AESSE: 100 miliardi di evasione. Che Italia sarebbe se tutti pagassero le tasse?

AESSE: 100 miliardi di evasione. Che Italia sarebbe se tutti pagassero le tasse?

Che Italia sarebbe se tutti pagassero le tasse? Se lo chiedono le Acli nell’ultimo numero della rivista Aesse, Azione Sociale, consultabile online sul sito delle Associazioni cristiane dei
lavoratori italiani. L’evasione fiscale in Italia è stimata intorno ai 100 miliardi di euro, pari a circa il 7,8% del prodotto interno lordo: cioè l’intero bilancio 2009 per il
settore della protezione sociale; 2 volte il bilancio per l’Istruzione; 5 volte il bilancio dello Stato per ordine pubblico e sicurezza. La «pesca grossa» nei confronti dei grandi
evasori è affidata allo strumento del «redditometro»: basterà?

Il 9 aprile scorso ricorreva il decennale della morte di Livio Labor, presidente delle Acli dal 1961 al 1969. Con lui, l’associazione si afferma come soggetto «autonomo» e influente
nella vita del Paese. Un ricordo del suo operato alla vigilia di un evento a lui dedicato.

Le storie dall’Italia che fa bene. Cose da «pazzi», a Napoli, dove i mobili finiti nella spazzatura vengono recuperati e venduti dai ragazzi con problemi psichici. Il negozio ha
aperto da un anno e si chiama «Che follia». A Brescia, la giustizia è un «Donum». Una delibera comunale esclude gli stranieri dal bonus bebè. Le Acli e le
altre associazioni cittadine replicano con una sottoscrizione di fondi da destinare anche ai figli degli immigrati, il «Donum bebè». «A un metro da terra»: storie
di agricoltori che puntano su qualità, innovazione e cultura.

Le nuove rubriche. «Scelta di parte», storie di imprenditori per la legalità: Ranieri Bolognese e la moglie Monica sono i propretari dell’Arcobaleno, il minimarket a Bagnoli
che resiste alla pressione e alle intimidazioni del racket. «Il mondo è qui», storie di cittadini stranieri che fanno l’Italia con il loro lavoro: Moustafhà Dieng,
operaio, sarto e organizzatore di sfilate di moda, racconta il suo Senegal. «La Costituzione»: il presidente emerito della Coste Costituzionale, Valerio Onida, commenta l’art. 1:
«L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro».

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