazione.
“Questa seconda normativa – aggiunge Radaelli – ci trova d’accordo, e ribadiamo in quest’occasione lo sforzo costante dell’Associazione nella
promozione dell’uso consapevole e corretto dell’agrofarmaco; la sospensione di molte molecole risulterebbe a maggior ragione inutile”.

Secondo lo studio, realizzato su un campione di 461 imprese agricole italiane, le loro performance dipendono, oltre che dal ciclo biologico, anche dallo sviluppo tecnologico della
meccanica, della difesa delle piante, della concimazione e dell’alimentazione animale. Il corretto utilizzo degli agrofarmaci, in particolare, garantisce il giusto sviluppo e una
produzione economicamente sostenibile delle colture.

La scelta di ricorrere ad agrofarmaci consente infatti di proteggere la colture mantenendo un elevato livello di produttività. Tali trattamenti hanno un impatto positivo anche
sulla qualità delle produzioni agricole, difendere le piante dai parassiti significa ridurre la presenza di funghi e delle relative tossine.

Nel corso degli anni studi effettuati sulle diverse colture hanno dimostrato che senza trattamenti la capacità di produzione della pianta si esprime solo parzialmente, la
protezione offerta dagli agrofarmaci consente infatti di innalzare i livelli produttivi aiutando la pianta ad esprimere al meglio le sue potenzialità.

Gli agrofarmaci, negli ultimi anni, sono stati caratterizzati da un importante sviluppo che ha portato alla sostituzione delle molecole di vecchia concezione con principi attivi di
nuova generazione a ridotto impatto ambientale, basti pensare che l’utilizzo di agrofarmaci negli ultimi sedici anni si è ridotto del 35%. Le quantità utilizzate
variano annualmente in funzione delle condizioni climatiche stagionali che richiedono la necessità di effettuare trattamenti più o meno intensi.

Lo studio di Nomisma ha inoltre evidenziato la differenza di utilizzo degli agrofarmaci nelle varie regioni dell’UE. Ad esempio nei Paesi del Nord Europa a clima umido è
prevalente l’utilizzo di fungicidi ed erbicidi per combattere le infezioni parassitarie e le erbe infestanti. Nel Sud Europa, oltre a queste problematiche, va annoverata anche la
necessità di combattere le infestazioni di insetti, in particolare nelle colture arboree, e in paesi come la Spagna e l’Italia l’impiego di agrofarmaci risulta
pertanto più strutturato e complesso.

Anche gli stessi agricoltori sottolineano l’indispensabilità degli agrofarmaci ed esprimono un giudizio favorevole nei confronti di questi supporti in relazione al
raggiungimento di grossi obiettivi produttivi. Nove agricoltori su dieci sostengono infatti che in assenza di agrofarmaci la produzione si ridurrebbe del 10% nel breve periodo. Nel caso
di una grave infestazione, senza la possibilità di intervenire, si rischierebbe l’intera perdita del raccolto; di conseguenza il 71% degli agricoltori intervistati ritiene
molto importanti gli agrofarmaci per la loro funzione. Complessivamente l’86% degli agricoltori dichiara che negli ultimi dieci anni gli agrofarmaci hanno consentito di migliorare
la resa, la qualità e la sicurezza del prodotto agricolo finale.

Si può infine riscontrare dal Rapporto che la percezione degli agrofarmaci si rivela omogenea in tutto il territorio italiano con alcune eccezioni dettate dall’orientamento
produttivo della singola azienda agricola, in particolare le imprese impegnate nella produzione maidicola, necessaria all’alimentazione del bestiame, considerano molto importanti
gli agrofarmaci.

La grande attenzione rivolta all’ambiente e alla salute umana da parte delle Istituzioni europee e locali è stata accolta dalle imprese produttrici di agrofarmaci che da
tempo hanno avviato un percorso mirato a coprire tutta la filiera che va dalla produzione all’utilizzatore finale, attraverso la assunzione delle proprie responsabilità
finalizzata al raggiungimento di un elevato standard produttivo e qualitativo che garantisca la massima competitività agricola dell’Italia e dell’Unione Europea.

 

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