Uova di gallina. La LAV contro le etichette: “Informazioni fuorvianti ed ambigue”
12 Marzo 2010
Attenzione alle etichette delle confezioni di uova di gallina allevate in gabbia, poiché molte di esse offrono informazioni poco chiare, ambigue od addirittura fuorvianti.
Il messaggio arriva dalla LAV (Lega Antivivisezione), ed è il risultato di una ricerca condotta presso i supermercati delle maggiori città italiane.
Allora, senza mezzi termini il vicepresidente LAV, Roberto Bennati: “I consumatori di uova rischiano ogni giorno di essere ingannati da scritte fuorvianti o da immagini bucoliche non
corrispondenti alla realtà dell’allevamento intensivo nelle gabbie di batteria. Sollecitiamo quindi il ministero delle politiche agricole a perseguire una politica di maggior rigore e e
a farsi promotore di un’azione normativa integrata, al fine di garantire un’etichettatura delle uova aderente alla realtà della produzione e del sistema di allevamento delle galline, nel
rispetto delle scelte e della volontà dei cittadini”.
Inoltre, l’associazione animalista teme come come queste false informazioni creino un movimento d’opinione favorevole agli allevamenti in batteria è perciò contraria alla
normativa UE, che nel 2012 metterà al bando tali sistemi d’allevamento.
Per questo, la LAV offre una serie di contromisure. Per iniziare, la Lega Antivivisezione incita i supermercati a sottolineare che le “Uova non sono tutte uguali” e privilegiare così
quelle provenienti da allevamenti rispettosi del benessere animali.
Inoltre, i suoi sostenitori saranno presenti, sabato e domenica prossima, in 350 piazze d’Italia, a distribuire un manuale della buona etichettatura (guida-pratica al sistema di etichettatura
delle uova).
A sostegno di tale iniziativa la LAV cita un’indagine Eurobarometro, secondo cui il 25% dei cittadini sarebbe disposto a sostenere un aumento dei prezzi delle uova del 5%, il 21% di loro
è disposto a sostenere un aumento del 10%, e l’11% accetterebbe un aumento dei prezzi del 25%. ” La maggior parte dei consumatori ha chiaramente espresso la volontà e la
disponibilità a sostenere una spesa maggiore per l’acquisto di uova se tale spesa permette di garantire un miglior benessere alle galline”, concludono così gli animalisti.
Matteo Clerici
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