Treviso al Vinitaly, “La Marca vini e spumanti” di Oderzo (TV)

Treviso al Vinitaly, “La Marca vini e spumanti” di Oderzo (TV)

By Redazione

È trevigiana una delle realtà di eccellenza nel panorama della produzione vitivinicola italiana, che sarà tra le protagoniste del Vinitaly 2010: si tratta de “La Marca Vini e
Spumanti” di Oderzo (TV) che, con un fatturato di 35 milioni di euro nel 2009 (in crescita rispetto all’anno precedente) e una produzione di 15 milioni di bottiglie (in maggioranza Prosecco DOCG
e DOC), si qualifica come una delle aziende più floride della provincia.

Ne parliamo con Valerio Cescon, presidente de La Marca Vini e Spumanti – consorzio di secondo grado che associa 10 cantine per un totale di 5.000 soci e 7.000 ettari di vigneti – e presidente
settore vitivinicolo Confcooperative Fedagri Veneto.

In che modo l’essere realtà cooperative influenza il vostro lavoro e, di conseguenza, la produzione?

La cooperazione è un sistema veramente unico: per loro stessa definizione le cooperative non possono delocalizzare – perché il prodotto viene conferito dai soci – e sono
strettamente legate al territorio. Questo crea un circolo virtuoso sia per i produttori – il nostro primo obiettivo è quello di assicurare loro un reddito dignitoso e costante nel tempo –
sia per i consumatori, che hanno garanzie in merito alla salubrità e provenienza del vino. Nel caso specifico de La Marca, dobbiamo valutare anche l’aspetto sociale del nostro lavoro:
considerando l’entità della nostra produzione, possiamo presentarci nel mercato in una posizione privilegiata, agendo anche da calmiere dei prezzi.

Quali sono i punti di forza e le prospettive del settore cooperativo vitivinicolo, in provincia di Treviso e a livello regionale?

Posso dire che stiamo cercando di creare un sistema di cooperative che possa muoversi in modo univoco, condividendo obiettivi e strategie, per dare maggiori garanzie anche ai piccoli produttori,
che altrimenti si troverebbero a dover confrontarsi con i competitors partendo da una posizione svantaggiata. In generale dobbiamo considerare alcuni aspetti: il vino è un bene
voluttuario, le cui vendite sono certamente influenzate dalla crisi. Un consumatore di fronte a una riduzione delle proprie entrate tenderà ad acquistare prodotti a una fascia di prezzo
inferiore, e l’equilibrio tra domanda e offerta porterà inevitabilmente a un abbassamento dei prezzi. Inoltre nonostante l’unicità di alcune nostre produzioni, risentiamo della
concorrenza, in particolare di quella dei mercati emergenti. Per il prossimo futuro sarà quindi necessario da un lato continuare a garantire gli standard qualitativi che finora hanno
contraddistinto le nostre produzioni, dall’altro ipotizzare una progettualità di medio-lungo periodo, che coinvolga tutto il sistema e che ci permetta di creare un’immagine forte dei
prodotti della zona, diversificando l’offerta.

Dopo 18 anni di stasi è stata approvata una normativa storica per la tutela dei vini italiani di qualità: il decreto di fatto riorganizza il
settore, puntando a una riduzione della burocrazia e a controlli più adeguati, conservando le denominazioni DOCG, DOC E IGT, pur nel rispetto delle indicazioni comunitarie. Crede che la
certificazione delle produzioni tipiche sia un vincolo o un vantaggio per il vostro settore?

Accolgo con favore questo aggiornamento normativo, che ha lo scopo di tutelare le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche dei vini DOC e IGT. Considero la tutela dei nostri vini una
priorità e andrà implementata, per esempio rendendo obbligatorio l’uso del contrassegno di Stato – che oggi contraddistingue i vini DOCG – anche per il Prosecco DOC di Treviso e le
altre produzioni tipiche. Non si tratta di protezionismo nei confronti delle produzioni locali, il nostro obiettivo semmai è quello di offrire il massimo delle garanzie ai consumatori, non
solo in termini di salubrità e tracciabilità del prodotto, ma soprattutto anche offrendo loro vini dal sapore unico, con una provenienza territoriale ben definita. Oltre il 50%
della nostra produzione è destinata ai mercati esteri (in particolare Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti): con questi strumenti possiamo garantire di far conoscere al mondo il vero
Prosecco, quello contraddistinto dai profumi della nostra terra e dal gusto delle nostre uve.

L’altro elemento innovativo introdotto dalla nuova normativa è la semplificazione burocratica. Cosa ne pensa?

L’introduzione di strumenti di semplificazione amministrativa per gli svariati adempimenti procedurali a carico di noi produttori non può che essere una buona notizia. La burocratizzazione
è oggi uno dei maggiori problemi che gravano il nostro settore: speriamo che la nuova normativa porti al giusto equilibrio tra l’effettiva efficacia dei controlli e la possibilità
di ridurre l’aggravio sui produttori.

I soci de La Marca Vini e Spumanti sono: Cantina Mareno, Cantina Sociale di Orsago, Cantina del Terraglio, Cantina Colli del Soligo, Cantina Sociale di Tezze di Poave, Cantina Sociale di Vazzola,
Cantina Sociale Cooperativa Agricola di Vittorio Veneto, Opitergium Vini, Vignaioli Veneto Friulani, Cantina Sociale di Codognè. Quest’ultima può contare su un particolare elemento
distintivo, che la rende unica nel panorama vitivinicolo provinciale e non solo: il suo presidente è una donna, Tania Tonon.

«In effetti in questo momento – racconta la Tonon – sono l’unica donna presidente di una cantina a livello provinciale e una delle pochissime con un ruolo direttivo in Veneto. Diciamo che –
anche se negli ultimi anni le cose sono un po’ cambiate – il settore vitivinicolo ha sempre avuto una forte predominanza maschile. Nel mio caso la nomina a presidente è successiva a 3 anni
alla vicepresidenza: in questo periodo i 480 soci della Cantina hanno quindi avuto la possibilità di valutare il mio lavoro “sul campo” e di dimostrare fiducia nelle mie idee e nelle
strategie che stiamo attuando». E aggiunge: «Da sempre la Cantina di Codognè, in linea con La Marca Vini e Spumanti, si adopera per promuovere lo spirito cooperativistico tra i
propri soci così da aumentare la redditività degli stessi e di conseguenza quella di tutto il Consorzio».

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