Vino e Comete: Veuve Clicquot

Vino e Comete: Veuve Clicquot

By Redazione

Secondo alcuni, da sempre gli astri interferiscono nelle vicende umane, segnando o addirittura provocando particolari eventi, positivi o negativi. Per gli storici romani, la cometa apparsa dopo
la morte di Giulio Cesare fu la conferma dell’apoteosi del condottiero ed uomo politico; al contrario, il passaggio della Cometa di Halley nel 1528 fu portatore di paura e terrore
superstizioso tanto che il corpo celeste venne descritto come “color sangue; alla sua sommità (della cometa) si distingueva un braccio curvo, che teneva una lunga spada come se avesse
voluto colpire. Ai lati dei raggi di questa cometa, si vedeva un gran numero di spade colorate di sangue, d’asce, coltelli, tra cui c’erano molte orride facce umane con la barba e i capelli
irti” dai testimoni dell’epoca.

Le comete giocano un ruolo centrale anche ne L’anno della cometa (Year of the comet) film del 1992 diretto da Peter Yates, sorta di versione moderna delle avventure di una coppia. Lei, Margaret
Harwood (Penelope Ann Miller), enologa per passione e per tradizione famigliare, trova nella cantina di un castello scozzese una maxibottiglia di Lafitte 1811, completa di “N” napoleonica e
ricetta dell’antica giovinezza. Lui, Oliver Plexico (Timhoty Daly), texano miliardario, arrogante ma belloccio, è uno dei pretendenti al prezioso contenitore (gli altri due sono
l’anziano donnaiolo Philippe ed un abitante del luogo). Tra inseguimenti, equivoci e scazzottate, i due impareranno a conoscersi ed apprezzarsi, fino all’inevitabile finale: Margaret ed Oliver
si sposeranno e la preziosa bottiglia verrà “immolata” per offrire alla sposa il primo bicchiere di rosso ultracentenario.

Esseri umani a parte, il protagonista del film è la preziosa bottiglia, basata su un evento storico-alimentare realmente avvenuto, la vendemmia del 1811. Le vendemmie francesi degli
inizi del Diciannovesimo Secolo erano state particolarmente negative, quando nei cieli apparve la cometa Flaugergues (dall’astronomo Honoré Flaugergues, il primo ad osservare l’oggetto)
e le cose mutarono radicalmente: regioni come Bordeaux, Cognac, Champagne and Sauternes produssero alcuni dei liquori più pregiati della loro storia, tanto che alcuni produttori di vino
ancora oggi includono il simbolo della stella sull’etichetta delle loro bottiglie per onorare la loro benefattrice astrale. Ma, tra tante bevande di qualità, una spicca su tutti: il 1811
vede infatti la nascita, nella azienda dei Veuve Clicquot, del primo vino considerato il primo champagne moderno, in quanto privo di sedimenti. Tale particolarità era resa
possibile dall’innovativa tecnica utilizzata, chiamata remuage o setacciatura, che riusciva a rimuovere la feccia senza far disperdere il gas che crea le bollicine. Nelle intenzioni dei
Veuve Clicquot, la procedura doveva rimanere un segreto familiare gelosamente custodito ma, tanto era grande l’interesse dei buongustai, che il remuage si diffuse rapidamente.

Al Veuve Clicquot del 1811 è anche legato un aneddoto di tipo militare. Nel 1812, in seguito all’invasione della Russia da parte di Napoleone, lo zar Alessandro I aveva imposto il
divieto d’importazione di bottiglie di vino francese. Louis Bohne, venditore di tale liquore, famoso per coraggio e senso degli affari, riuscì a superare tale limitazione. Con la
collaborazione di un capitano olandese, Bohne salpò dal porto di Rohuen facendo passare sotto il naso dei doganieri transalpini circa 10.000 bottiglie. La nave approdò a
Königsberg, all’epoca controllata dall’alleanza anti-francese; lì il suo carico alcolico fu distribuito ai russi, sia nobili sia semplici militari, da cui fu grandemente apprezzato.
Così, la notizia della presenza della frizzante bevanda francese arrivò alle orecchie dello stesso zar che incuriosito la volle provare, cadendo anche lui vittima del fascino del
figlio della cometa“. Da quel momento, il Veuve Clicquot divenne ospite di lusso delle tavole russe.

I latini dicevano pecunia non olet, il denaro non ha odore, per sottolineare come la moneta superi tutte le differenze; nel caso del Veuve Clicquot 1811 fu proprio il profumo
(oltrechè il sapore) a scavalcare la diffidenza reciproca tra due Paesi in guerra, unendo almeno idealmente i francesi ed i loro avversari nella pacifica condivisione del gusto. La
guerra sconfitta da un vino: allora è vero che le comete fanno miracoli.

 

La scheda del film

L’anno della Cometa (Year of the Comet), Usa,  1992.

Genere: avventura

Regia: Peter Yates

Soggetto: William Goldman

Sceneggiatura: William Goldman

Fotografia: Roger Pratt

Musica: Hummie Mann

Durata: 86 min. circa.

Interpreti: Timhoty Bentick, Timhoty Daly, Louis Jourdan, Penelope Ann Miller, Ian Richardson, Art Malik.

                                                                                                                                  Matteo
Clerici

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