I SUPERMERCATI ESTERI A SOSTEGNO DELL’EXPORT ITALIANO
10 Maggio 2012
“Cibus Global Award”, organizzato dal Gruppo Food e Fiere di Parma, ha anche premiato le catene distributive estere che si sono distinte per parametri di
valutazione vanno dall’ampiezza dell’assortimento al numero di referenze a scaffale, dalle promozioni alle attività informative instore. Per effettuare le rilevazioni, il Gruppo Food si
è avvalso della collaborazione dei migliori esperti nei rispettivi mercati di riferimento: Retail Watch per il mercato europeo, Mra per quello americano, BTG group per quello asiatico.
Per la Gdo in Europa il primo classificato è la catena tedesca Edeka, per il vasto assortimento, per l’eccellente ordine e visibilità del prodotto italiano in scaffale, specie
nelle merceologie dei salumi e dei formaggi (secondo e terzo classificato l’inglese Waitrose e la francese Carrefour).
Per la Gdo statunitense il primo classificato è la catena Central Market, premiata per il grande coinvolgimento del consumatore nell’esperienza di acquisto del food italiano, con assaggi
e corsi (secondo Whole Foods e terzo Kings/Balducci’s).
Per la Gdo asiatica (Cina, Corea e Giappone) il primo premio è andato alla catena giapponese Isetan, per la gran cura messa nelle promozioni del prodotto italiano come le settimane delle
Italian Fairs, seguita dalla cinese City Super e dalla giapponese Kinokunya.
Le osservazioni sulla Gdo europea hanno evidenziato che le industrie italiane dovrebbero privilegiare l’investimento sui prodotti a marchio commerciale delle varie catene, che stanno aumentando
molto il livello qualitativo tanto da competere con i prodotti di marca, cercando però di evidenziare al massimo sulla confezione la tipicità italiana, accompagnandola
possibilmente con informazioni sul prodotto.
Negli Stati Uniti il problema è rappresentato dalla vastità del prodotto imitativo, tanto che sugli scaffali spesso convivono prodotti autentici italiani e prodotti falsi. La
domanda di prodotto italiano è crescente in tutto il Paese, non limitandosi a New York ed alle grandi città, con una grande richiesta di pasta, sughi e formaggi. Ma il popolo dei
“foodies”, il cui numero sale costantemente, reclama anche l’arrivo di insaccati, il prosciutto fresco in primis, penalizzato da una legislazione particolarmente protezionista. Le migliori
catene puntano su assaggi, informazione e servizio particolare in corsia, cioè personale in grado di spiegare il prodotto ed aiutare il consumatore ad orientarsi.
Più complesso il discorso sulla Gdo asiatica, dove il prodotto italiano se non viene spiegato rischia di non essere venduto, con l’eccezione della pasta che è un prodotto dove
l’italianità trionfa. Si vende bene anche l’olio, cui fa concorrenza l’olio spagnolo, e stanno conquistando spazi anche i formaggi ed i salumi. Esemplare l’esempio della Cina dove la
presenza radicata di catene francesi ed inglesi favorisce il consumo dei prodotti di quei Paesi. Anche in Asia la chiave è la formazione, quindi la illustrazione del prodotto, attraverso
assaggi, degustazioni, corsi e personale qualificato in grado di spiegare. Per quanto riguarda Cina (l’analisi si è limitata alle catene di Shangai) e la Corea il cibo italiano è
acquistato solo dalle fasce alte della popolazione, attratte dal lifestyle italiano, mentre in Giappone, dove la cucina europea è molto conosciuta da anni, tutti i prodotti italiani
hanno grandi potenzialità di penetrazione, anche i prodotti bio.





