Vinitaly – Contro la crisi qualità e prezzo

Vinitaly – Contro la crisi qualità e prezzo

By Redazione

Vini veneti come Prosecco e Amarone non sembrano conoscere crisi, pur in un momento di difficoltà economica mondiale, con successi in termini di apprezzamento dei consumatori e vendita che
non paiono incontrare ostacoli. E nel Veneto stanno pure crescendo produzioni quantitativamente meno rilevanti, però altrettanto significative, quali Raboso e Malanotte, Recioto di Soave e
così via.

«Il merito – spiega il vicepresidente della Giunta regionale del Veneto Franco Manzato – sta soprattutto nell’impegno dei produttori, nella qualità, in un prezzo assolutamente
competitivo rispetto a produzioni della medesima fascia, nella completezza delle varietà delle nostre produzioni, nella capacità di innovare nella tradizione, e soprattutto nel
territorio, che è il vero artefice della nostra competitività».

In un contesto mondiale dove le produzioni enologiche sono in difficoltà da anni, a causa del disequilibrio tra domanda e offerta planetaria, il Veneto ha dunque dimostrato di saper fare e
bene, al punto che i suoi esportatori portato all’estero una quantità di vino e mosto pari a circa il 60 per cento del vino prodotto, per un valore che, dati 2007, supera i 930 milioni di
euro. Di fronte a questo esempio, però, la più recente politica comunitaria di settore pare impegnata a demolire i capisaldi storici della produzione identitaria europea, premiando
il vitigno e penalizzando di fatto il territorio.

«Come Veneto – fa presente Manzato – abbiamo sempre sostenuto che la nuova OCM è fatta principalmente da e per i Paesi non produttori, mentre quelli che producono vino hanno avuto
poca voce in capitolo. Per quanto ci riguarda, non ci fermiamo all’orgoglio di avere punte di eccellenza, ma ci stiamo attrezzando per «mettere in sicurezza» tutta l’enologia
regionale, sapendo che il vino non è solo prodotto agroalimentare ma immagine e comunicazione, biglietto da visita del Veneto, espressione della nostra identità, messaggio anche
emozionale verso i consumatori di tutto il mondo. Noi abbiamo sempre fatto del territorio e dei vini autoctoni la nostra bandiera e il nostro territorio si è rivelato base straordinaria
per caratterizzare anche alcuni vitigni cosiddetti internazionali, ad esempio il Pinot Grigio, che si è affermato nel mondo proprio partendo dal Nord Est italiano».

Promuovere e far conoscere questa realtà esige un utilizzo congiunto e coordinato di tutte le risorse finanziarie, pubbliche e private, disponibili; di una forte integrazione e di sinergie
vere fra Regione e altri soggetti ed istituzioni (Ministero, Consorzi di Tutela), coinvolgendo tutti gli altri programmi di valorizzazione del «made in Veneto», a partire dai
programmi di promozione turistica. Con questa strategia – ha concluso Manzato – puntiamo ai mercati relativamente nuovi e da consolidare, soprattutto l’America settentrionale (U.S.A. e Canada) e
l’est Europa (Russia, Polonia e area baltica), e ad una più efficace azione per quanto concerne gli sbocchi più tradizionali: la Germania e più in generale l’area di lingua
tedesca, che costituisce il nostro principale mercato; il Regno Unito; il Nord Europa (Danimarca, Benelux, Scandinavia), caratterizzato da una certa discontinuità.

SCHEDA SULLA REALTÀ ENOLOGICA VENETA (DATI VENDEMMIA 2008)

Produzione complessiva di vini e mosti 8 milioni 118.600 ettolitri

Dei quali 2 milioni 320.400 a DOC o DOCG, con prevalenza dei bianchi (1.255.750 hl)

Mentre 4 milioni 846.350 ettolitri sono a Indicazione Geografica Tipica

Il vino da tavola rappresenta circa l’8 per cento (784.590 hl) e in parecchi casi si tratta di produzioni aziendali di altissimo livello.

Le cantine sociali sono 39 e lavorano oltre il 60 per cento del vino

Le aziende che operano nell’import export sono in veneto 821 ed esportano 4.791.039,17 ettolitri di vini e mosti, per un valore che supera i 930 milioni di euro (dati 2007).

La produzione Lorda Vendibile dell’enologia vale il 9,5 per cento della PLV agricola veneta.

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