Tunguska, il mistero è forse alla fine?

Tunguska, il mistero è forse alla fine?

Siberia centrale, 30 giugno 1908, 7.14 circa.

Un esplosione colpisce il territorio, distruggendo una zona di 2150 chilometri quadrati ed abbattendo circa 60 milioni di alberi.

L’ energia sprigionata è tale da danneggiare seriamente la Ferrovia Transiberiana (distante circa 600 chilometri) e da generare un bagliore visibile agli abitanti di Londra.

Nasce così, la leggenda (ed il mistero) di Tunguska.

Da 101 anni gli studiosi di tutto il mondo cercano così di ricostruire quanto avvenuto.

In questo lasso di tempo sono state proposte diverse teorie: dalla caduta di un asteroide (la più accreditata) all’esplosione di un’ enorme giacimento di metano, all’ impatto di una nave
spaziale aliena, fino al malfunzionamento di qualche super arma dell’ epoca.

Ora, il mistero sembra essere stato risolto: a provocare il disastro di Tunguska sarebbe stato l’ impatto con il cuore di ghiaccio di una cometa.

A dirlo, un gruppo di scienziati della Cornell University, di New York, guidati dal professor Michael Kelley, esperto in ingegneria aerospaziale.

Ecco come il team di Kelley ricostruisce gli avvenimenti: il cuore di una cometa colpì il terreno, sprigionando l’energia di 20 bombe il Hiroshima, e devastando la regione in un raggio
di centinaia di chilometri.

Tale energia fece fondere il corpo celeste fatto di ghiaccio (facendo così sparire l’ arma del delitto senza lasciare segni, cratere compreso) mentre nell’ aria si sollevava una nuvola
di polveri e vapori, in grado di rimanere sospesa per giorni e giorni, fornendo illuminazione ad un terzo della Terra, tramite rifrazione della luce solare.

A tal proposito, gli esperti fanno notare solo in tempi recenti si è iniziato a comprendere la vera portata dell’ avvenimento.

Catastrofi come l’ eruzione del Vesuvio del 79 d.C. , il terremoto di San Francisco del 1908 o le inondazioni monsoniche in India spariscono al confronto di quanto successo a Tunguska quel
giorno del 1908.

Se il corpo celeste, invece di una sperduta regione nordica, avesse colpito qualunque altra parte dell’ Eurasia, la razza umana avrebbe seriamente rischiato l’ estinzione.

Matteo Clerici

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