Nutrimento & nutriMENTE

Additivi “chimici”: in TV i nipotini di Villejuif

By Redazione

La recente “inchiesta” di Striscia la notizia riguardante la cucina molecolare ha rispolverato uno degli argomenti più utilizzati da chi vuole stigmatizzare la mala-alimentazione: gli additivi chimici.

Bene si è espresso, sull’argomento, il prof. Bressanini, nel suo interessantissimo sito SCIENZA IN CUCINA (si veda il link nelle note finali):

«Devo parlare di Striscia la Notizia. Sembra strano in una rubrica (quasi sempre) scientifica dover commentare un servizio di una delle trasmissioni più seguite della televisione italiana che, di solito, non ha come obiettivo divulgare la scienza ma piuttosto elargire tapiri, mettere in luce episodi di malcostume, mostrare belle ragazze e far fare quattro risate al pubblico.

No, il tema principale erano gli “additivi chimici” …voglio ricordare che qui l’aggettivo “chimico” è assolutamente neutro, senza implicazioni emotive negative o connotazioni peggiorative.

L’uso corrente invece lo vorrebbe contrapposto a “naturale” ma questa distinzione è completamente priva di senso e frutto di una serie di pregiudizi. Dal punto di vista puramente scientifico non ci sono gli “additivi chimici” contrapposti agli “additivi naturali”, anche se a volte per questioni di puro marketing questo pregiudizio del grande pubblico viene sfruttato molto bene.

Eggià, perché “sparare” nel mucchio sugli additivi, contrapposti alla “buona cucina di una volta” (stile ma vuoi mettere un bel piattone di spaghetti?), senza distinguere QUALI additivi si usano è semplicemente indice di ignoranza. Di cui senza pudore si va addirittura fieri».

E’ appena il caso di aggiungere che esiste un’unica categoria, quella degli “additivi alimentari”, il cui impiego (in quali alimenti possono essere utilizzati, in quali dosi, ecc.) è accuratamente regolamentato. Per ognuna di queste sostanze la normativa impone dettagliati requisiti di purezza, che stabiliscono le modalità di preparazione, la composizione, l’assenza di sostanze nocive, ecc.

A questo punto è lecito chiedere: ma allora che cosa ha, in realtà, scoperto l’inchiesta?

Le sostanze utilizzate erano additivi alimentari impiegati secondo dosi o modalità non previste dalla legge? O erano sostanze di altra natura? Domande troppo difficili, che avrebbero richiesto un minimo di serietà (e di competenza), ma che, soprattutto, avrebbero un po’ attenuato il polverone e quindi gli ascolti…

Né, con tutto il rispetto, ci è parso chiarificatore l’intervento del prof. Paolo Stacchini (Istituto Superiore di Sanità!):

“Molti dei prodotti che abbiamo visto sono additivi chimici [Tu quoque, Paolo!] e in Italia, come in quasi in tutta Europa vengono regolamentati con il criterio della lista positiva: possiamo utilizzare nella produzione degli alimenti esclusivamente quelle sostanze che sono state preventivamente valutate e inserite in elenchi che fanno parte del testo di legge. Gli additivi tra le altre cose servirebbero per conservare, proteggere dall’ossidazione i prodotti alimentari. Hanno una loro funzione precisa. Devono essere impiegati in maniera responsabile, capace e competente”.

Un po’ come dire:
Monsieur de La Palisse est mort, est mort devant Pavie.

Un quart d’heure avant sa mort il était encore en vie.

L’episodio di Striscia, con il suo attaco agli additivi, ci ha riportato alla mente un fatto che, pur essendo vecchio di più di trent’anni, gli addetti ai lavori non avranno certo dimenticato: il volantino di Villejuif.

Nel 1976 apparve un volantino ciclostilato (che ebbe una certa diffusione, seppur in forma cartacea: Internet era ancora lontano…), con un elenco di additivi alimentari, suddivisi secondo la pericolosità, in “innocui”, “sospetti” e “tossici”. Nel ciclostilato erano elencate anche merendine, bibite, caramelle e aperitivi contenenti additivi tossici (in quanto, appunto, “chimici”…).

Ovviamente gli Enti e le persone citate nel volantino come origine delle informazioni smentirono ogni possibile rapporto col documento, ma tant’é. Il foglietto, prima di entrare a far parte delle bufale DOC, circolò e la notizia venne ripresa dagli organi di informazione che sovente, allora come oggi, di informazione ne fecero e ne fanno poca.

Di tempo ne è passato molto, ma purtroppo, poco è cambiato se non l’efficacia dei mezzi di comunicazione: dalla semiclandestinità dei volantini di “controinformazione” agli elevati indici di ascolto delle trasmissioni di “denuncia”.

E dunque, come concludere?

Forse è il caso di ricordare al buon Laudadio quanto sia pericoloso avventurarsi in territori sconosciuti: Sutor, ne ultra crepidam! tuonavano gli antichi e i saggi milanesi, riprendendo il concetto, Ofelée fa ‘l tò mestee!

NOTE FINALI, per chi vuole approfondire:

SCIENZA IN CUCINA

Volantino di Villejuif

 

Dott. Alfredo Clerici
Tecnologo Alimentare

Newsfood.com

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