Trasfusioni: il sangue vecchio aumenta la mortalità

Trasfusioni: il sangue vecchio aumenta la mortalità

I pazienti, colpiti da gravi traumi o affetti da malattie, che vengono sottoposti a trasfusione di sangue hanno un rischio di morte doppio se il sangue era vecchio di un mese o più.

Questo è quanto affermato da uno studio del Connecticut Children’s Medical Center, ad Hartford, diretto dai dottori Philip Spinella e Christopher Carroll e pubblicato sulla rivista
“Clinical Care”.

Gli scienziati hanno esaminato 202 pazienti gravemente traumatizzati che avevano avuto bisogno di almeno 5 unità di sangue, seguendo la loro storia clinica fino a 6 mesi dall’intervento.
Essi hanno così notato come l’uso di sacche di sangue conservate per oltre 28 giorni raddoppiava l’incidenza di trombosi venosa profonda con conseguente infarto d’organo multiplo.

Già da tempo i medici nutrivano sospetti sulla poca salubrità del sangue vecchio ma la ricerca del Children’s Medical Center (la prima ad aver usato la stessa quantità di
unità di sangue in tutti i soggetti osservati) conferma ciò in maniera scientifica.

Spiega il dottor Spinella: “La somministrazione preferenziale di sangue più recente a pazienti in condizioni critiche rischia peraltro di aumentare quello che va scartato per superati
limiti di scadenza. Dato che il sangue è spesso una risorsa scarsa è necessario sviluppare metodiche per minimizzare gli sprechi e al contempo fornire il prodotto ematico
più efficace e sicuro per un certo paziente.

Conclude poi il dottor Carroll: “Questa importante scoperta dovrebbe incoraggiare la ricerca sugli effetti del sangue meno recente sulla coagulazione nei pazienti critici. Considerata la
diffusione dell’uso di trasfusioni multiple nella terapia dei pazienti gravemente infortunati, questo studio potrebbe ridurre i decessi negli ospedali di tutto il mondo”.

Matteo Clerici

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