Grano canadese è ok: chi paga ora i costi di fermo nave? Noi contribuenti
26 Giugno 2017
Nota: prima di gridare “Al lupo, al lupo… non sarebbe meglio accertarsi che l’allarme sia veritiero e attendibile? Chi ha fatto le analisi non sa fare il suo lavoro, oppure…
Giovanni Mercadante
Altamura, 26.6.2017
Gli importatori murgiani scagionati da ogni frode
IL GRANO CANADESE HA SUPERATO LE ANALISI IMPOSTE DALLA
PROCURA CON 6 ESPERTI
Dal nostro inviato Giovanni Mercadante
La nave cargo CMB PARTNER, con oltre 600 mila quintali (e non 560 mila quintali) di grano duro canadese destinato a due società altamurane, bloccata al porto di Bari l’8 giugno scorso, ha sollevato enorme preoccupazione nel mondo agricolo, soprattutto per i coltivatori della Coldiretti che hanno inscenato una manifestazione davanti ai cancelli dell’area portuale.
Le analisi effettuate in prima battuta dai Carabinieri della Forestale hanno dimostrato che il prodotto presentava dei valori non conformi alla normativa vigente, e perciò è stato sottoposto a fermo allo scarico.
Successivamente, le analisi in presenza di tutte le parti “periti della Forestale, periti della Procura, periti delle ditte importatrici, hanno dato esito negativo, nel senso che i valori sono risultati nella norma. Perciò dopo quattordici giorni di sosta, il carico è stato dissequestrato e sono iniziate subito le operazioni di scarico.
Questa, va detto senza mezzi termini, è una guerra economica che continua a mantenere banco da molti anni, senza che né il governo italiano né la Comunità Europea riescano a risolvere. I prezzi, purtroppo, vengono determinati dalle dinamiche internazionali.
Il portavoce del Movimento Riscatto, Mimmo Carone, al nostro giornale ha dichiarato che contrariamente alle prime analisi, quelle effettuate successivamente dal gruppo di sei esperti, non presentavano valori superiori alla norma. Di conseguenza, il carico è stato accettato e scaricato nella totalità.
Anche il Presidente Nunzio Panaro, dell’Associazione Meridionale Cerealisti di Altamura, ha affermato che il grano proveniente dal Canada è risultato sempre nei valori ammessi dalla legge 1881/2006. Per fugare ogni dubbio, la merce viene controllata in partenza dalle autorità sanitarie canadesi e poi all’arrivo dal ministero della sanità e precisamente dall’ USMAF (Ufficio di sanità marittima, aerea e di frontiera) di Bari.
L’Arma dei Carabinieri della Forestale di Bari ha proceduto ad un ulteriore controllo, rivolgendosi a laboratori non accreditatati e non eseguendo la procedura standard che si dovrebbe utilizzare in questi casi, dando dei risultati non conformi. Alla luce di questi risultati è stato disposto il sequestro del carico. Pertanto, a nome dell’Associazione, ha aggiunto N. Panaro, “non capiamo per quale motivo si è disposto il sequestro di una nave, che era già stata autorizzata allo scarico dalle competenti autorità ministeriali”.
Tuttavia, ha tenuto a sottolineare il Presidente N. Panaro, “eravamo convinti della bontà del prodotto e che questo polverone si sarebbe chiarito. Purtroppo, resta l’amarezza che i costi del fermo della nave sono di 25 mila dollari al giorno. Chi sosterrà queste spese considerato che i giorni di fermo sono quattordici, per un costo complessivo di circa 250/300 mila dollari? “Ve lo dico io, noi contribuenti”. Ma oltre a questo danno economico, la faccenda è aggravata dal danno d’immagine attraverso le reti televisive nazionali ed internazionali, e numerosi articoli sui quotidiani”.
Il portavoce della Italmopa/Associazione Industriale Mugnai di Roma, Pier Luigi Pianu, raggiunto telefonicamente, ha dichiarato che è stata messa in atto una campagna diffamatoria con l’ennesima Fake News/false notizie a danno dell’industria molitoria e dei pastifici. Voglio esprimere, ha continuato, piena soddisfazione per l’esito delle analisi ufficiali sui campioni di grano duro prelevati nel corso delle attività di controllo svolte dal personale del Comando Regione Carabinieri Forestale Puglia presso il Porto di Bari lo scorso 10 giugno, analisi che hanno accertato la piena e totale conformità del frumento duro alle normative comunitarie in materia di presenza massima di contaminanti nei prodotti alimentari.
Ergo, il prodotto oggetto di controllo era – ed è – assolutamente sicuro per i consumatori, oltre che pienamente conforme a tutte le prescrizioni di legge.
Le analisi ufficiali hanno quindi clamorosamente ribaltato gli esiti delle prime analisi eseguite da un laboratorio che non risultava accreditato per questa tipologia di analisi, che avevano portato al sequestro del carico per un presunto superamento della presenza della micotossina DON rispetto ai limiti vigenti.
Gli attacchi continui e violenti di una parte dei sindacati agricoli gettano un intollerabile discredito sull’industria molitoria italiana la quale – è opportuno sottolinearlo – risulta essere, nel mondo, l’unico acquirente del frumento duro nazionale ed in particolare di quello prodotto dagli imprenditori agricoli aderenti alla Coldiretti.
La Coldiretti di Bari, sollecitata per iscritto e telefonicamente dal nostro giornale a tal proposito, non ha rilasciato alcuna dichiarazione.
Giovanni Mercadante
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Giovanni Mercadante
Corrispondente da Altamura per Newsfood.com
Altamura, capitale dell’Alta Murgia Barese
Redazione Newsfood.com
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