“Un vino d’orzo”: la Thomas Hardy’s Ale rinasce con un cuore italiano

“Un vino d’orzo”: la Thomas Hardy’s Ale rinasce con un cuore italiano

Alzate i calici, è ritornata la Thomas Hardy’s Ale, birra considerate leggendaria dagli intenditori.

La sua storia inizia nel 1968: quell’anno si celebrano i 40 anni della morte di Thomas Hardy, romanzista inglese, autore fra gli altri di “Tess dei D’Urbervilles”.

Per gli amanti della birra, però, l’opera più significativa è forse”The Trumpet Mayor”. Nel racconto, Hardy elogia una birra di Dorchester, definendola “del più bel
colore che un artista avrebbe potuto desiderare, luminosa come un tramonto autunnale”…

Il testo ispira la birreria Eldrige Pope, che tenta di dare vita alla birra descritta. Impresa non facile: si doveva creare una birra speciale, dalla forte gradazione alcolica abbinata
all’aroma persistente e longevo, e con un corpo solido ma voluttuoso.

La birra doveva inoltre essere di lunga durata (25 anni) ma di poco utilizzo, limitato alle occasioni speciali. Per questo, doveva essere prodotta una volta l’anno, poi lasciata maturare nel
legno ed infine inserita in bottiglie numerate, con ben visibile l’anno di produzione, il lotto e il numero di tiratura.

Così, la Thomas Hardy’s Ale nasce ed ha subito un successo enorme, favorito dalla qualità del prodotto unita alla sua rarità. Gli amatori arrivano a definirla “Un vino
d’orzo”, tributandole lo stesso rispetto che si dà alle migliori annate di Langa o Bordeaux.

Tuttavia, nel lungo periodo, la difficili produzione e le limitate quantità finali giocarono a sfavore della bevanda: risultato, nel 1999 Eldridge Pope cessò la produzione.

Il dolore degli amatori, privati di una birra di classe, terminò nel 2003. La birra di Thomas Hardy viene fatta rivivere da O’Hanlon, che mantiene le caratteristiche (dagli ingredienti,
al processo estremamente selettivo). Purtroppo, la storia si ripete: dopo 6 anni di lodi e di difficoltà, la birra scomparve.

Questa volta, la sparizione sembra definitiva. E la sezione dedicata di “1001 Beers You Must Taste Before You Die”, di Adrian Tierney-Jones, oscilla tra rassegnazione e timida speranza: “Al
momento, i diritti restano nelle mani dell’importatore Usa George Saxon, che – speriamo – non impiegherà molto a riportare la Thomas Hardy’s sul mercato”.

Ed, ancora una volta, la speranza si concretizza: la Thomas Hardy’s Ale torna sul mercato.

Autori dell’ennesima rinascita, Sandro e Michele Vecchiato: la loro azienda, la Brew Invest, leader nel settore delle birre speciali, ha deciso di puntare sulla birra-mito. Secondo la loro
decennale esperienza, i Vecchiato ritengono valido puntare sul fascino della Thomas Hardy’s, Ale.

Ovviamente, la birra manterrà il suo DNA: quantità limitate, l’aroma di torba, malto e frutti neri, il gusto capace di competere con i migliori Porto e Brandy.

Insomma, la Thomas Hardy’s Ale mantiene il suo cuore inglese, con un pizzico di sapere e sapore italiano.

PER ULTERIORI INFORMAZIONI:

Brew Invest: Via Trieste 12, Padova

Matteo Clerici

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