La terapia per il mais? Sperimentazione e innovazione
24 Gennaio 2008
«Lo studio Nomisma dimostra l’evidente necessità del nostro Paese di guardare con maggiore attenzione al comparto maidicolo, l’Italia, malgrado l’oltre milione di ettari di mais
coltivati, è sempre più dipendente dall’import di granella da Paesi terzi, questo perché le rese sono ferme da dieci anni, dal momento che il nostro Paese non ha più
investito nell’innovazione, la situazione è stata ulteriormente aggravata dalla campagna ideologica posta in essere contro l’impiego degli OGM in agricoltura».
Così ha dichiarato Marco Aurelio Pasti, presidente dell’Associazione Maiscoltori Italiani (AMI), il quale precisa, fra l’altro, come, negli altri Paesi europei, la sperimentazione non si
sia mai fermata. In Spagna, fra l’altro, i maiscoltori hanno liberamente accesso alla coltivazione di varietà OGM, godendo di benefici produttivi, ambientali e sanitari, mentre in Italia
si guarda ancora a questa tecnologia come ad un tabù.
«Lo studio effettuato nel 2005 dall’Istituto Nazionale Ricerca Alimenti e Nutrizione» ha aggiunto Pasti «aveva evidenziato un aumento delle rese del mais biotecnologico
rispetto a quello convenzionale fra il 30 ed il 40% ed un notevole abbattimento delle micotossine, ma questi dati sono stati completamente ignorati dalle istituzioni preposte e dai mezzi di
comunicazione. Come maiscoltori paghiamo quindi un dazio di mancati ricavi fra i 150 e i 200 milioni di euro all’anno, senza contare di dover utilizzare prodotti di vecchia generazione e minor
qualità».
Il presidente dell’AMI ha concluso ribadendo che «occorre riavviare immediatamente fin da questa stagione di semina la sperimentazione in campo sulle varietà di mais resistenti
alla piralide e le Regioni devono tracciare piani di coesistenza non penalizzanti e in linea con la Raccomandazione dell’Unione Europea. Non resta molto tempo, infatti, per evitare
un’inarrestabile perdita di competitività della nostra maiscoltura con conseguenze a valle della filiera agroalimentare».
*L’Associazione Italiana Maiscoltori (AMI) è nata alla fine degli anni settanta. Associata alla C.E.P.M., la Confederazione Europea dei Produttori di Mais, è attiva a
Bruxelles a difesa degli interessi del comparto. Tra le attività dell’A.M.I.: la revisione della PAC, rapporti con gli Enti di ricerca, sviluppo di filiere alternative come il no
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