Tre bicchieri, “Vini d’Italia” di Gambero Rosso all’Università IULM

Tre bicchieri, “Vini d’Italia” di Gambero Rosso all’Università IULM

 

Dei 421 tre bicchieri assegnati dalla guida 2016 dei “Vini d’Italia” di Gambero Rosso, alla grande degustazione organizzata presso lo Iulm, libera università di lingue e comunicazione, a Milano, ne erano disponibili 85 e, comunque, è stato un bell’impegno per quanti hanno affollato i saloni dell’ateneo meneghino, poterne degustare almeno una parte di tanto “liquido” prezioso disponibile. Selezione fatta dagli uomini di Gambero Rosso che, probabilmente, hanno dovuto ingurgitare molto “liquido” che avrebbero preferito non bere se non fosse per l’impegno di selezionare i vini degni di apparire nelle circa mille pagine del voluminoso libro che raccoglie le storie di 2.400 produttori e segnala 22.000 buoni vini.

Salone degustazione

Salone degustazione

Nelle 85 presenze milanesi spiccavano anche 10 vini, su 80 meritevoli dei tre bicchieri, prodotti con particolare attenzione al rispetto dell’ambiente, delle tecniche vitivinicole tradizionali e della vitienologia ecosostenibile. Ma, anche, 26 su 111 vini da tre bicchieri che in enoteca non superano i 15 euro di costo. Il Veneto è stata la regione meglio rappresentata (7 su 11 vini presenti alla degustazione milanese) in questa fascia di vini dal prezzo veramente accessibile alla stragrande maggioranza dei consumatori.

A chi fa piacere leggere qualche aneddoto, diciamo che alla degustazione milanese dei tre bicchieri di Gambero Rosso, erano disponibili il vino del “padre” dei migliori vigneti d’Italia, Attilio Scienza, il Bolgheri rosso superiore Atis 2012 dell’azienda Guado al Melo in proprietà con il figlio Michele; e quello del “papà” di grandi vini italiani, Riccardo Cotarella, Montiano 2013 che produce insieme al fratello Renzo nell’Azienda Falesco, a Montecchio, in Umbria. Il primo è un grande rosso ottenuto da un uvaggio di Cabernet sauvignon (80%), Cabernet franc e Merlot entrambi con il 10%, che danno un vino elegante, riccamente fruttato, tannini equilibrati e con particolare evidenza di una eleganza non comune. Il secondo vino è ottenuto da uve Merlot e dopo la maturazione in barrique nuove, si presenta con un profilo olfattivo alquanto complesso tra frutta e spezie mentre in bocca è elegante e giovanile e mostra una capacità di invecchiamento che può superare moltissimi anni.

La grande degustazione organizzata da Gambero Rosso è sicuramente indirizzata agli operatori della ristorazione, ai sommelier e agli enotecari però permette anche a molti appassionati di avere sottomano la migliore espressione dell’enologia italiana e, contestualmente, di poter degustare anche vini che per il loro costo non sono certamente prodotti da consumo giornaliere.
In questa bella panoramica di super eccellenze italiane, abbiamo proceduto con una personale degustazione di una decina di vini che, in sintesi, proviamo a descrivere.
Oltre a quelli di Scienza e di Cotarella, la nostra attenzione è stata indirizzata sui Colli di Luni Vermentino etichetta nera 2014 delle Cantine Lunae Bosoni di Ortonovo che è frutto di una viticoltura eroica visto la particolare formazione del territorio ligure che permettere di avere solo vigneti terrazzati, con la fatica che questo stato di cose richiede. Il Vermentino della famiglia Bosoni ripaga ampiamente queste fatiche perché è un esempio di grande vino dall’impatto olfattivo piacevolmente floreale e dalla pienezza gustativa che avvolge il palato. Un vino che ha permesso ai Bosoni di collocarsi ai vertici produttivi liguri per la loro personale corsa verso la qualità.

Una bella scoperta è stato il Lugana Molin ’14 di Cà Maiol, azienda di Desenzano del Garda, che colpisce per l’impatto fruttato e floreale che avvolge al naso e che si ripetono anche un po’ più accentuate anche al gusto. Mentre in Abruzzo è una garanzia uno dei tanti ottimi vini di Masciarelli di San Martino sulla Marruccina, ed in particolare il Montepulciano d’Abruzzo Marina Cvetic 2013 dai grandi profumi di confettura di amarena ma, anche, la morbidezza che avvolge il palato a mano a mano che si sviluppano i tannini.

Come sicuro è l’approdo sul Montepulciano d’Abruzzo San Clemente riserva 2012 prodotto da Zaccagnini di Bolognano, un vino ricco dei profumi di piccoli frutti rossi ma anche note di chiodi di garofano, noce moscato e pepe nero con un tannino vivo che non pregiudica la godibilità del vino. E che dire del Costa d’Amalfi Furore bianco Fiorduva 2014 di Marisa Cuomo, di Furore appunto, che all’olfatto sprigiona tutto quello che di buono produce questo pezzo della Penisola Sorrentina e in bocca sprigiona l’energia del sole di cui probabilmente sono ricche le uve autoctone coltivate dalla “regina” delle vigne campane.

E che dire del Braide  Alte 2013 che qualche giorno fa, proprio a Milano, Livon ha proposto in una  grande verticale di dieci vendemmie  a partire dal 1996. Il vino da tre bicchieri è ricco di sentori tra fruttati, floreali e speziati che in bocca diventano eleganti e vellutati su una base di grande freschezza. Insomma, questo Braide Alte è veramente uno dei grandi vini bianchi italiani. Passando dal Piemonte non si può non degustare una suadente Barbera come quella d’Asti superiore Genio 2012 di Gianni Doglia di Castagnole Lanze, dal sapore gustoso e avvolgente che è veramente l’espressione della denominazione che porta in etichetta. Come non si può trascurare uno dei primi vini concepiti in Sardegna dal grande Giacomo Tachis, Turriga 2011 di Argiolas di Serdiana: un rosso che si presenta con un ventaglio aromatico ampio ed elegante che al gusto si trasforma in vino di gran classe per il suo sorso davvero aristocratico. E concludiamo con un tre bicchieri selezionato tra i 111 di quelli biologici, il Soave classico Cà Visco 2014 di Coffele di Soave: un vino intrigante, fresco e ricco di sentori floreali e fruttati e dalla raffinata persistenza di note agrumate.

In copertina: Valneo Livon e il suo Braide Alte
Michele Pizzillo
Newsfood.com

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