Ancona: Il programma e la squadra Jacopo Morelli, candidato alla presidenza nazionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria

Ancona: Il programma e la squadra Jacopo Morelli, candidato alla presidenza nazionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria

By Redazione

Ancona – “L’Italia è indifesa di fronte all’allarme immigrazione; e gli opportunismi più miopi stanno riducendo l’Unione Europea a tante
moderne fortezze, negandole la possibilità di accompagnare questa incerta ‘primavera araba’ su un cammino democratico. Ma accanto a questo, dobbiamo occuparci anche dello sperpero di tanti
giovani talenti italiani, soprattutto in campo scientifico, ingessati da un sistema di regole arcaiche e costretti a cercare all’estero la realizzazione dei propri progetti di lavoro e di vita.
È sintomatico che la stessa immigrazione – almeno quella più qualificata – consideri l’Italia come una piattaforma logistica, un hub da cui ripartire verso paesi più capaci
di offrire reali opportunità”. Parola di Jacopo Morelli, 35 anni, vicepresidente nazionale dei Giovani
Imprenditori
con delega all’economia, candidato alla presidenza del Movimento.

Morelli ha presentato nella sede di Confindustria Marche il suo programma per la presidenza dei giovani di Confindustria e la squadra con cui intende
portarlo avanti nel triennio 2011-2014. Dopo Milano e Napoli, la tappa marchigiana ha concluso il ciclo di presentazioni ufficiali della nuova leadership nazionale dei Giovani di Confindustria,
sostenuta da uno schieramento molto ampio di gruppi regionali. Un progetto unitario su cui ha lavorato per mesi una numerosa community di imprenditori giovani, dal Friuli alla Sicilia: il primo
programma del sistema Confindustria sviluppato su Facebook.

Della nuova squadra farà parte il presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria Marche Simone Mariani, ascolano, candidato alla Vicepresidenza nazionale, con una delega strategica
alla crescita dei giovani imprenditori italiani: Organizzazione e sviluppo del Movimento e relazioni interne.

“Dopo una lunga esperienza a livello provinciale e regionale – ha affermato Mariani – è un onore avere l’opportunità di contribuire alla crescita del nostro Movimento in ambito
nazionale. Un bel riconoscimento ai giovani industriali marchigiani: senza il loro supporto questo risultato non sarebbe stato neanche pensabile”.

“Ancona è una delle grandi ‘porte’ storiche della frontiera italiana con il Mediterraneo, migliaia di chilometri di costa da cui è transitata la nostra ricchezza del passato.
Anche oggi il mare nostrum ha due grandi giacimenti di sviluppo, quello energetico e quello umano; l’attenzione è tutta indirizzata al primo, dimenticando la grande spinta alla crescita
che l’immigrazione governata con lungimiranza può dare allo sviluppo di tutta l’Europa, come avvenne per gli Stati Uniti negli anni Novanta. Ma l’accoglienza, la solidarietà e
l’inclusione non esistono senza garantire opportunità; che, purtroppo, oggi mancano anche ai nostri giovani” ha sottolineato Morelli.

“Chi, come noi, si batte per il futuro non accetta un’Italia cronicamente incapace di crescere oltre l’1%, un valore considerato pre-recessivo nel resto del mondo. Il costo sociale di questa
situazione è insostenibile e si scarica sui più giovani: chi ha scelto di giocare in Italia il proprio talento deve fare i conti con un paese demograficamente declinante,
socialmente bloccato, dove una pervasiva gerontocrazia stoppa l’innovazione e rappresenta l’antitesi della meritocrazia” ha osservato Morelli.

“La nostra mobilità sociale deve allarmarci; non dobbiamo rassegnarci alla prospettiva che le giovani generazioni staranno peggio di chi le ha precedute: chi ha talento deve poter
contare su un contesto sociale e normativo che lo valorizzi: è una pre-condizione necessaria ad ogni democrazia. A chi vuole avviare una propria impresa vanno garantite regole chiare e
un Paese competitivo: oggi un giovane che voglia intraprendere si trova di fronte ad un contesto che non premia né talento, né idee, né volontà di rischiare.
Così l’Italia non è un Paese per giovani” ha proseguito Morelli.

Cinque le parole d’ordine del programma di Morelli e della sua squadra: giovani, imprenditorialità, leadership, merito e futuro.

“Sappiamo di dover lavorare sodo, perché un Movimento di imprenditori giovani deve fornire ai propri soci un’adeguata cassetta degli attrezzi per competere sui mercati. Servono aziende
competitive, patrimonializzate, con strutture piatte e dirette; servono innovazioni tecnologiche; ma soprattutto serve più capacità di attrarre talenti dai contesti più
diversi, perché multiculturalità e diversity sono fattori di competitività. Non abbiamo scelto di fare impresa per una vita facile; e siamo convinti che le nostre attuali
difficoltà possano forgiare quella leadership necessaria a questo tempo in cui si deve ‘osare’ e ‘resistere'”.

“Ma fuori dalle aziende, l’Italia deve fare il tifo per i suoi giovani; abbandonare l’egoismo generazionale che ha fatto lievitare la spesa previdenziale dal 2% del PIL degli anni ’50, al 9% di
fine anni ’70, fino al 15% attuale. Un’Italia che smetta di chiudere gli occhi su un mercato del lavoro dualistico, in cui parte dei giovani sono condannati a forme contrattuali ibride a vita.
Non è possibile avere un sistema di regole che tutela solo chi il lavoro ce l’ha già e impedisce di premiare chi crea ricchezza per le imprese e per il Paese. Vale per i nostri
talenti; vale per quelli che possiamo attrarre da fuori”.

“Oggi – ha concluso Morelli – c’è bisogno di far ripartire l’Italia, perché c’è un generale difetto di social capability. La mancanza di un quadro certo politico e
giuridico e di un sistema di valori condiviso danneggia lo sviluppo economico. Occorrono liberalizzazioni e più concorrenza nei servizi e negli ordini professionali, legati ad arcaiche
regole corporative; deve aumentare il nostro grado di libertà economica, di libertà scientifica, di libertà dallo Stato, dove continuiamo a perdere posizioni nei ranking
internazionali. Senza dimenticare che il futuro dell’Italia inizia dai banchi di scuola; che occorrono quindi sistemi di verifica sulla qualità dell’insegnamento universitario e
l’abolizione del valore legale del titolo di studio; e che ci vuole un ruolo più stretto fra imprese e atenei, capaci di aprire le torri d’avorio alla ricerca trasferibile e alla
brevettazione utile alle imprese. Per rendere il nostro Paese contemporaneo alle sfide, abbiamo il doppio obiettivo di trattenere i nostri talenti con una società delle
opportunità; ma di essere anche una calamita di cervelli, talenti e saper fare che vengano in Italia con prospettive di lavoro e di futuro”.

Redazione Newsfood.com+WebTv

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