QUARTIERE VIGENTINO, CHE HA CONTRIBUITO A FARE LA “GRANDE MILANO”

QUARTIERE VIGENTINO, CHE HA CONTRIBUITO A FARE LA “GRANDE MILANO”

By Giuseppe

Il Vigentino è uno dei quartieri più antichi della periferia meridionale di Milano. Oggi appartiene al Municipio 5, ma fino al 1923 era un Comune autonomo

Recentemente il quartiere è stato interessato dalla trasformazione dell’area di Scalo Romana e dalle opere collegate alle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026. La vicinanza con il nuovo Villaggio Olimpico e con i grandi interventi urbanistici sta contribuendo a rivalutare tutta la zona meridionale della città.

 

A cura di ASSOEDILIZIA informa

 

Milano, 25 giugno 2026

 

I luoghi di Milano tra storia, leggenda e attualità

di Ben Sicchiero

QUARTIERE VIGENTINO, CHE HA CONTRIBUITO A FARE LA “GRANDE MILANO”

di Ben Sicchiero

Il Vigentino è uno dei quartieri più antichi della periferia meridionale di Milano. Oggi appartiene al Municipio 5, ma fino al 1923 era un Comune autonomo, immerso nella campagna e ricco di cascine, marcite e campi coltivati.

Una delle curiosità più interessanti riguarda il nome. “Vigentino” deriverebbe dal latino viginti (venti), poiché il borgo si trovava lungo l’antica strada per Pavia, a circa 20 miglia romane dalla città pavese. Da esso prese il nome anche l’antica Porta Vigentina delle mura di Milano.

In questa e nella foto successiva aspetti contrastanti dello stesso quartiere

Per secoli il Vigentino fu un piccolo centro rurale appartenente alla pieve di San Donato Milanese. Nell’Ottocento contava meno di mille abitanti e viveva quasi esclusivamente di agricoltura. Lo testimoniano alcune cascine sopravvissute: Quintosole, Vaiano Valle, Selvanesco, Macconago. Il monumento simbolo del quartiere è la Chiesa di Santa Maria Assunta al Vigentino. L’edificio attuale risale principalmente al XVI secolo e conserva importanti elementi rinascimentali e barocchi. Per secoli è stato il centro religioso e sociale della comunità.

Nel 1869 il Vigentino incorporò i vicini territori di Quintosole e Vaiano Valle. Nel 1923 venne definitivamente annesso a Milano insieme ad altri comuni della cintura urbana.

Nel Novecento il quartiere cambiò volto. L’arrivo della ferrovia e della vicina stazione di Porta Romana favorì l’insediamento di industrie, depositi petroliferi, officine meccaniche e stabilimenti lattiero-caseari. Successivamente, soprattutto dal secondo dopoguerra, sorsero grandi complessi residenziali popolari e cooperative edilizie. Con la deindustrializzazione molte aree prima occupate da fabbriche sono state riconvertite in spazi abitativi e commerciali.

Recentemente il quartiere è stato interessato dalla trasformazione dell’area di Scalo Romana e dalle opere collegate alle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026. La vicinanza con il nuovo Villaggio Olimpico e con i grandi interventi urbanistici sta contribuendo a rivalutare tutta la zona meridionale della città.

Una piccola leggenda. Gli anziani del quartiere raccontavano che lungo la strada per Pavia, nelle notti di nebbia, si udissero ancora i carri dei contadini diretti ai mercati milanesi prima dell’alba. Era il suono della campagna che entrava in città: un mondo scomparso che il Vigentino ha conservato più a lungo di molti altri quartieri milanesi.

Come raggiungerlo con i mezzi pubblici: Tram 24, Autobus 34 e 95 che intersecano le linee metropolitane 3 (gialla) e 2 (verde).

Con il Vigentino abbiamo concluso la rassegna – ricca di dati, curiosità perfino leggende, poco note agli stessi milanesi –  degli 11 comuni autonomi che facevano corona alla città e che realizzarono nel 1923 la “Grande Milano”. Ma quali furono i motivi di questa scelta? E quali le conseguenze?

Motivi pratici ma anche politici.

Milano stava crescendo rapidamente e in molti casi aveva raggiunto i comuni limitrofi: si rendeva necessario gestire in modo unitario trasporti, acquedotti, fognature, edilizia e servizi pubblici. E il regime fascista puntava a ridurre l’autonomia locale e a rafforzare il controllo delle grandi città da parte dello Stato.

Le conseguenze economiche e sociali furono sostanzialmente positive: arrivarono più facilmente reti idriche, fognarie e trasporti pubblici, crebbe il valore dei terreni, divenne più facile l’accesso a scuole, servizi, ospedali cittadini, migliorarono le opportunità di lavoro. Per contro scomparvero molte attività agricole locali, si perse il forte senso di comunità dei piccoli centri, venne abolita la loro autonomia politica, si attenuarono o scomparvero molte tradizioni locali, anche se sopravvissero dialetti, feste patronali, circoli e identità di quartiere.

È interessante notare che, dopo oltre un secolo, molti ex comuni conservano ancora una identità molto marcata.

Vedi altri articoli “I luoghi di Milano di Ben Sicchiero”(Clicca qui)

 

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