Francia: c’è interesse per l’espresso all’italiana

By Redazione

 

Le recenti esperienze dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano con gli operatori francesi dell’ospitalità dimostrano che c’è interesse per
l’espresso all’italiana. Il mercato si può cambiare, ma ci vogliono coraggio e costanza

A novembre Equip’Hotel, la fiera parigina dedicata alle attrezzature dell’ospitalità, ha fornito alcuni spunti di riflessione molto interessanti sulla
possibilità di cambiare le abitudini di un mercato, nel caso specifico quello francese.

Gli chef stellati, attrazione principale della manifestazione, avevano un teatro dove mostrare i loro piatti, un teatro preso letteralmente d’assalto. Il nostro gruppo, quello
dell’Espresso Italiano Certificato, aveva la sua area espositiva proprio nello stesso padiglione ed è stato altrettanto apprezzato.

Cosa abbiamo fatto per riscuotere tanto apprezzamento? Come rappresentanti dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano abbiamo organizzato dei seminari quotidiani per far capire
agli operatori francesi quanto è importante la professionalità nella preparazione di un espresso o di un cappuccino. Gli abbiamo ricordato che il caffè, come i
prodotti che loro solitamente trasformano con elevata professionalità ai fornelli, è un semilavorato per la cui preparazione è richiesta altrettanta capacità
e competenza.

Il mercato francese del caffè, di cui Parigi è una parte molto consistente, presenta dei consumi importanti in termini di volume. Ma i francesi sono stati abituati nel
tempo a bere un prodotto più simile alla nostra moka che non all’espresso correttamente preparato con macchine professionali. Quindi caffè molto lunghi, di
scarsa estrazione e con aromi estremamente deboli.

E’ palese che quando in un mercato esiste un’abitudine al consumo così consolidata non ci si muove facilmente in un’altra direzione. Tuttavia gli operatori che
hanno partecipato ai seminari hanno manifestato un alto gradimento nei confronti dei nostri prodotti, cogliendo la differenza di qualità rispetto a prodotti di levatura
inferiore.

Il messaggio è chiaro: il mercato francese si può cambiare, occorre però coraggio e costanza. I peggiori nemici di questo cambiamento paradossalmente potrebbero
essere quei torrefattori italiani che immettono sui mercati stranieri miscele di scarsa qualità, mortificando l’italianità dell’espresso. Ma grandi
difficoltà nel cambiamento si avranno anche se non si investirà con costanza nella formazione dei baristi. Sono loro che decretano il successo della tazzina perché
sono loro che lavorano alle macchine. Se è vero quindi che l’espresso e il cappuccino sono due bandiere dell’Italia nel mondo, è altrettanto vero che solo
professionisti di livello possono tenerle ben alte.

Marco Paladini, presidente Istituto Nazionale Espresso Italiano

 

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