Trota più timida, pesca più difficile

Trota più timida, pesca più difficile

Quando si pescano le trote, bisogna tenere conto di vari fattori: tra essi, la psicologia, del pesce quanto dell’uomo.

A far luce su questo, una ricerca della Concordia University, diretta dal dottor Brown e pubblicata su “Behavioral Ecology
and Sociobiology”
.

Gli scienziati sono partiti da una considerazione: per sopravvivere, le trote (come le altre prede) devono essere abili ad apprendere e conservare le informazioni, per gestire meglio future
situazioni di pericolo.

Allora, Brown e compagni hanno costruito in laboratorio un fiume artificiale, popolandolo con giovani esemplari di trota iridea (Oncorhynchus
mykiss)
.

Prima, i pesci sono stati messi a contatto con un predatore, in modo che potessero annusarlo. Dopodichè, in vari momenti nel tempo, sono stati messi in appositi serbatoi, con l’odore
della creatura in questione: le trote potevano o scappare o rimanere.

Risultato, dopo otto giorni, le trote “timide”, scappavano mentre quelle “audaci” restavano ferme.

Secondo Brown, ciò prova come una particolare psicologia aumenta o diminiusce le possibilità di sopravvivenza del pesce, modificando anche il suo comportamento di fronte a
predatori umani.

Matteo Clerici

ATTENZIONE: l’articolo qui riportato è frutto di ricerca ed elaborazione di notizie pubblicate sul web e/o pervenute. L’autore, la redazione e la proprietà, non
necessariamente avallano il pensiero e la validità di quanto pubblicato. Declinando ogni responsabilità su quanto riportato, invitano il lettore a una verifica, presso le fonti
accreditate e/o aventi titolo.

Leggi Anche
Scrivi un commento