Accordo negoziale Europa Mercosur. Il vino europeo non deve avere remore

Accordo negoziale Europa Mercosur. Il vino europeo non deve avere remore

By Giuseppe

Europa Sud America – accordo necessario fondamentale… ma non a scatola chiusa! Non è Arrigoni!

Reciprocità non basata solo su giro d’affari e accise, ma crescita culturale produttiva per un consumo che cambia. 

Newsfood.com,  7 dicembre 2024

Testo di Giampietro Comolli

Accordo negoziale Europa Mercosur. Il vino europeo non deve avere remore. Reciprocità non basata solo su giro d’affari e accise, ma crescita culturale produttiva per un consumo che cambia. 

Preso atto dell’aria che tira nel mondo, mercati e consumi, democrazia e liberismo, Germania e Francia e loro paesi satelliti in Europa e fuori Europa, Usa e UE, ma anche Usa e Russia e con la Cina, Corea nord e sud,  guerre nascenti attorno al Mediterraneo, barricate nelle fredde democratiche capitali sciali e civili della Svezia e Finlandia… la situazione geopolitica attuale è da blocco della economia, ma soprattutto fonte di una situazione di guerra sociale e civile sempre più da poveri.
Anche se da piccolo economista credo che cercare di difendere capitalismo e liberismo industriale ed economico, oggi, sia non opportuno proprio per le situazioni suddette, diventa importante – planetario- più che globale e globalizzante arrivare in tempi brevi a un governo della macroeconomia continentale un fattore strategico indispensabile. Non parlo di eliminare il libero mercato, o la innovazione, o la tecnologia, o la finanza, o la economia di mercato … ma di creare prima possibile un meccanismo di gestione, guida, controllo, formazione e informazione di un nuovo sistema sociale e civile.
Difficile per singolo paese, difficile per i paesi del G7 e del G20, impossibile per un modello accettato da 198 paesi. vediamo come sono messe anche le grandi organizzazioni mondiali come Nato, Onu, Wto e anche Brics con gli ultimi tentativi di inglobamento o allargamento! Quindi?????
Occorre una risposta. Il punto di partenza non deve essere quello di “aprire nuovi mercati” come enuncia la bozza di trattato fra Europa (area Euro) e i paesi che fanno parte del cartello sudamericano denominato Merco-Sur.  Anche quei paesi emergenti possono essere coinvolti, ma non come “mercati di conquista”, bensì come partner di un progetto più ampio e più significativo oltre l’economia e il consumo. Il vino può essere un valido esempio di com si può creare e adattare due mercati assai diversi  attraverso uno scambio alla pari, attraverso meccanismo di validazione e di certificazione sempre più simili nel tempo, come modello Paese ma anche come produzione, imprese, controlli, valorizzazione, prezzi. non nascondiamoci dietro un dito: i mercati futuri saranno sempre più orientati verso due fasce, una premium e una di primo prezzo con range interni limitati nella seconda fasce e un range più ampio nella prima.
La presidente della commissione UE fa bene ad essere a Montevideo e a firmare una prima bozza concreta di accordo-trattato, ma si deve essere convinti che il testo base sarà integrato e sistemato da diversi elementi di  peso per i Paesi e produttori Europei. vale per il vino ma anche per le automobili, gli elettrodomestici, la intelligenza artificiale. E’ vero che ci sono troppe regole già sui tavoli economici, ma forse sono regole che guardano molto al passato e poso al futuro.
Il modello commerciale (non globalizzazione) del futuro non deve partire dalla capitalizzazione, dalla rendita, dagli utili (anche finanziari), ma da un sistema più socio-civile che guardi alla intensità e trasversalità dei numeri al consumo per ogni prodotto in modo da poter soddisfare più esigenze di consumo e di mercato possibile. Essere contrari al trattato UE-Mercosur è un grave errore strategico, ma deve basarsi su una forte dettagliata precisa reciprocità … non tanto in termini ” di soldi o di fatturato”  quanto di soluzione dei problemi e delle difficolta dei consumatori a poter spendere e , viceversa, dei consumatori più fortunati (in entrambe le sponde atlantiche) che possono acquistare prodotti premium prodotti nel continente sud americano e in quello europeo. In questo modo gli agricoltori europei vedono salvaguardati i propri interessi sui prodotti “top” posti sul mercato a prezzi sempre più conformi alla filiera di qualità e controllo e dall’altro lato i consumatori, su entrambe le sponde oceaniche, possano acquistare in sicurezza (sanitaria e produttiva) prodotti di primo prezzo soddisfacenti e necessari per certe fasce di mercato.
Ovvio che nel trattato si deve parlare di dazi, accise, tariffe, imposte, trasporti, tempi … ma anche di responsabilità produttiva, sostenibilità… creando e prom crescita “mentale” fra continenti diversi…..magari estendendo le regole DOP-IGP anche in sud America.   Ripeto partire dai fatturati o giri d’affari o valori finanziari o capitalizzazioni sarebbe un grave errore odierno e futuro.
Giampietro Comolli
Agronomo Enologo Economista Accademico
Presidente di CevesUni

Redazione Newsfood.com
Nutrimento & nutriMENTE

 

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