Agricoltura di montagna: +3% occupati, fatturato di tre miliardi

Agricoltura di montagna: +3% occupati, fatturato di tre miliardi

L’Agricoltura di montagna rivendica il proprio ruolo economico, contro anni di povertà ed abbandono. Ad oggi, la montagna italiana vanta 150.000 imprese a conduzione familiari, capaci di
far registrare un fatturato di 3 miliardi e, dopo anni difficili, un +3% di occupati giovani ed un +0,5% in assoluto sul numero totale.

E’ quanto afferma Giampietro Comolli, economista dei distretti produttivi agroalimentari italiani, prossimamente in vista dell’evento “Made in Malga…in Citta'” il 7 e 8 settembre ad Asiago.

Secondo Comolli, l’agricoltura di montagna può generare “Una crescita del PIL nazionale dello 0,09%, poco rispetto alle necessità del Paese, ma un segnale importante”. In termini
di cifre generali, l’agricoltura montana vale 1,7 mld di euro, un fatturato di circa 3 mld di euro: tra i settori, domina il caseario (32%), segno tangibile della “Presenza anche di allevamenti
bovini, caprini, ovini”.

E, tra le varie regioni, il Vento ha un ruolo importante, nonostante un passato non positivo: “Ha perso negli ultimi 40 anni, circa il 35% dei pascoli, ovvero un uso del suolo diverso da quello
vocato”. Tuttavia, il Veneto di oggi ha 500 malghe, il 50% pubbliche, e 45.000 ettari nel solo altipiano d’Asiago ed è necessario un passo di tutela ulteriore: è indispensabile
“Creare le condizioni per una distrettualità produttiva montana per certi alimenti. Bisogna arrivare prestissimo a stendere una legge vera su cosa è il made-in-Italy generale e in
particolare la dieta alimentare italiana”.

Matteo Clerici

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