Salone del Gusto, Coldiretti: “Il grano crolla più della borsa”

 

Il prezzo mondiale del grano è crollato del 60 per cento in sei mesi sul mercato internazionale con perdite di oltre 120 miliardi di euro per i contadini dei diversi continenti
che rischiano di essere costretti ad abbandonare una coltivazione dalla quale dipende la sopravvivenza di miliardi di persone con un raccolto di quasi 600 milioni di tonnellate
all’anno. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini, sulla base di una analisi della maggiore organizzazione degli imprenditori agricoli europei, svolta
in occasione del Salone del Gusto e di Terra Madre alla luce dei dati del Chicago Board of Trade che rappresenta il punto di riferimento per il commercio internazionale delle materie
prime agricole.

Cosi come i governi mondiali stanno prendendo provvedimenti per limitare gli effetti della crisi finanziaria allo stesso modo, ci si deve rendere conto delle necessità di
intervenire poichè – sostiene Marini – le forte oscillazioni dei prezzi dei prodotti alimentari legati a fenomeni speculativi rendono ancora piu’ drammatico il problema
della fame.

“L’emergenza alimentare non si risolve con i prezzi bassi all’origine per gli agricoltori, perché di questi non beneficiano i consumatori e non consentono di coprire i
costi di produzione e, nel lungo periodo, portano alla chiusura delle imprese e alla destrutturazione del sistema con immaginabili ripercussioni di carattere economico e sociale”,
precisa il presidente della Coldiretti nel sottolineare che “serve sui mercati una maggiore stabilità per chiudere le porte alla speculazione e consentire una adeguata
programmazione della produzione e una più equa distribuzione del valore nella filiera”.

Dalla fine del mese di marzo, quando le quotazioni avevano raggiunto i 12,5 dollari per bushel, il prezzo del grano – sottolinea la Coldiretti – ha iniziato a crollare per
raggiungere il valore minino di 5,2 dollari per bushel ad ottobre, con un calo del 60 per cento in sei mesi.

L’andamento delle quotazioni dei prodotti agricoli è – sottolinea la Coldiretti – fortemente condizionato dai movimenti di capitale che si spostano con facilità dai
mercati finanziari a quelli delle materie prime come il petrolio ma anche grano, mais e soia. Manovre finanziarie sul cibo che hanno aperto le porte alle grandi speculazioni
internazionali che stanno “giocando” senza regole sui prezzi delle materie prime agricole dove – precisa la Coldiretti – hanno provocato una grande volatilità
impedendo la programmazione e la sicurezza degli approvvigionamenti in molti Paesi.

La situazione – conclude la Coldiretti – è drammatica anche in Italia con il grano tenero che è sceso sotto i 16 euro per quintale e quello duro sotto i 22 euro per
quintale, valori che non consentono di coprire i costi di produzione in forte ascesa ( 56 per cento in un anno per i concimi) e mettono a rischio le prossime semine.

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