Consumi alimentari delle famiglie italiane: meno quantità, più spesa. Il caso del pomodoro racconta un Paese che cambia
10 Agosto 2026
Tra inflazione, differenze territoriali e cambiamenti nei comportamenti d’acquisto, i dati mostrano una realtà diversa dalle semplificazioni.
Gli italiani comprano meno cibo ma spendono di più. Il pomodoro diventa il simbolo delle contraddizioni del mercato agroalimentare.
Newsfood.com, 9 agosto 2026
di Giampietro Comolli
Consumi alimentari delle famiglie italiane: meno quantità, più spesa. Il caso del pomodoro racconta un Paese che cambia.
Tra inflazione, differenze territoriali e cambiamenti nei comportamenti d’acquisto, i dati mostrano una realtà diversa dalle semplificazioni: gli italiani comprano meno cibo ma spendono di più. Il pomodoro diventa il simbolo delle contraddizioni del mercato agroalimentare.
Meno consumi, più spesa
Le analisi diffuse nei primi giorni di agosto da istituti di ricerca di Milano, Mestre e Roma evidenziano un ulteriore rallentamento dei consumi alimentari nei mesi di maggio, giugno e luglio 2026.
Le cause sono diverse. Le alte temperature influenzano certamente le abitudini alimentari, ma non spiegano da sole il fenomeno. A incidere è soprattutto il progressivo aumento dei prezzi al consumo.
Il caso del pomodoro è emblematico.
Il mistero del pomodoro
In piena stagione di raccolta, il prezzo del pomodoro fresco può passare da circa 1,60 euro al chilogrammo nel Sud a oltre 5 euro nel Nord, mentre sugli scaffali della grande distribuzione i prezzi tendono spesso ad allinearsi. Un paradosso, se si considera che la maggiore produzione di pomodoro fresco è concentrata in Puglia, la trasformazione interessa soprattutto la Campania e gran parte del concentrato viene realizzata in Emilia-Romagna e Lombardia. Una filiera tutta italiana che continua però a produrre forti differenze di prezzo lungo la distribuzione.
Non solo pomodori
Situazioni analoghe riguardano anche altri prodotti ortofrutticoli, dagli asparagi ai piccoli frutti fino alle albicocche. Carne e pesce, pur mantenendo prezzi elevati, presentano oggi oscillazioni più contenute rispetto ad altri comparti.
Tra gli aumenti più significativi vengono segnalati:
- uova (+14,1%);
- latte e derivati (+11,7%);
- cereali (+11,7%).
Il ruolo delle politiche europee
Anche le politiche europee incidono sulle prospettive del settore agroalimentare. L’obiettivo della progressiva elettrificazione e della transizione energetica rappresenta una sfida importante, ma rimangono aperte molte domande sui costi complessivi, sulla sostenibilità economica e sulla gestione futura delle nuove tecnologie.
Prima ancora delle imprese private dovrebbe essere il settore pubblico a dare l’esempio attraverso investimenti concreti e una pianificazione coerente.
I dati raccontano una realtà diversa
Dal 1991 l’Osservatorio OVSE e CevesUni analizzano l’evoluzione dei consumi agroalimentari.
Secondo i dati Eurostat, Istat e Ismea, nel 2025 la spesa alimentare domestica italiana ha superato 184,8 miliardi di euro, con una crescita del 5,2% rispetto all’anno precedente.
Ogni famiglia ha destinato mediamente tra 440 e 477 euro al mese all’alimentazione.
Negli anni immediatamente successivi alla pandemia la spesa complessiva oscillava tra 170 e 195 miliardi di euro, con incrementi annuali anche superiori al 5%.
Il dato più significativo, tuttavia, è un altro.
Meno quantità nel carrello
Dal 2022 al 2025 la spesa complessiva delle famiglie italiane per alimenti e bevande è aumentata del 26,4%, mentre i volumi acquistati sono diminuiti dell’8,1%.
In altre parole, si compra meno ma si paga di più. Lo stesso fenomeno interessa molti Paesi europei.
In Germania il calo dei consumi alimentari rispetto al 2022 supera il 24%, mentre nel Regno Unito, anche dopo la Brexit, la contrazione dei volumi continua ad essere significativa.
Un’ultima riflessione
Esiste però un dato che merita attenzione. Se da una parte le famiglie acquistano meno alimenti, dall’altra gli sprechi alimentari diminuiscono molto meno: appena il 5%.
Spendiamo di più, acquistiamo meno, ma continuiamo a buttare via troppo cibo.
Forse è proprio da questa contraddizione che dovrebbe partire una riflessione seria sulla politica alimentare, sul funzionamento delle filiere e sulle scelte economiche che riguardano famiglie, imprese e istituzioni.
Box
Numeri chiave su consumi
| Indicatore | Valore |
|---|---|
| Spesa alimentare famiglie 2025 | oltre 184,8 miliardi € |
| Crescita della spesa | +5,2% |
| Spesa media mensile per famiglia | 440-477 € |
| Aumento spesa 2022-2025 | +26,4% |
| Riduzione dei volumi acquistati | -8,1% |
| Riduzione spreco alimentare | -5% |

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici
mercato consumi distretti produttivi






