Una cascata di bollicine: il Natale dello spumante italiano

Una cascata di bollicine: il Natale dello spumante italiano

Albero, presepe e…spumante. Nelle ormai prossime feste, le bollicine sono protagonisti immancabili, vuoi per brindare al futuro vuoi per dimenticare le disgrazie del presente.

Secondo la CIA (Confederazione Italiana Agricoltori), gli italiani spenderanno 772 milioni di Euro per brindare, più altri 400 milioni per il vino “d’accompagnamento”.

Lo spumante italiano è pronto, ma deve fare i conti con nemici temibili: i guava spagnoli, i colleghi della Germania, ed il mostro sacro, lo champagne francese.

Per vincere questa gara all’ultimo bicchiere, lo spumante ha diverse carte nella manica. In primis,

la varietà dei prodotti. Si inizia con la fascia più vasta, con bottiglie fino a 5 euro. Poi, la fascia media, che tocca quota 13 euro. Infine, la fascia più alta, dove la
bevanda viene rifermentata in bottiglia, come lo champagne.

Poi, un sistema solido che si poggia su due grandi colonne: quella di Nord-Est, con la locomotiva-Prosecco, e quella di Piemonte (Nord-Ovest). Infine, le piccole ma importanti realtà,
come la Franciacorta e l’Oltrepo Pavese della Lombardia, ed il territorio di Trento.

Tra le bottiglie italiano, principe è il Prosecco. Il 60% delle produzione finisce in Italia, dove può vantare versatilità di gusto e prezzi competitivi, che non superano
gli 8 euro a bottiglia.

Dati positivi anche per l’altro grande d’Italia, l’Asti DOCG, capace di superare la soglia dei 100 milioni di bottiglie e di piacere oltre confine. L’80% del prodotto prende la via dell’estero:
USA e Germania primi mercati, seguiti dalla Russia di Roustam Tariko, l’oligarca tanto amante delle bollicine tanto da prendere il controllo di Gancia.

Il prossimo confine da superare è quello della Cina, dove già il Bracchetto ottiene buoni risultati.

Matteo Clerici

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