«Vie d'uscita» dal fenomeno della tratta

Roma – La Regione Lazio è impegnata in prima linea per combattere il fenomeno criminoso della tratta e dello sfruttamento della prostituzione, e lo fa attraverso «Vie
d’uscita», un progetto interregionale, del quale si è tenuto a Roma, il seminario conclusivo del ciclo di incontri nelle cinque Province.

Combattere il traffico di esseri umani, dunque, è l’obiettivo di questa iniziativa, che ha approfondito la conoscenza del fenomeno ed individuato le strategie di prevenzione. Finanziato
con il Fondo sociale europeo 2000/2006, il progetto è stato promosso dall’Assessorato Istruzione del Lazio (in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche sociali e con quello alle
Pari opportunità), insieme alla Regione Piemonte e alla Regione Campania; ad esso hanno aderito anche la Toscana e la Valle d’Aosta. I capofila del progetto, finanziato con 300 mila euro
(Misura E1), sono la Cooperativa sociale Parsec, l’Aiccre (Associazione italiana dei Comuni e delle Regioni d’Europa), la Caritas diocesana di Roma, lo Studio Come.

Il quadro che emerge dalla ricerca «La prostituzione e la tratta a scopo di grave sfruttamento nel Lazio», presentata nel corso del seminario, è quello di un fenomeno in
continua evoluzione. Roma rappresenta ancora l’area di maggiore concentrazione della prostituzione, ma ultimamente si assiste ad un progressivo spostamento dell’offerta prostituiva verso le
province, soprattutto Latina e Frosinone. Ciò a causa degli interventi di contrasto da parte degli enti preposti e delle Forze dell’Ordine, che hanno indotto le organizzazioni criminali
ad aumentare l’offerta nei locali e negli appartamenti ed a creare canali di raccordo con la malavita locale. Ulteriore cambiamento – stavolta più sottile e quindi più difficile
da combattere – è l’aver fatto sperimentare alle vittime (donne e minori di entrambi i sessi) una certa libertà nella gestione del proprio tempo e del denaro guadagnato attraverso
l’esercizio della prostituzione, dando un’impressione di «normalità» e di seppur limitato e fittizio accesso ad un mondo di consumi, ritardando o annullando la presa di
coscienza della propria condizione di persona sfruttata e privata della libertà. Ma ci sono nuove modalità di sfruttamento, reclutamento e costrizione, che vedono sempre
più coinvolte le persone minorenni.

«Bisogna fare in modo che queste donne sfruttate e violentate -ha detto l’Assessore all’Istruzione, Silvia Costa – non diventino «invisibili» o «cose», agli occhi
di tanti, ma siano considerate persone in difficoltà, da aiutare per fare in modo che si possano sottrarre ai loro sfruttatori. Sono scaturite diverse proposte dal ciclo di seminari che
si sono tenuti nelle cinque Province – ha proseguito Costa – dei quali oggi e domani diamo i risultati. Innanzitutto la creazione di un Tavolo regionale di coordinamento, assieme agli Assessori
alle Politiche sociali ed alle Pari opportunità, con la presenza dei servizi sociali, dell’Ufficio scolastico regionale, delle Forze dell’Ordine e del Terzo settore, che possa
programmare gli interventi e monitorare il fenomeno. Inoltre, la messa a punto di programmazione regionale di interventi e, se necessario, anche l’inserimento di precise norme all’interno della
legge regionale sull’immigrazione. Si dovrà costituire un apposito fondo regionale contro la tratta e creare (soprattutto nelle province più colpite da questo fenomeno) una
filiera di servizi locali: sportelli informativi, strutture residenziali in cui le vittime possano effettuare un percorso di protezione sociale, per fare qualche esempio. O, ancora, interventi
per promuovere l’integrazione lavorativa delle donne vittime di tratta.»

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