UIL: «No all'equazione immigrazione / criminalità»
15 Maggio 2008
Oggi ci sono in Italia varie centinaia di migliaia di persone che lavorano senza permesso di soggiorno, nelle nostre imprese e, come sanno i nostri politici, nelle nostre famiglie: non sono
criminali da espellere, ma solo cittadini cui viene negata la possibilità di un regolare permesso di soggiorno, e vengono quindi condannati ad una condizione di incertezza e
ricattabilità.
Dire che l’immigrazione irregolare e la criminalità sono la stessa cosa non solo è ingiusto, ma anche pericolosamente irresponsabile.
Il reato d’immigrazione clandestina, che qualcuno nel Governo vorrebbe introdurre, non è il rimedio alla crescita esponenziale dell’immigrazione irregolare, ma rappresenta invece la spia
della inadeguatezza delle attuali normative, tuttora in vigore, che hanno reso difficile, se non impossibile, l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro regolare in Italia, già da vari
anni.
Se si vuole davvero combattere l’immigrazione illegale ed il lavoro irregolare e senza tutele, la prima cosa da fare è contrastare la nostra economia sommersa e, contemporaneamente,
rendere conveniente e praticabile l’immigrazione regolare, riformando la normativa attuale. E’ bene ricordare, come sottolinea l’Unioncamere, che il tasso di natalità nel nostro paese ci
condannerebbe alla emarginazione economica se non vi fossero, nel contempo, quasi 2.000.000 di lavoratori e lavoratrici non italiane che producono ricchezza come dipendenti ed imprenditori.
Per quanto riguarda i Rom (molti dei quali hanno passaporto europeo e sono quindi difficilmente espellibili), oltre al rimuovere i ghetti dalle periferie delle città – cosa certo
encomiabile – va anche detto cosa si intende fare di queste 150 mila persone (tante sono in Italia) e quali strumenti di integrazione ed accoglienza si pensa di attuare per loro così
come stanno facendo altri paesi europei.
La UIL è convinta che il rispetto della legge e delle regole innanzitutto favorisce i più deboli e, quindi, va accolta positivamente la lotta alla criminalità straniera o
indigena, piccola, grande, organizzata o meno.
Altra cosa è pensare che tutti i problemi siano dovuti all’immigrazione.




