Agrocarburanti sotto accusa più che mai

Biocarburanti = biocatastrofe? Il nuovo rapporto dell’Ocse (Organizzazione dei Paesi industrializzati) non lo dice in modo netto, ma fa intendere che una moratoria sarebbe opportuna.

Gli aiuti agli agrocarburanti costano molto cari ai contribuenti degli Stati ricchi: in America del Nord e nell’Ue, il sostegno pubblico ha raggiunto gli 11 miliardi di dollari nel 2006, e a
questo ritmo si arriverebbe a 25 miliardi di Usd all’anno entro il 2015.

In più, le tasse sull’importazione “proteggono le imprese nazionali contro la concorrenza straniera” e “sono onerose per i consumatori”.

Ma soprattutto gli agrocarburanti non mantengono le promesse di lotta al surriscaldamento: il loro contributo alla riduzione dei gas serra nei trasporti può arrivare tutt’al
più a uno 0,8% nel 2015.

In quanto agli agrocarburanti di seconda generazione (scarti agricoli o piante non alimentari), “non saranno operativi prima di dieci anni”. Inoltre potrebbero avere un effetto indiretto sulla
deforestazione, necessaria per coltivarli”.

L’Ocse invita perciò i Governi a concentrarsi “sulle economie d’energia nei trasporti”.

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