New York. Christie’s, il miliardario e le bottiglie della discordia

New York. Christie’s, il miliardario e le bottiglie della discordia

By Redazione

Christie’s, la più famosa casa d’aste del mondo, è coinvolta in un disputa legale sull’autenticità di quattro bottiglie di vino.

Tutto inizia nel 1988: Hardy Rodenstock vende al miliardario USA William Koch quattro bottiglie di vino identificate come proprietà del defunto presidente Thomas Jefferson. Per ottenere
tali reperti, marcati con la sigla Th. J, Koch pagò 311.804 dollari.

Ora, Koch sostiene che le bottiglie sono false e che la casa d’asta, ha contribuito al loro camuffamento spacciandole per autentiche.

Nella denuncia, presentata ad una corte di New York, Koch sostiene di aver acquistato il vino solo perché Christie’s aveva venduto in precedenza altre bottiglie della stessa partita,
tutti oggetti di cui cataloghi ufficiali proclamavano l’autenticità. Ma, sostiene Koch, le bottiglie erano false e la casa d’aste lo sapeva, pur avendo proseguito nella loro vendita per
decenni.

Riguardo alla non autenticità del prodotto, spiega Koch: “Non l’ho scoperto fino al 2005 quando mi è stato chiesta una fotografia delle bottiglie che doveva venir inserita in un
catalogo del museo di Boston”. Allora, il miliardario si era rivolto alla Fondazione Thomas Jefferson (in Virginia) per autenticare il vino. In questo modo aveva saputo dagli esperti in
questione come essi erano contatti da Christie’s prima della messa all’asta delle bottiglie, ma che era stato molto “problematico” trovare un collegamento tra le bottiglie e il presidente
americano. Ma, conclude Koch, nei cataloghi della case d’aste tali dubbi non venivano mai menzionati.

Ferma la reazione di Christie’s. I portavoce hanno respinto con decisione le accuse, dichiarando in una nota stampa di voler difendere con fermezza la compagnia.

Nella vicenda è coinvolto anche Michael Broadbent, ex direttore della filiale di New York, esperto di vini nonché autore dei cataloghi. Intervistato sui fatti, l’enologo ha
smentito le accuse, definendo “Alquanto offensive” le tesi di Koch. Egli ha inoltre ha confermato che le bottiglie risalgono all’epoca in questione negando di aver mai glissato su qualunque
dubbio circa la connessione dei vini con Thomas Jefferson.

Fonte: Andrew Johnson, “Christie’s sells ‘fake’ vintage wine, claims billionaire”, The Indipendent, 18/04/010

Matteo Clerici

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