Osservatorio Paesaggio Economico Culturale Ambientale Gastronomico Turistico del PO
12 Febbraio 2016
OSSERVATORIO PAESAGGIO ECONOMICO CULTURALE AMBIENTALE GASTRONOMICO TURISTICO DEL PO
Giampietro Comolli:
Da una iniziativa locale con sede a Piacenza, si punta al riconoscimento dell’area vasta e umida più importante al mondo: la valle del fiume Po
Di Giampietro Comolli
Piacenza, insieme a Torino e Cremona, sono le città capoluogo rivierasche al fiume Po, costruite lungo il suo percorso.
Piacenza, sede iniziale dell’Osservatorio Paesaggio Economico Culturale Turistico (OPETC), è equidistante dal Monviso al Delta, è città romana posta sul crinale trasversale del fiume, da sempre punto di passaggio “guado” da una sponda all’altra, punto di arrivo e partenza del corso del fiume diviso in due tronchi: quello di riviera e di percorso con piccole barche con quello più commerciale, con la chiusa di Isola Serafini e il porto sul canale di Pizzighettone che doveva unire Milano e i Navigli direttamente più a valle. Una grande opera che avrebbe, forse, già da anni tolto camion dalle autostrade a favore di un trasporto su barche via canale navigabile.
Un progetto che unisce economia e sostenibilità, energia prodotta e energia pulita, riduzione emissioni dannose e sviluppo di una nuova risorsa economica lungo le sponde del canale. L’Osservatorio Economico punta a stimolare nuovi investimenti lungo il fiume, dare alle opere di tutela e controllo fatte in 40 anni dalle strutture di pianificazione un valore aggiunto, un significato anche economico del territorio non solo di messa in sicurezza da inondazioni per attivare un sistema rete di imprese private e di enti pubblici che insieme possano dare un volto nuovo al fiume.
l’acqua fluviale ha anche migliorato le suo condizioni chimiche e fisiche seppur in un habitat fortemente ferito, urbanizzato, industrializzato con tante e diverse zone. Il progetto di lungo periodo vuole fare in modo che le popolazioni rivierasche si ri-approprino del fiume, favoriscano la ri-organizzazione e ri-strutturazione di beni immobili demaniali, attivino programmi di ri-valutazione, ri-valorizzazione e ri-qualificazione. L’obiettivo finale è la conservazione e tutela attiva di un patrimonio naturale plasmato dall’uomo per migliorare e correggere uno status e valorizzazione e promozione mondiale di un “omnia unicum” rappresentato dal primo territorio d’area vasta (come indicato dalla Ue Commission) vetrina di un turismo sostenibile in ambiente fluviale specializzato nelle eccellenze alimentari e enogastronomiche certificate.
Questo obiettivo di lungo periodo.
Infatti il paesaggio culturale non è solo azione dell’uomo e della natura. Il percorso del Po è già costellato da 12 distretti agroalimentari tematici transregionali e transcomunali, da 148 comuni rivieraschi per circa 25.000 ettari identificati dal binario a cavallo del corso d’acqua, e altri 350 territori comunali di circa 70.000 ettari di protezione dell’area principale e di “rispetto e accompagnamento” del particolare paesaggio orografico di pianura fluviale. L’area vasta, inoltre, si caratterizza per 60 oasi-parchi, 30 golene e lanche fluviali naturali, 90 attracchi e approdi privati e pubblici con pontili mobili adattabili ai flussi d’acqua, 80 prodotti alimentari cibo-vino tracciabili e tutelati da norme internazionali, 200 piatti-ricette che sono l’evoluzione del cibo crudo naturale, che cotto e cucinato, diventa cultura; 15 città d’arte e 200 castelli e ville che raccontano storie di Signorie e Ducati, la Repubblica di Venezia e l’architettura d’acqua; grandi personaggi dell’arte, del cinema, della televisione, politici attori scrittori che sono nati e hanno vissuto il fiume; 45 musei di storia rurale agraria e ambientale che provano il lavoro di bonifica e coltivazione dell’uomo, 30 abbazie, corti monastiche e conventi dove è nata la storia agroalimentare e nutrizionale lungo il fiume PO.
Il fiume PO è espressione della biodiversità e della biosostenibilità, ovvero u itinerario naturale dove si rincorrono con continuità gli stessi gusti, ma sapori diversissimi, molte culture uguali ma prodotte in modo diverso, dal dolce al salato, dall’acido all’amaro. E’ in un contesto così complesso, imperniato sulla creatività dell’uomo antico e moderno. Il paesaggio culturale fluviale enogastronomico è frutto della natura e dell’uomo, ma soprattutto dell’anima, dello spirito, della coscienza e della mente orientate a dare forza e continuità alla vita umana; ancor più oggi, indirizzate alla ricerca di conservazione di un bene naturale, alla cura dinamica del bene stesso e di tutte le componenti, alla eliminazione delle sprechi alimentare, allo stop all’uso improprio del terreno agrario.
Giampietro Comolli
In esclusiva per Newsfood.com





