Perché tanta fame di “bio”?
17 Marzo 2010
Dopo 10 anni di crescita costante, il mercato “bio” in Inghilterra ristagna e accusa un calo del 10% rispetto al 2008 (fonte: TNS). A causa della recessione, commercianti, distributori e
consumatori devono scegliere fra cosa è necessario e cosa sarebbe bello acquistare. Ecco che i prodotti biologici restano negli scaffali. Con il potere di acquisto delle famiglie
più limitato, gli acquirenti si chiedono perché spendere di più per cibi esenti da pesticidi, i cui i benefici per la salute non sono ancora stati scientificamente provati e
che sono inoltre più cari degli altri.
E’ per rispondere a queste domande che un team di ricercatori della Cass Business School (Londra) ha recentemente pubblicato lo studio “Factors that Influence the Purchase of Organic
Food” (I fattori che influenzano l’acquisto dei prodotti alimentari biologici) in cui analizzano le leve di acquisto dei consumatori – prezzo e benefici per la salute – comparandole con i
risultati di un sondaggio svolto presso gli operatori del settore (buyers, produttori, distributori e cuochi). I risultati dello studio suggeriscono dei messaggi utili per rilanciare il consumo
dei prodotti bio.
Il credo bio: più che uno stile di vita
Lo studio della Cass Business School contiene buone e cattive notizie per il settore bio.Innanzitutto, sembra sia difficile far vacillare i consumatori convinti che
l’alimentazione bio costituisca una componente importante del loro stile di vita sotto la spinta di critiche di carattere nutrizionale. Secondo i dati della ricerca
è sorprendentemente alto il numero di persone che si fidano di quanto dichiarato dalle etichette bio e dal marketing, specialmente fra gli acquirenti abituali. Per convincere invece
gli acquirenti occasionali, più scettici, si dovrebbe lavorare di più a livello di marketing e di supporto scientifico – per chiarire, ad esempio, se le preoccupazioni sui residui
di pesticidi siano scientificamente fondate.
Bisogno di maggiori garanzie sulla sicurezza alimentare
Il principale bisogno dei consumatori di prodotti bio è la sicurezza alimentare. Un label che certifichi l’origine degli alimenti bio risponderebbe al bisogno di benessere fisico e
psicologico: “Una certificazione bio compenserebbe l’assenza di prove scientifiche che dimostrano come il consumo di prodotti alimentari biologici offra dei benefici reali alla salute sulla base
dell’apporto nutrizionale” spiega Caroline Wiertz, direttrice della ricerca. “La priorità per i commercianti è trasmettere un messaggio più chiaro che giustifichi i
prezzi più elevati dei prodotti bio” continua la Wiertz, “in Inghilterra, dove non abbiamo un’etichetta comune, gli “operatori del settore devono organizzarsi, agire insieme e
stabilire delle linee guida comuni per creare un’etichetta facilmente riconoscibile da tutti i consumatori”.
Il prezzo non è tutto
Se è vero che il prezzo costituisce una barriera agli acquisti, la ricerca della Cass rileva che, al contempo, può influire positivamente sulla percezione della qualità da
parte dei consumatori, rassicurandoli su questioni di salute e sicurezza. Vince Mitchell, Professore di Consumer Marketing alla Cass sottolinea l’impatto del fattore prezzo, in special modo
durante la recessione attuale: “differenti sono le ragioni per le quali i il mercato bio non appare più in buona salute come in passato: le differenze di prezzo; il mutare delle tendenze
legate ai consumi alimentari (per es. nuove cause da sostenere); l’esigenza di ridurre le distanze fra luoghi di produzione e luoghi di consumo, ma anche il fatto che l’alimentazione bio non
è riuscita a guadagnare il favore di una base di consumatori allargata. Per tutte queste ragioni, la causa verde, che era prepotentemente emersa in termini di mode alimentari negli anni
scorsi, dacché il paese è andato in rosso, ha perduto di tono”
Forte attenzione verso compatibilità ed equilibrio ecologico
In questa equazione c’entrano ben poco gli aspetti sociali e ambientali dei prodotti biologici. Ma i produttori di cibo bio e i professionisti del settore alimentare ritengono che le
questioni ambientali provocheranno un’accelerazione del dibattito man mano che crescerà il bisogno di trovare delle alternative ai metodi di coltura ed alla dipendenza dal petrolio. “A
poco a poco, si sta facendo strada nella gente l’idea che le politiche alimentari low cost degli ultimi 70 anni si basavano su una serie di presupposti errati: disponibilità infinita di
petrolio, terreni, acqua e suolo” dichiara Tim Lang, Professore di Politiche Alimentari della City University. “In questo senso, il movimento bio ha iniziato ad impegnarsi nel quadro più
ampio dello sviluppo e del consumo sostenibile e per questo motivo ritengo che meriti di essere sostenuto”.
A proposito di…
Cass Business School, City University, offre programmi di formazione, consulenza e ricerca innovativi, qualificati e sempre all’avanguardia. Situata nel
cuore di uno dei maggiori distretti finanziari al mondo, Cass si trova in una posizione privilegiata per divenire il fulcro intellettuale della City di Londra. I programmi MBA, i Master
specialistici e i corsi universitari godono di ottima reputazione grazie all’eccellenza accademica. Il Programma Executive MBA è classificato al 15° posto nel ranking del Financial
Times. Nell’attività di ricerca, di rilevanza internazionale, sono impegnati più di 100 dottorandi. Cass può contare sul più nutrito corpo docente per finanza,
assicurazioni e scienze attuariali in Europa. Al secondo posto per la ricerca finanziaria in Europa, al quarto nel mondo secondo il Financial Management Magazine (Stati Uniti esclusi), la ricerca
nei settori rischi e assicurazioni è stata classificata al secondo posto al mondo dal Journal of Risk and Insurance. Cass è il luogo dove confluiscono le idee di studenti, docenti,
professionisti, business leaders e protagonisti della politica per genere nuove prospettive. www.cass.city.ac.uk





