Agricoltura, Cia: per le imprese i conti sono sempre più in rosso

 

Ormai l’agricoltura è piombata in una grave crisi. Un’ impresa agricola su tre è a rischio. I bilanci aziendali sono sempre più “in rosso”.
I costi produttivi crescono in maniera preoccupante e con essi gli oneri contributivi e il “peso” asfissiante degli adempimenti burocratici. A ciò si aggiunge il
problema irrisolto dell’Ici sui fabbricati rurali che, se non si troveranno le opportune soluzioni, può esplodere in modo dirompente e mettere in ginocchio migliaia di
imprenditori. Non solo. Al danno si aggiunge la beffa. Il mancato rifinanziamento del Fondo di solidarietà nazionale per le calamità naturale non permette la copertura
assicurativa per i produttori che davanti alle conseguenze provocate dal maltempo corrono il pericolo di non ricevere alcun risarcimento. Per la Cia-Confederazione italiana agricoltori
siamo in presenza di una scenario allarmante, aggravato da risposte parziali e sbagliate da parte del governo che non ha compreso la reale portata della crisi che sta attraversando il
settore.

Sia nella finanziaria che nel decreto anti-crisi del governo non si trovano -afferma la Cia- interventi mirati alla soluzione delle complesse questioni che oggi assillano gli
imprenditori agricoli italiani. Nonostante le ripetute sollecitazioni e il quadro preoccupante delle imprese agricole, che vedono sempre più allontanarsi sviluppo e
competitività, non si sono reperite le risorse necessarie per ridare certezze e prospettive ad un settore che ora rischia di subire ulteriori effetti negativi da una crisi che si
sta rivelando una delle più complesse e difficili degli ultimi trent’anni.

Per questo motivo la Cia ha annunciato la ripresa della mobilitazione sull’intero territorio nazionale, dopo le iniziative sviluppate nello scorso mese di novembre.
L’obiettivo è quello di richiamare l’attenzione sulle pressanti questioni agricole e di sollecitare misure straordinarie urgenti in difesa dei redditi dei produttori
agricoli, come quelle contenute nel disegno di legge presentato dal presidente della Commissione Agricoltura del Senato Paolo Scarpa Bonazza che, quindi, andrebbe discusso e approvato
in tempi rapidi.

Senza interventi incisivi e finalizzati ad una riduzione dei costi che oggi comprimono le capacità imprenditoriali, si corre, dunque, il pericolo di un tracollo che avrà
effetti devastanti per l’intero sistema economico. Oltre alla chiusura di aziende agricole, specie quelle che operano in zone di montagna e aree svantaggiate, si
verificherà -avverte la Cia- un “taglio” netto delle nostre produzioni agricole e con la conseguente invasione dall’estero. I risultati sarebbero due:
acquisteremo prodotti di qualità scadente e impennata dei prezzi per i consumatori. Non solo. Il settore vedrà diminuire l’occupazione e il calo produttivo
determinerà una flessione del nostro export agroalimentare, oggi fiore all’occhiello del “made in Italy” di qualità.

Davanti alla continua crescita dei costi, divenuti veramente onerosi, e alle difficoltà di ordine economico, al momento, non ci sono alternative. L’agricoltura -sostiene la
Cia- è destinata a registrare nuove pesanti contrazioni. D’altra parte, sia i risultati dell’annata agraria 2008 e l’andamento del valore aggiunto agricolo
parlano chiaro. Dicono che il settore è in recessione e che per gli agricoltori si prospetta un futuro alquanto incerto, con prospettive veramente allarmanti. Come si stanno
trovando risorse per il settore dell’auto, anche per l’agricoltura andrebbero varati interventi che permettano di superare una crisi che può divenire devastante.

 

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