Progetto Indulto: 132 borse lavoro erogate, 46 persone assunte in Emilia-Romagna

Bologna – Centotrentadue borse lavoro erogate nel corso del 2007, che per 46 persone si sono trasformate in assunzione a tutti gli effetti, è il bilancio del progetto Indulto
(acronimo di «Inserimento necessario dopo l’uscita in libertà sul territorio ospitante») messo a punto dal Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria (Prap)
dell’Emilia-Romagna con la collaborazione della Regione (assessorato Promozione politiche sociali) e dell’intera rete dei Comitati locali per l’Area penale.

Il progetto è stato finanziato dal Governo (ministero della Giustizia – Dipartimento amministrazione penitenziaria con finanziamento della Cassa delle Ammende), con un budget di 319mila
euro, e ha potuto contare sul contributo di Comuni, Province, consorzi e Aziende Usl per la copertura assicurativa, l’orientamento al lavoro e il tutoraggio.

«La nostra regione si può considerare un esempio positivo di collaborazione tra Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, autonomie locali e associazioni di volontariato. Se
in Emilia-Romagna si sono raggiunti risultati apprezzabili lo si deve anche a questo». E’ il commento di Anna Maria Dapporto, assessore alla Promozione delle politiche sociali della
Regione. «Ora però – prosegue l’assessore – la situazione delle carceri dell’Emilia-Romagna è di nuovo molto delicata. Di fatto siamo tornati alla situazione pre-indulto. Il
sovraffollamento sta toccando punte pericolose. Il provveditorato regionale, dottor Nello Cesari, ha scritto opportunamente a Roma qualche settimana fa sollecitando anche trasferimenti in altre
regioni. E’ quindi dal nuovo ministro della Giustizia che ci aspettiamo ora delle risposte. In queste condizioni qualunque politica di reinserimento sociale e lavorativo diventa molto
problematica e bisogna agire in fretta».

Per Indulto la previsione iniziale era di 106 borse lavoro, di sei mesi ciascuna. Di fatto poi, con l’autorizzazione della Cassa Ammende, a fine dicembre 2007 sono state erogate un numero
superiore di borse, 132 in tutto: 24 a Bologna, 26 a Reggio Emilia, 14 a Piacenza, 12 a Rimini, 5 a Forlì, 31 a Parma, 8 a Ferrara, 3 a Ravenna e 9 a Modena. Un’occasione importante, per
persone in situazione di disagio sociale, di avvio al lavoro e di acquisizione di regole di comportamento (puntualità, rispetto dei tempi, abitudine alla collaborazione).

Le persone che hanno ottenuto la borsa lavoro (130 ore mensili per un netto di 500 euro) sono state inserite in ditte private (24%), pubbliche (2%), terzo settore (74%). A partire dalle 132
borse erogate da febbraio a dicembre 2007, sul totale delle 46 assunzioni 35 sono state fatte da aziende, 11 con altri progetti presenti sul territorio regionale. Va sottolineato inoltre come,
a tre mesi di distanza dalla chiusura del progetto (marzo 2008), risultassero ancora assunte 44 persone, di cui il 45% in una struttura lavorativa diversa da quella della borsa lavoro e il 55%
nella stessa.
Sul totale delle 132 erogate, 38 borse lavoro non sono state portate a termine. Nel 25% dei casi il progetto si è interrotto per andamento negativo, nel 10% per sospensione segnalata dai
servizi (le condizioni della persona non hanno permesso di andare avanti nel percorso), nel 2% dei casi per arresto (le persone titolari della borsa sono tornate in carcere), nel 7% per
dimissioni (non c’è stata assunzione) e nell’1% per decesso.

Indulto ha avuto più destinatari: persone che si sono rivolte ai servizi della rete entro sei mesi dall’applicazione dell’indulto sulla condanna, persone scarcerate, persone in misura
alternativa per riduzione di pena, persone ancora detenute ma che, per riduzione di pena, potevano fruire di benefici, e internati. Con il progetto sono nati appositi organismi, i Gil (Gruppo
indulto locale), formati da rappresentanti del territorio, delle carceri e degli Uffici di esecuzione penale esterna (Uepe). Alla gestione di Indulto hanno così partecipato le direzioni
degli Uepe e quelle degli istituti penitenziari, con i propri referenti; ciascun territorio ha messo a disposizione operatori all’interno dei servizi comunali dell’Azienda Usl e del privato
sociale.

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