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Workshop di Smart City alla Bocconi di Milano
27 Giugno 2025
By Giuseppe
Milano: Trasporti e infrastrutture, una città inclusiva e dove si viva bene
Presso l’Università Bocconi si è tenuto il27 giugno, l’ultimo workshop dell’Osservatorio Smart City, dedicato alla disponibilità di infrastrutture e servizi come elemento fondamentale per il benessere delle persone e lo sviluppo dei territori
Trasporti e infrastrutture, una città inclusiva e dove si viva bene
Trasporti e infrastrutture, una città inclusiva e dove si viva bene
Workshop di Smart City alla Bocconi di Milano
di Saverio Fossati
Infrastrutture e servizi per una città inclusiva: si è tenuto il27 giugno presso l’Università Bocconi, l’ultimo workshop dell’Osservatorio Smart City (di cui fa parte Assoedilizia), dedicato alla disponibilità di infrastrutture e servizi come elemento fondamentale per il benessere delle persone e lo sviluppo dei territori: strade, trasporti pubblici, reti idriche ed energetiche influenzano direttamente la qualità della vita e sostengono le attività socio-economiche. Istruzione, salute e opportunità sociali sono condizioni cruciali per l’inclusione e la coesione delle comunità.
Le introduzioni al workshop, cui ha partecipato Assoedilizia Informa,sono state affidate a Edoardo Croci (Coordinatore Osservatorio Smart City, GREEN – Università Bocconi) e a Giuseppe Franco Ferrari (Coordinatore Osservatorio Smart City, Dipartimento di Studi Giuridici Angelo Sraffa, Università Bocconi).
Edoardo Croci
Croci ha subito parlato delle difficoltà: in molte città e regioni, gruppi sociali come donne, anziani, persone con disabilità, giovani o residenti in aree periferiche affrontano barriere fisiche, economiche o sociali che ne limitano l’utilizzo e i benefici. Inoltre, il cambiamento climatico e la crescente urbanizzazione pongono nuove sfide, rendendo urgente ripensare i modelli attuali. E ha enunciato anzitutto le difficoltà derivate dai cambiamenti climatici, l’aspetto dell’urbanizzazione e della mancanza di servizi nelle aree urbane periferiche (soprattutto slums e favelas), l’obsolescenza e manutenzione dei servizi e delle infrastrutture.
Croci ha anche espresso la diversità delle difficoltà, derivanti dalla diversità dei gruppi sociali:per esempio per gli anziani la mobilità, per le donne la sicurezza, per i giovani la formazione.
Infrastrutture inclusive, ha detto Croci, sono quelle che garantiscono che nessun gruppo sociale venga escluso dalla fruizione dei servizi e delle risorse, lo scopo finale è la rimozione delle disuguaglianze, investendo in una serie di benefici di lungo termine a livello urbano.Superando barriere anzitutto economiche (soprattutto di parte pubblica ma anche dalla remunerazione di questi servizi che vedano coinvolti gli investimenti privati), resistenza e opposizione sociale, scarsa volontà politica, limitato coinvolgimento delle comunità e infine carenze tecniche e formative (come quelle di design urbano).
Giuseppe Franco Ferrari
Ferrari ha illustrato gli aspetti giuridici a partire dagliarticoli 174 e 175 del Trattato Ue, dive si delineano gli obiettivi della coesione economica territoriale, che hanno prodotto da ultimoil regolamento 241/2021 (Pnrr).
Tra gli obiettivi del Pnrr rientrano infatti anche la coesione sociale e territoriale (con relativi fondi) anche attraverso l’inclusione dei gruppi svantaggiati. Anzitutto con il sostegno alla disabilità e alla rimozione degli ostacoli alla fruizione delle infrastrutture (in Italia le norme sulla disabilità vanno dal Dl 11/2022 sino al Dpcm 13/2025, quelle per la mobilità dal Dm 157/2018al decreto interministeriale2 gennaio 2025).
Ma già subito dopo l’Unità d’Italia, ha ricordato Ferrari, la dottrina si è occupata della critica alle opere pubbliche sotto il profilo di fruibilità, estetica e inclusività. E nella quota italiana del Pil dedicato alla realizzazione delle infrastrutture siamo molto indietro rispetto a Germania, Francia Gran Bretagna e Spagna.
L’Italia sconta, anche per la sua conformazione orografica, inconvenienti particolari, ma secondo il World Economic Forum siamo al 58° posto per la qualità delle infrastrutture. E in 10 anni abbiamo guadagnato solo il 10% nei termini medi di realizzazione delle opere pubbliche, ma per le grandi opere i tempi sono lunghissimi: 15 anni per opere sopra i 50 milioni, 12 per quelle sopra i 10 milioni. Con differenze enormi tra le Regioni.
Le linee ferroviarie hanno tempi medi di realizzazione di decenni. Record europeo per le opere incompiute: sono oltre 8.500 in Italia, per svariate cause, dai fallimenti degli appaltatori ai contenzioni per le varianti.
Abbiamo norme come il divieto di subappalti (nato per ragioni di antimafia o di sicurezza) che in Europa non capiscono, tanto che alcuni dicono di risolverlo con i controlli.
Il primo intervento dopo le introduzioni è stato di Paola Proietti (Urban and Regional Economist, JRC Commissione Europea), che ha spiegato che le autorità locali sono le prime a rispondere dell’accesso ai servizi essenziali: acqua, servizi igienico-sanitari, trasporti e accessibilità digitale. Il che non può avvenire solo con il trasporto privato. E ha portato l’esempio del parco urbano non fruito, individuando nella sua percezione le ragioni di questa mancata fruizione. E quindi di uno iato tra progettazione e reali bisogni delle persone.
Angelo Stanghellini (Direttore area diritti e inclusione, Direzione welfare e salute, Comune di Milano) ha illustrato l’attività di ricerca del Comune per applicare i sistemi informatici all’inclusione sociale, tra cui l’algoritmo della “città in 15 minuti”, i cui risultati saranno presto disponibili. È passato poi al tema della “povertà dei trasporti”: chi non ha possibilità di acquistare auto elettriche o ibride si troverà allargata la forbice sociale. L’indice di vulnerabilità sociale indica ovviamente in periferia la situazione peggiore ed è quindi nata l’idea di indirizzare in quelle aree lo sviluppo delle infrastrutture dei trasporti. Stanghellini ha presentato l’Osservatorio per povertà dei trasporti, nato poche settimane fa, raggrupperà tutte le organizzazioni che si occupano del tema all’interno dello sviluppo sostenibile.
Andrea Gorrini (Director and Head, Transform Transport Foundation) ha spiegato come il design possa essere strettamente legato alla progettualità per una città sostenibileinclusiva, citando anche l’esempio dell’”orto conviviale” del Politecnico di Milano, situato in uno spazio in tempo industriale e ora usato per didattica. Così è stata avviata nel 2011-2012 una sperimentazione coinvolgendo gli abitanti del quartiere e oggi tutti hanno uno spazio verde da utilizzare.
L’ultima parte del workshop è stata dedicata alla tavola rotonda “Il contributo delle imprese e delle utilities verso l’inclusione”.
A partire dal contributo di sviluppatore immobiliare di Attilio Di Cunto (Amministratore Delegato, Euromilano), che ha spiegato come gli interventi della sua azienda si siano soprattutto diretti in aree spesso molto periferiche ma anche degradate e inquinate.
Oggi, ha detto Di Cunto, non si riesce più a fare lo sviluppo immobiliare: dalla Bce arriva il blocco dei prestiti a chi fa real estate e dal’altra il criterio del massimo ribasso per le infrastrutture porta al blocco delle opere perché chi vince l’appalto non ce la fa. E mentre tutte le operazioni con housing sociale all’estero vengono fortemente finanziate dallo Stato, da noi no. Per non parlare dei tempi di approvazione dei progetti.
Graziella Farfaglia (Head of Social & Governance Projects & Sustainability Culture, Aeroporti di Roma) ha illustrato le diversità di esigenze dei passeggeri e i loro problemi di accessibilità ai vari servizi, considerando anche le molteplicità di culture. Gli sforzi per l’accessibilità hanno portato tra l’altro a riflessioni e progetti, già in attuazione, per le persone con disabilità che puntino alla loro autonomia. E alla creazione di “punti viola” (ce ne sono due al Terminal 1 e due al Terminal 3, sempre in prossimità dei banchi informazioni. ) dove le persone che subiscano molestie e violenze di genere possano subito chiedere aiuto.
L’intervento di Atm ha visto Laura La Ferla (Direttore Relazioni Istituzionali e Comunicazione) segnalare il disagio dell’azienda per non aver realizzato la completa accessibilità delle infrastrutture e dei mezzi, e dai dialoghi con persone e associazioni emergono sempre esigenze diverse da quelle che l’azienda considera, quindi alcuni servizi sono risultati non graditi (come il montascale o i call center per programmare l’accessibilità in caso di chiusure degli ascensori) e altri mancanti: l’importante, ha detto La Ferla, è quindi l’ascolto per una vera inclusione.
La tavola rotonda è proseguita con il contributo del settore energia, a cominciareda quello di Luca Rigoni (Amministratore Delegato, A2A Calore e Servizi), che ha parlato dello sviluppo delle comunità energetiche “rinnovabili e solidali” e della correlata nascita di Banco dell’Energia per contrastare la povertà energetica.
Giorgio Rizza (Head of Legal, Edison Next Government), nel sottolineare l’impegno condiviso con A2A, ha ricordato, nella linea dell’inclusività, l’iniziativa “Una casa per i giovani” rivolta ai neo assunti: bilocali arredati a prezzo calmierato a non più di 30 minuti dal posto di lavoro e a canoni calmierati.
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