Tutela del Made in Italy: ecco la circolare che “allarga le maglie”!

Tutela del Made in Italy: ecco la circolare che “allarga le maglie”!

Il titolo dell’articolo riprende il concetto che, unanimemente secondo gli Organi di informazione, caratterizzerebbe l’ultima (per ora) iniziativa governativa volta ad esplicarele norme recentemente adottate per la tutela del Made in Italy, le quali stanno ponendo “una serie di problemi interpretativi… che ne hanno reso problematica l’applicazione”.

Ecco una breve rassegna stampa:

Un made in Italy a maglie larghe
Si allargano le maglie del made in Italy. Il ministero dello sviluppo economico ha infatti diffuso una circolare (protocollo n. 124898 del 9 novembre) che detta regole più elastiche per le indicazioni di provenienza dei prodotti a marchio Italiano fabbricati in altri paesi.
(fonte: Giovanni Casucci –

Marchio “Made in Italy”, una breve illusione: circoleranno ancora prodotti “quasi” italiani
Ancora troppa confusione tra ciò che sarà 100% italiano e ciò che lo sarà … solo un po’, con buona pace della trasparenza (tutta da verificare) nei confronti dei consumatori.

In buona sostanza, sembra totalmente rimessa nelle mani dei produttori e dei distributori più seri la “buona pratica” di indicare il vero luogo d’origine e di produzione delle merci.
(fonte: Davide Di Felice – https://www.pmi.it/?p=specials/43368

ITALIA – Made in Italy. Regole meno rigide per indicare la provenienza dei prodotti
Per assolvere alle prescrizioni sull’origine dei prodotti, si potra’ scrivere “prodotto fabbricato in Paesi Extra Ue” (o frasi analoghe) al posto del ‘perentorio’ “Made in China”. E’ quanto prevede la circolare del ministero dello Sviluppo economico numero 124898 che di fatto ha allargato le maglie della normativa.
(fonte: www.ADUC.it)

Le etichette del Made in Italy diventano più “elastiche”
Denominazioni alternative per indicare la provenienza e la fabbricazione dei prodotti. Le informazioni al consumatore potranno essere inserite anche negli hang-tags e perfino dopo l’importazione. Queste, in breve, le indicazioni fornite dal Mse.
(fonte: www.ipsoa.it)

La Circolare in questione ha, per oggetto: Circolare esplicativa sull’art. 4 comma 4-bis della legge 24 dicembre 2003, n. 350, come introdotto dall’art. 16 del decreto legge 25 settembre 2009, n. 135.

Ne riportiamo una parte, segnalando ai nostri lettori che il testo integrale della Circolare è disponibile nelle Note finali.

Modalità applicative ed adempimenti richiesti

L’art. 17, comma 4, della legge 99/09 considerava “fallace indicazione l’uso di marchi di aziende italiane su prodotti o merci non originari dell’Italia… senza l’indicazione precisa, in caratteri evidenti del Paese o del luogo di fabbricazione…”

L’art. 16 D.L. 135/09 ha abrogato la suddetta disposizione, stabilendo che il prodotto o la merce sia accompagnata da “indicazioni precise ed evidenti… o comunque sufficienti… ad evitare qualsiasi fraintendimento del consumatore sull’effettiva origine del prodotto…”.

[non sfuggirà al lettore la differenza tra “l’indicazione precisa, in caratteri evidenti, del Paese o del luogo di fabbricazione” e le generiche “indicazioni precise ed evidenti o comunque (?!) sufficienti”, ma andiamo avanti…]

Nei casi in cui tali attività [indicazione dell’origine direttamente sul prodotto o la confezione] non fossero materialmente possibili anteriormente alla fase della commercializzazione (anche per ragioni dimensionali, produttive o distributive) il titolare o il licenziatario del marchio può comunque far ricorso ad una specifica attestazione (nella fase di transito presso gli Uffici doganali) il cui modello è allegato alla presente circolare, con cui si impegna a rendere, in fase di commercializzazione, le informazioni ai consumatori sull’effettiva origine estera del prodotto [seh! E chi controllera?]

La nuova norma non può trovare applicazione ai prodotti che sono già nei negozi, e più in generale a quelli che sono già stati realizzati e contrassegnati dal marchio prima della sua applicabilità (10 novembre 2009). Tale circostanza potrà essere oggetto di autocertificazione. [E’ facilmente immaginabile quanto potrà durare questa fase intermedia! E le autocertificazioni poi… mah!]

Parlare di “allargamento delle maglie” ci pare a questo punto più che giustificato, né ci sorprende il fatto che queste notizie siano passate sotto silenzio o quasi, specie se confrontate con lo strombazzamento che ha caratterizzato la nascita della Legge Sviluppo..

Ma c’è dell’altro!

Ai prodotti per i quali “il disegno, la progettazione, la lavorazione ed il confezionamento sono compiuti esclusivamente sul territorio italiano” sono riservate l’indicazione “realizzato interamente in Italia”, oppure “100 % made in Italy”, “100 % Italia”, “tutto italiano” e similari, come prescritto dall’art. 16 del decreto legge n. 135/2009, ai commi da 1 a 4.

[Dunque, ad esempio, un prodotto alimentare può essere definito Made in Italy a prescindere (come diceva Totò) dal fatto che i suoi ingredienti siano o meno italiani! Ma, ci domandiamo, che bisogno c’era di ribadire questo concetto (che, tra l’altro, coincide con la posizione più volte espressa da Federalimentare), già tanto chiaramente illustrato dai citati commi del DL 135/2009?

Forse l’estensore della circolare (che, non casualmente, proviene dal MSE e non dal MPAAF) ha voluto porre un argine ai quotidiani messaggi che, per ignoranza, superficialità o altro, tendono a vincolare il Made in Italy all’origine geografica delle materie prime…]

Quanto ai “problemi interpretativi” ed alle “problematiche applicazioni”, dubitiamo che siano terminati, e quindi:

TO BE CONTINUED…

Note informative:

La Circolare

Tutela del Made in Italy: la Legge Sviluppo ed il pasticcio di
ferragosto

Tutela del Made in Italy ed origine obbligatoria in etichetta: lo
stato dell’arte

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Dott. Alfredo Clerici
Tecnologo Alimentare

Newsfood.com

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