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Stupefacen Thè

Stupefacen Thè

By Redazione

Convertire la propria serra, da contenitore d’innocue piantine domestiche a coltivazione di marijuana, per ripianare i debiti. E’ questa l’idea-base de L’erba
di Grace
(Saving Grace, 2000): la protagonista, Grace Trevethyn, scoperto il deficit finanziario lasciatole dal marito appena morto, s’improvvisa così coltivatrice di cannabis,
ottenendo un notevole successo finanziario ma rivoluzionando completamente la sua vita di casalinga borghese e l’esistenza del suo tranquillo villaggio della Cornovaglia. Grace finirà
ri-sposata con un inconsueto quanto benevolo boss della droga francese, sistemata economicamente ed autrice di un libro di successo ispirato alla sua vita.

L’erba di Grace è una commedia in pieno stile britannico, priva di battute salaci tipiche della sua controparte italiana, ma dotata di un’interessante miscela di situazioni negative (i
problemi economici della protagonista) e momenti leggeri di humor (come il rogo finale della marijuana, i cui profumi provocano una sorta di “sballo” generale!) con un interessante, e non
totalmente benevola, morale di fondo (la facciata di perbenismo spesso nasconde verità sgradevoli).

Proprio uno di questi intermezzi comici vede due signore, le classiche zitelle inacidite di paese, bere un tè, scambiando le coltivazioni della serra per piante più convenzionali:
l’infuso compirà una sorta di trasformazione sociale, facendole andare via felici e ben disposte verso il prossimo. Per capire l’effetto dissacrante di tale scenetta, bisogna comprendere
ciò che è la cerimonia del tè per gli inglesi.

Tale bevanda arriva in Gran Bretagna nel 1650, 40 anni dopo che nel resto del Continente, grazie all’intraprendenza d’alcuni mercanti olandesi. Inizialmente disprezzato in favore di
caffè o cioccolata, una nobildonna del tempo paragona il sapore dell’infuso a quello del letame, il tè diventa “in” solo nel 1660: in quell’anno Carlo II si sposa con la
principessa portoghese Caterina di Braganza, che importa sull’isola la patria usanza di consumare tale infuso. Circa 100 anni dopo, il tè è parte integrante della società
britannica, tra i prodotti più frequentemente ordinati nelle coffehouses, le caffetterie dell’epoca, dove i clienti, d’ogni classe sociale, lo sorseggiano mentre discutono di vari
argomenti, dalle lotte fra cani alle ultime vicende politiche.
Il Diciottesimo Secolo vede anche la nascita del primo negozio di tè al mondo: nel 1706 apre infatti The Golden Lion, di Thomas Twinings, che vende le profumate foglioline all’alta
società londinese. Oggi, l’azienda Twinings, fornitrice di Buckingham Palace è uno dei nomi più rinomati nel campo del tè; i buongustai possono ancora recarsi, per
rifornirsi con una delle 200 miscele presenti, nel primo, originale negozio, indicato dall’insegna del leone dorato con uomini in costumi cinesi.

L’ultimo, forse definitivo, miglioramento sociale della bevanda è da attribuirsi alla Regina Vittoria che nel 1838, il giorno dell’incoronazione, decide di rilassarsi bevendo tè.
E la consacrazione finale dell'”afternoon tea”: durante questo rituale, idealmente simile al Cha No Yu (la cerimonia del tè nipponica) i partecipanti prendono una pausa dal mondo,
distendendosi e ritemprandosi.

La scenetta del tè alla marijuana, quindi, non è solo uno schetch ironico: è la dissacrazione, per quanto affettuosa, di un autentico mito nazionale; per capirsi, è
l’equivalente albionico di una parodia su Garibaldi.

Scheda del film

L’erba di Grace (Saving Grace), Gran Bretagna, 2000.

Genere: Commedia

Regia: Nigel Cole

Soggetto: Mark Crowdy

Sceneggiatura: Craig Ferguson, Mark Crowdy

Fotografia: John de Borman

Musica: Mark Russel

Durata: 94 min. circa

Interpreti: Brenda Blethyn, Craig Ferguson, Martin Clunes, Tchéky Karyo, Jamie Foreman, Jay Benedict.

Immagine: http://www.terminalvideo.com

                                                                                                                                 
Matteo Clerici

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