Agricoltura: Il grano importato non è sempre sicuro
20 Novembre 2009
Viterbo – “La grave crisi che sta flagellando il settore agricolo in generale e quello cerealicolo in particolare, oltre a creare insormontabili difficoltà alle aziende, rischia di
mettere a repentaglio la salute dei consumatori”. E’ quanto sostiene Coldiretti Viterbo in relazione al crollo del quantitativo di grano duro della Tuscia (-60% rispetto al 2008), da dove
proviene circa la metà della produzione laziale.
“L’Italia – spiega il direttore Gabriel Battistelli – produce il 70% del proprio fabbisogno di grano duro (40 milioni di quintali) e il 45% del grano tenero (32 milioni di quintali). Importa,
quindi il 30% del grano duro (20 milioni di quintali) e il 55% del grano tenero (43 milioni di quintali). I primi Paesi esportatori sono il Messico e l’Ucraina, dove non esistono le nostre stesse
norme sanitarie. Ad esempio – aggiunge – sul grano non vengono eseguite né le analisi sulla contaminazione radioattiva e sui residui di fitofarmaci utilizzati nei paesi di
provenienza, banditi dall’Europa”.
Ad avviso di Battistelli, tra le prime cause della crisi della cerealicoltura ci sarebbe la “voracità” delle industrie di trasformazione. “Sostengono – afferma – che debbono acquistare
grano all’estero perché il nostro avrebbe carenza di proteine. In realtà, le importazioni concentrate in concomitanza con la campagna di raccolta sono vere e proprie azioni
speculative finalizzate all’abbattimento del prezzo del grano italiano”.
“Se vogliamo tutelare la salute dei consumatori, affrontare l’emergenza agricoltura italiana ed evitare speculazioni sul mercato – dice il presidente di Coldiretti Viterbo Leonardo
Michelini – è necessario rendere obbligatoria l’indicazione d’origine territoriale del grano tenero e duro”.
Secondo Michelini è inoltre indispensabile “effettuare le analisi delle caratteristiche qualitative e sanitarie sulle produzioni importate, pubblicare i dati relativi alle importazioni (al
fine di garantire la tracciabilità delle produzioni), revisionare l’attività borsistica delle Camere di commercio”.
Infine, ad avviso di Michelini, l’Italia si deve dotare “di un sistema di stoccaggio differenziato per lotti omogenei di produzione che valorizzi la qualità. A questo fine – conclude –
Coldiretti, tramite i suoi consorzi agrari sta creando una holding per aggregare masse critiche significative, tracciate, e creare economie di scala e sinergie in grado di valorizzare
l’agricoltura italiana”. In provincia di Viterbo, il settore agricolo occupa circa il 10% della forza lavoro, il triplo della media nazionale.
Ansa.it per NEWSFOOD.com





