Buono, sano, economico: la Toscana riscopre il pesce dimenticato

Buono, sano, economico: la Toscana riscopre il pesce dimenticato

Il pesce dimenticato. Questo è il nome che si dà ad alcuni prodotti ittici, come sardine, acciughe, sugarello (bianco e nero), polpo e razza di sabbia, pesce sciabola, muggine e
palamita. Tali creature sono abbondanti nei mari della Toscana, vengono pescate spesso ma vengono trascurate dal consumatore, che prova verso di esse un disprezzo non motivato.

Allora, la Regione Toscana ha iniziato un progetto di recupero, finalizzato alla valorizzazione del pesce, mettendo in campo tutti gli attori coinvolti, dai pescatori ai gruppi d’acquisto
solidale.

Le prime conclusioni sono state tratte a Viareggio, dopo la prima fase sperimentale. A discutere, gli assessori all’agricoltura, caccia e pesca, Gianni Salvadori, e alla cultura e turismo,
Cristina Scaletti.

La prima fase sperimentale è così partita dai pescatori, che si sono concentrati sui pesci in questione. Portato a riva, il prodotto è stato inserito nell’offerta
gastronomica di Vetrina Toscana. I punti vendita di Unicoop Firenze ( Firenze, Ponte a Greve, Empoli, Prato, Pontedera, s. Maria a Monte, Pisa, Cascina, Val Di Nievole) hanno organizzato 10
lezioni di cucina e due seminari per professionisti mentre 15 ristoranti hanno messo in campo offerte personali. In ogni occasione, al centro della tavola il pesce dimenticato, costo medio 8
Euro al chilo.

Ottima la risposta del pubblico. I ristoranti hanno visto consumati 40 chili di pesce, mentre durante le lezioni di cucina se sono usati 10: idem per nei seminari. Sorte speciale per altri 1000
chili di pesce dimenticato (50% preparato e sfilettato) destinato alla cooperative dei gruppi d’acquisto solidale.

Come spiegano gli esperti della Regione, questi numeri fanno presagire un risultato finale notevole.

Considerando gli attuali 20 esercizi aderenti per 50 settimane anno e considerando il pesce ad un prezzo di vendita a filiera corta in media di 8 euro al Kg per le specie dimenticate, in un
anno si avrà un totale fornitura di 40.000 Kg ( 400 quintali) di pesce per un fatturato di 320.000 euro. ù

Allora, con un’adesione di almeno il 50% dei ristoranti aderenti a Vetrina Toscana in tavola i dati potrebbero essere ancora più rilevanti. Considerando 400 ristoranti aderenti per 50
settimane all’anno si avrebbe una fornitura di 800.000 Kg (8.000 quintali) di pesce per un fatturato di 6.400.000 euro.

Ma il bersaglio non è solo economico: tramite l’esaltazione del pesce dimenticato, la regione Toscana vuole difendere l’ambiente (il pesce viene mangiato non buttato) e la tradizione (il
pesce dimenticato è presente nelle ricette locali).

Sintetizza bene l’assessore Scaletti: “Proseguiamo la campagna sul Pesce Dimenticato convinti di percorrere sentieri nuovi per la promozione della nostra terra. Vogliamo la valorizzazione dei
nostri territori e delle loro tradizioni; radici forti che ci legano alla cultura dei nostri padri, in grado comunque di attivare un confronto con le esigenze più attuali. Per questo
teniamo a sottolineare l’intesa cresciuta tra mondo della pesca e della ristorazione come un modello virtuoso, sia sul piano economico che su quello culturale, un rapporto di filera corta tra
produttori, distributori e consumatori teso a valorizzare la nostra tipicità e con un contributo all’economia locale non indifferente. Contributo che si estende alla conservazione
dell’identità e della sostenibilità, una scelta condivisa dalla politica europea”.

Matteo Clerici

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